mercoledì , 22 maggio 2019
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Lo scenario davanti al quale si sono ritrovati i soccorsi . Ph cortesia del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico - CNSAS

Rigopiano chiuse le indagini, restano 25 gli indagati

Pescara, Sono stati notificate dai carabinieri forestali del Comando Provinciale di Pescara a 25 indagati, 24 persone e una società, le richiesta di chiusura indagini per la vicenda del il 18 gennaio del 2017 che portò Rigopiano alla ribalta nazionale dopo che una valanga travolse il resort omonimo e nel quale perirono 29 persone.

I reati ipotizzati si legge dal sito dell’ANSA sono quelli di disastro colposo, lesioni plurime colpose, omicidio plurimo colposo, falso ideologico, abuso edilizio, omissione d’atti d’ufficio, abuso in atti d’ufficio; si aggiungono vari reati ambientali. Tra gli indagati confermati l’ex prefetto Francesco Provolo, l’ex presidente della Provincia Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e vari funzionari pubblici. La Procura di Pescara informa l’ANSA chiederà l’archiviazione per i tre ex presidenti della Regione Luciano D’Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi. Archiviati, tra gli altri, gli assessori succedutisi alla Protezione civile e l’ex direttore generale della Regione Cristina Gerardis.

Nei capi di imputazione che riguardano tecnici e politici del comune di Rigopiano si legge come questo non avrebbe dovuto rilasciare i permessi edilizi per l’hotel di Rigopiano e emerge anche come il Piano Emergenze del Comune fosse “totalmente silente in punto di pericolo di valanghe”. Con un nuovo PRG adottato dal comune inoltre “non sarebbe stato possibile rilasciare i permessi edilizi con conseguente impossibilità edificatoria”, avrebbe permesso di individuare nella località colpita dalla tragedia un sito esposto a forte pericolo di valanghe.

La chiusura delle indagini rimarca come che gli imputati emettevano di adoperarsi per “l’adozione di un Piano Regolatore Generale che laddove emanato avrebbe di necessità individuato nella località di Rigopiano un sito esposto a forte pericolo di valanghe”, e emerga anche come il Piano Emergenze del Comune fosse “totalmente silente in punto di pericolo di valanghe” cosa che ha permesso la costruzione dell’hotel in quel luogo “si determinavano le condizioni per cui conseguiva il rilascio del permessi di costruire del Comune di Farindola”. Dalle indagini è anche emerso come da reazioni o studi l’area dell’hotel già in passato fosse stata interessata da valanghe, “una condizione di pericolo forte e che il distacco delle valanghe è probabile già con debole sovraccarico. Sono da aspettarsi valanghe di media e anche singole grandi valanghe”.

L’avviso di conclusione delle indagini per la tragedia di Rigopiano ora porta da 40 a 25 le persone coinvolte, si legge dal sito dell’ANSA: “Restano indagati l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo; il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco; il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta; i direttori e i dirigenti del dipartimento di Protezione civile, Carlo Visca (direttore del dipartimento dal 2009 al 2012), Vincenzo Antenucci (dirigente Servizio prevenzione rischi e coordinatore del Coreneva dal 2001 al 2013); il tecnico del Comune di Farindola Enrico Colangeli; il gestore dell’albergo e amministratore e legale responsabile della società “Gran Sasso Resort & Spa” Bruno Di Tommaso; il dirigente e il responsabile del servizio di viabilità della Provincia di Pescara, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio; l’ex capo di gabinetto della Prefettura Leonardo Bianco; la dirigente della Prefettura Ida De Cesaris; il direttore dei Lavori pubblici della Regione Abruzzo, fino al 2014, Pierluigi Caputi; il dirigente della Protezione civile Carlo Giovani; gli ex sindaci di Farindola Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico; il tecnico geologo Luciano Sbaraglia; l’imprenditore che chiese l’autorizzazione a costruire l’albergo Marco Paolo Del Rosso; il direttore della Direzione parchi territorio ambiente della Regione Abruzzo Antonio Sorgi; il redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso Spa di intervenire su tettoie e verande dell’hotel, Giuseppe Gatto; il consulente incaricato da Di Tommaso al fine di adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni Andrea Marrone; il direttore del Dipartimento opere pubbliche della Regione Abruzzo, Emidio Rocco Primavera; il comandante della Polizia provinciale di Pescara Giulio Honorati; il tecnico reperibile secondo il piano di reperibilità provinciale Tino Chiappino; il responsabile dell’ufficio Rischio valanghe della Regione Abruzzo, fino al 2016, Sabatino Belmaggio; la società Gran Sasso Resort & Spa”. 
   

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