sabato , 9 Maggio 2026

Da Scanno a Biella, l’abito muliebre tradizionale diventa ricerca contemporanea

Parte dalla Fondazione Pistoletto Cittadellarte il progetto Dans les plis che da esso prende ispirazione

Scanno. Nel contesto di Arte al Centro 2026, la cui inaugurazione è prevista il 15 maggio a Biella, la Fondazione Pistoletto Cittadellarte presenta il progetto espositivo ed educativo dedicato all’abito muliebre tradizionale di Scanno, candidato al riconoscimento UNESCO dal Comune di Scanno e dalla Fondazione FASTI. Un’antica tradizione dell’Abruzzo torna a parlare al presente attraverso arte, moda sostenibile e ricerca contemporanea. È il percorso dell’abito tradizionale femminile di Scanno, al centro di Dans les plis. Ogni punto è il centro dell’universo, progetto triennale promosso da Fondazione Pistoletto Cittadellarte e curato da Ilaria Bernardi.
Il progetto nasce dall’intuizione di Serena Tarquini Pomilio, Ambasciatrice del Terzo Paradiso e socia onoraria F.A.S.T.I., che ha evocato la plissettatura, o “trijatura”, come elemento sartoriale e simbolico attorno al quale costruire una riflessione capace di unire storia del costume, antropologia e filosofia.
Il progetto rilancia un filo storico che unisce l’Abruzzo e il Piemonte: quello della lana. Tra Medioevo ed età moderna, L’Aquila fu uno dei principali centri lanieri dell’Italia centro-meridionale e Scanno ebbe un ruolo centrale in questo sistema, tra i principali centri produttori di lana greggia destinata al mercato aquilano e non solo. Quella tradizione sopravvive oggi come continuità culturale. A Scanno, ancora alla fine degli anni Settanta del Novecento, le donne hanno continuato a filare, tessere e tingere panni in lana secondo pratiche tramandate per memoria familiare. Il costume femminile tradizionale, con i suoi tessuti compatti e le tonalità scure, spesso nere, conserva l’eredità tecnica e simbolica della grande arte laniera aquilana e del cosiddetto “Nero Aquila”.
La prima tappa del progetto si tiene a Cittadellarte e si sviluppa come una mostra il cui spazio è circoscritto dal Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, sulla cui struttura si innesta un rivestimento-opera dedicato al plissé, ideato dall’artista Laurent Barnavon, ex-allievo di UNIDEE Residency Programs. Nel cerchio al centro del Terzo Paradiso è presentato l’abito di Scanno con i suoi accessori e gioielli, mentre attorno al centro foto storiche di importanti fotografi lo raffigurano in diversi decenni (le stampe fotografiche sono gentilmente concesse in prestito dalla collezione di Franco e Serena Tarquini Pomilio e sono già presentate al MAXXI L’Aquila il 3 dicembre 2023). Nel cerchio a destra, attraverso un abito della Norma e, attorno al cerchio, due video realizzati per l’occasione, è raccontata la storia del plissé dall’antichità fino a oggi. Nel cerchio del Terzo Paradiso a sinistra sarà esposto il lavoro degli studenti di Accademia ispirati all’abito di Scanno. materiali storici, documentazione audiovisiva, cartamodelli e fotografie originali provenienti dalla collezione di Franco e Serena Tarquini Pomilio, (già presentate al MAXXI L’Aquila il 3 dicembre 2023).
Il progetto non si esaurisce nella mostra. Le tappe successive, previste nel 2026 e nel 2027, svilupperanno ulteriormente il concetto di piega nell’arte contemporanea degli ultimi quaranta anni, approfondendone il significato filosofico e sociologico.
Parallelamente al progetto espositivo triennale a cura di Ilaria Bernardi, Accademia Unidee, fondata da Michelangelo Pistoletto a Cittadellarte e diretta da Maria Canella, ha avviato un lavoro multidisciplinare a sostegno della candidatura UNESCO dell’abito tradizionale delle donne di Scanno. Tale percorso è nato su invito e con il sostegno di Giuliana Setari Carusi, Presidente di Fondazione Pistoletto Cittadellarte. Nel lavoro di Accademia Unidee, curato e coordinato dalla direttrice Maria Canella, il costume di Scanno non viene trattato come un semplice oggetto della tradizione, ma come un patrimonio vivo, capace di generare nuove forme di pensiero e produzione. I docenti e gli studenti del Corso triennale di Moda sostenibile hanno operato a più livelli, partendo dalla rilevazione del cartamodello originale dell’abito, al fine di comprenderne la logica costruttiva, per giungere alla realizzazione di una capsule collection contemporanea capace di mantenerne l’anima autentica. Per la sua forte simbologia e per i dettagli sartoriali, il costume rappresenta, infatti, un legame imprescindibile con l’identità delle donne di Scanno di ieri, di oggi e di domani. La collezione nasce in stretto dialogo con il territorio piemontese e lombardo, attraverso una collaborazione attiva con eccellenze produttive come Piacenza 1733, che ha selezionato tessuti pregiati per la nuova capsule, Brunello 1927, che sostiene l’Accademia con forniture tessili, Omniapiega di Carate Brianza, specializzata nella plissettatura a livello nazionale e internazionale, KlemAnn che ha fornito dei preziosi costumi teatrali. Inoltre, nell’estate 2026 è prevista a Scanno una sfilata-performance della collezione realizzata da studenti e docenti del Corso triennale di Moda sostenibile. Il legame tra Scanno e Biella assume così un valore non solo simbolico ma anche storico-produttivo e consente di rileggere l’abito scannese non come testimonianza chiusa nel passato, ma come matrice di nuova progettazione.
Il progetto espositivo Dans les plis curato da Ilaria Bernardi, insieme al lavoro di Accademia UNIDEE, curato e coordinato da Maria Canella, restituiscono al territorio abruzzese un racconto potente: quello di un abito che non rappresenta soltanto una storia, ma continua a produrla. Nella piega, nel nero profondo dei tessuti, nel sapere custodito dalle donne di Scanno e nel nuovo dialogo con la ricerca contemporanea, la memoria non resta ferma, ma torna a generare futuro.

