sabato 26 luglio 2014
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Il giorno più corto

13/12/2012 - Romina Di CostanzoBookmark and Share
COLLECORVINO, SANTA LUCIA - Oggi giorno di Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia, come recita erroneamente un noto proverbio popolare.
In realtà il giorno più corto è il 21 o 22, quando si verifica il solstizio invernale. Il detto risale a quando, prima del 1582, la sfasatura fra calendario civile e calendario solare era tanto grande che il solstizio cadeva proprio fra il 12 e il 13 rendendo quindi questo il giorno più corto dell’anno.
Riformando il calendario secondo accurate osservazioni astronomiche, Papa Gregorio XIII decretò che si passasse direttamente dal 4 Ottobre al 15 Ottobre, togliendo quindi i 10 giorni di sfasatura accumulati negli oltre 10 secoli precedenti. Il solstizio passò così al 21-22 dicembre (come oggi) ma la festa della santa rimase sempre al 13.

Va comunque rilevato che ancora oggi attorno al 13 dicembre si ha effettivamente un “accorciamento” delle giornate, nel senso che questo è il periodo dell’anno in cui il Sole tramonta più presto: per le prime due settimane di dicembre l’orario del tramonto si mantiene quasi costante, tra le 16,41 e le 16,42 (per una località di media latitudine italiana).
Durante il solstizio, infatti, il Sole tramonta un po’ più tardi, circa 3 minuti dopo, alle 16,44, ma anche l’alba è ritardata di alcuni minuti, avendo luogo alle 7,37: in definitiva, pur tramontando dopo, il Sole resta sopra l’orizzonte circa 3 minuti in meno rispetto al giorno 13, e si ha il dì più corto dell’anno.
Il solstizio invernale, coincidente quest’anno a sabato 22 dicembre, si verifica quando il Sole tocca il punto più meridionale del suo tragitto annuo (apparente) intorno alla Terra. Trovandosi ben 23,5° più “basso” che non agli equinozi (21 marzo, 22 settembre), il Sole risulta molto basso (e quindi poco caldo) a mezzogiorno, sorge tardi e tramonta tardi, per cui le ore di luce sono poche e il nostro emisfero viene poco riscaldato dai suoi raggi. Nel giorno del solstizio d’inverno inizia ufficialmente l’inverno nell’emisfero boreale (e l’estate in quello australe).
Il motto popolare descrive proprio l’evento del solstizio, con il Sole più basso di tutto l’anno e il dì più breve, cosa che accadeva il 13 dicembre solo fino al 1582. La celebrazione in questa occasione della santa che è simbolo della luce (anche nel nome) ha pertanto motivazioni evidenti.
La festa è caratterizzata da pratiche devozionali di tipo magico-esorcistico e solare-agrario. Si confezionano in questo giorno pani a forma di occhi che, benedetti, si mangiano con lo scopo di preservarsi da malattie oculari. La Santa è stata più volte messa in relazione con la dea greca Demetra o con la romana Cerere, i cui attributi principali erano il mazzo di spighe e la fiaccola. I fedeli recano come offerta frumento bollito, cibo cerimoniale che veniva consumato anche nei misteri della dea greca. "Luce degli occhi, della vista", "luce del mondo", "luce cosmica": le espressioni rivelano non solo una chiara simbologia spirituale di grandissima intensità, ma soprattutto quella visione cosmologica delle civiltà passate e delle moderne culture contadine in cui s'alternano luce e notte, vita e morte, in un percorso che nella sua circolarità e garanzia di un eterno fluire e ritornare delle cose: l’eterno ritorno nietzschiano.

LA SANTA LUCIA VESTINA<br />
Nel piccolo borgo di Santa Lucia, frazione di Collecorvino, che festeggia la santa la seconda domenica di maggio, in questo giorno, la tradizione mescola sacro a profano e organizza una fiaccolate per le vie del centro con una messa finale in onore della santa e in serata tombolata finale. Diversi i fedeli che si recano oggi in riconoscenza delle grazie ricevute, bagnandosi gli occhi nella fonte che molti reputano miracolosa. C’è addirittura un fedele che ci confessa di essersi preso un pomeriggio di permesso per poter omaggiare la santa con un bel mazzo di fiori. Altre signore invece a proposito della fontana ammettono che da molti è considerata prodigiosa per la vista, alcuni si fanno addirittura provviste idriche ma scherzando aggiungono che nel borgo, oltre a loro, sono in tanti a portare gli occhiali…



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