lunedì , 24 settembre 2018
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Il Teatro Sociale sulla difesa dell’ambiente

Pescara : Domani, sabato 8 giugno, alle ore 21.15, il Teatro Sociale di Pescara proporrà, sul palcoscenico del

Florian Espace, in via Valle Roveto, lo spettacolo intitolato: “Non puoi impedire al vento di

soffiare”, allestimento scenico incentrato sui temi della difesa dell’ambiente e della salvaguardia

del territorio.

Un intervento di teatro civile solidamente agganciato alla realtà territoriale abruzzese

contemporanea, il cui testo spazia dalla questione dei veleni di Bussi, al progetto Ombrina Mare,

dalla piaga del bracconaggio alla discussione sempre aperta sulle energie rinnovabili.

Con questo appuntamento la compagnia del Teatro Sociale di Pescara sarà ospite della sezione

“Teatro e territorio” della rassegna “Flussi” del Florian – Teatro Stabile d’Innovazione, di Pescara,

come è stato spiegato oggi in conferenza dallo staff al completo del Teatro Sociale alla presenza

del presidente del Consiglio Provinciale Giorgio De Luca e dell’assessore alla Cultura, Fabrizio

Rapposelli insieme a Giulia Basel del Florian.

“Non puoi impedire al vento di soffiare” – Note

Scritto e diretto da Federica Vicino, “Non puoi impedire al vento di soffiare” si avvale

dell’interpretazione degli attori del Teatro Sociale di Pescara: Michele Di Mauro, Massimo



Leone, Davide Clivio, Rita De Bonis, Lina Bartolozzi, Rossella Remigio, Denise De Luca,



Carlo Epidio, Nicky De Chiara, Giorgia Starinieri, Giulia Cipollone, Alberto Grosso, Sara



Civitarese, Federica Iacovone.
Lo foto-installazioni sono a cura del fotografo Enrico Monaco.

“Non puoi impedire al vento di soffiare” è una produzione del Teatro Sociale di Pescara, dedicata

al tema dello scempio del territorio; con precisi riferimenti ad alcuni dei disastri che hanno segnato

la nostra era.
Acqua bene pubblico, energia pulita, salvaguardia della flora e della fauna nelle aree

protette sono i motivi tematici su cui si sviluppa questa intensa mise-en-espace, che coniuga il

linguaggio fotografico e quello scenico in una interessante commistione di immagine e suggestione.

L’allestimento scenico ricostruisce, attraverso una serie di testimonianze (anche fotografiche) una

fitta, e spesso sommersa, rete di interrelazioni fra gli interventi che, negli ultimi decenni, hanno

devastato il territorio della nostra regione: l’Abruzzo.
Dal terremoto de L’Aquila, al progetto per

la realizzazione del Petrolchimico sulla costa, ad Ortona; dai veleni scaricati nel sottosuolo della

cittadina di Bussi (dove, durante la guerra si produceva l’iprite, impiegata per realizzare il gas

nervino, che veniva poi utilizzato sui campi di battaglia), al dissesto idrogeologico della costa del

teramano, senza tralasciare il dibattito (ancora e sempre aperto) sul nucleare.

Un intervento di teatro civile fortemente ancorato a un dibattito ambientale, da sempre molto sentito
in quella che viene definita la “regione verde d’Europa”, nel cui territorio ricade il primo parco

nazionale allestito nella storia del nostro paese.
Lo spettacolo del TSP è comunque basato una

lettura smaccatamente antropologica e identitaria, rispetto al territorio di riferimento, e non politica.

Una performance che parla di nucleare e di energie alternative; di petrolio e di pale eoliche; di

terremoto e di dissesto idrogeologico; di tunnel sotterranei e di fiumi scomparsi, inghiottiti dalla

roccia; e di appalti e di scandali.

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