Il direttore Naldini spiega così il senso per Cittadellarte della piega/plissé: “Partiamo dal tessuto piegato e allarghiamo lo sguardo: la piega diventa una “pratica di svolta”, diffusa in natura quasi come una legge naturale per un’evoluzione che muta senza recidere. Le montagne si formano per compressione lenta, piegando strati di materia fino a generare paesaggi. Nel corpo vivente, una lunga catena invisibile, il DNA, si ripiega in una struttura tridimensionale capace di organizzare la vita. Anche in fisica, in economia e nei sistemi complessi, le strutture più stabili non sono quelle rigide, ma quelle capaci di distribuire le tensioni, di assorbire gli shock, di riorganizzarsi senza collassare. La stabilità nasce da un equilibrio dinamico, non dall’immobilità. A questo punto possiamo pensare il passaggio dal tessuto al tessuto sociale: anche una società è fatta di punti — persone, gruppi, istituzioni, territori — collegati da linee di relazione, di fiducia, di scambio, di responsabilità. Come in un tessuto, la capacità di costruire struttura non è tanto fondata sulla rottura, quanto sulla flessibilità, sulla capacità di svoltare e cambiare direzione senza rinnegare il percorso, anzi: il passato diventa basamento strutturale per sostenere un futuro anche diverso.
La piega, dunque, è assunta come paradigma di una ri-evoluzione dolce, radicale in quanto radicata, che non spezza, ma continua nel cambiamento”.

La curatrice di Dans les plis afferma: “Il progetto triennale ispirato all’abito di Scanno ma che coinvolgerà anche l’arte contemporanea internazionale è un invito a guardare dentro le pieghe della realtà. A sostare nei dettagli, nelle stratificazioni, nelle zone meno evidenti. Perché è lì, in ciò che si ripiega e si nasconde, che si produce il senso. E forse una nuova forma di armonia”.

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