mercoledì , 22 maggio 2019
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Movimento delle Agende Rosse “Riina, noi non dimentichiamo Falcone, Borsellino e proseguiamo la lotta per verità e giustizia”

di: Movimento delle Agende Rosse“Paolo Borsellino-Giovanni Falcone” Abruzzo

Sono passati ormai 27 anni dall’estate delle stragi di mafia che assassinarono Giovanni Falcone con la moglie e la scorta e poi Paolo Borsellino e la sua scorta. Anni nei quali Giovanni, Paolo e coloro che furono uccisi dalle stragi di mafia non hanno ancora trovato piena giustizia,nonostante passi in avanti siano stati fatti in processi come quello sulla trattativa stato mafia, ndrangheta stragista e nei vari processi per i depistaggi sulle indagini per la strage in cui fu assassinato Paolo. E’ ormai acclarato che vari interessi criminali decisero quella strategia stragista. Ma, per quanto riguarda Cosa Nostra, sicuramente uno è stato il dominus, il nome a cui quella strategia criminale è legata e sempre lo sarà: totò riina. Negli anni altre mafie si sono affermate (e questo territorio lo dimostra, con la presenza documentata di camorra, ‘ndrangheta, mafia foggiana e considerando anche che il principale clan di Roma – i Casamonica – da qui è partito e continua ad avere forti legami con parenti e sodali attivi nel traffico degli stupefacenti, usura, estorsioni), ma la realtà del clan dei riina e degli altri boss di Cosa Nostra rimarrà per sempre. E la giustizia per Paolo Borsellino e Giovanni Falcone (che, sicuramente anche in Abruzzo, verranno “celebrati” fra poche settimane da tutti), e tutti coloro che sono stati assassinati da Cosa Nostra,è uno dei doveri più importanti per ogni coscienza civile e democratica italiana. Una lotta da cui è nato il Movimento delle Agende Rosse, fondato dal fratello del giudice Paolo Borsellino, Salvatore.

Vedere quindi, sbandierata e celebrata sui social, la “nuova vita” di uno dei figli, addirittura “volontario caritatevole” in quel di Casalbordino in provincia di Chieti,di chi ordinò la morte di Borsellino, Falcone e tantissimi altri, non può farci rimanere in silenzio. Riina jr definisceil defunto boss sui social “goodfather” e scrive che gli manca. Così come scrisse nel suo libro presentato, portando all’indignazione noi e tanta parte degli italiani, anche nel salotto di Bruno Vespa dove lo definì un padre amorevole e di cui gli manca l’affetto. Lo stesso personaggio che, secondo alcune intercettazioni riportate dalla stampa,nel 2001, passando in autostrada all’altezza di Capaci, disse “Ci appizzano (appendono) ancora le corone di fiori a ‘stucosu (a questa cosa)…”. Del resto il figlio del mandante della strategia stragista di Cosa Nostra che assassinò Falcone e la moglie, Borsellino e agenti delle loro scorte, non ha mai abbandonato e ripudiato suo padre.

Esprimendo massimo rispetto, stima e sostegno per  magistrati, carabinieri e poliziotti che – anche in questo territorio di frontiera che è ormai il vastese – egregiamente svolgono il loro lavoro, non possiamo tacere e accettare che tutto questo venga dimenticato. In un Paese normale non ci sarebbe neanche bisogno di ricordarlo e chi ripudia quel cognome, chi la mafia la rifiuta, condanna e combatte non è certo chi deve giustificarsi. Anzi sarebbe apprezzato e socialmente sostenuto. Anche nella Chiesa che è stata, e in parte è ancora, quella di martiri come don Peppino Diana (l’anniversario del suo omicidio è stato proprio due giorni dopo il “volontariato solidale” in pubblica piazza del figlio di totò riina) e padre Pino Puglisi. A loro l’Italia migliore dovrebbe guardare, sul loro esempio dovrebbe muoversi ed essere attiva. Nella società civile laica e nelle Chiese. Come all’esempio di Rita Atria e Peppino Impastato, che ebbero il coraggio di rompere con le loro famiglie e denunciare la mafia e le loro trame.

E nessuno pensi di criticare e attaccare la stampa che ha svolto, e svolge, il suo ruolo, raccontando tutto questo accendendo i riflettori sulla “nuova vita” dello “scrittore” e “volontario caritatevole”. Una nuova vita che, per i motivi che abbiamo appena espresso, ci rende a dir poco perplessi e ci sconcerta venga accettata senza alcun dubbio e in silenzio. E noi non dimentichiamo l’anatema di Giovanni Paolo II contro la mafia, così come la “scomunica” emessa ormai anni fa da Papa Francesco.

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