sabato , 26 Settembre 2020

Ok allo sblocca Italia: Proteste dal mondo politico e associazioni

Duro il commento dei senatori del Movimento 5 Stelle Enza Blundo e Gianluca Castaldi
«E’ stata confermata la volontà politica del Governo Renzi di trasformare l’intera penisola italiana in un grande gruviera a favore delle lobby del petrolio».

E alle proteste pentastellate si affianca il Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua che alla notizia della conversione in legge del provvedimento
annuncia:

«Il Decreto “Sporca Italia” è legge, la lotta continua più determinata di prima».

Facendo seguire al rammarico per l’approvazione del provvedimento il Forum H2o ricorda come i cittadini abruzzesi hanno bloccato in extremis diversi scempi che sulle leggi erano stati definitii “di interesse strategico nazionale” commentando come spesso opere approvate addirittura con leggi speciali come la Legge Obiettivo di Berlusconi-Lunardi, dal Terzo traforo del Gran Sasso al centro Oli di Ortona passando per la vendita dell’acqua dei fiumi. Ora la mobilitazione è indispensabile per fermare l’assalto dei petrolieri.

«Questo provvedimento dal sapore di primo novecento può rivelarsi un boomerang per l’esecutivo. -scrive il Forum-Tantissimi cittadini si stanno mobilitando e continueranno a lottare contro questa attacco finale alla salute, alla qualità dell’ambiente e all’economia diffusa basata su turismo, accoglienza ed enogastronomia.

Vi sono i ricorsi di tipo legale da quello che dovrà presentare la Regione Abruzzo alla Corte Costituzionale alle questioni di legittimità che si potranno introdurre nei ricorsi ai TAR sulle opere.

Vi sono, poi, le procedure autorizzative dei singoli interventi, come, ad esempio, il passaggio in comitato Valutazione di Impatto Ambientale, dove si deve continuare ogni forma di opposizione tecnica e giuridica».

Il Forum poi pone l’attenzione su una norma introdotta nell’art.38 nel passaggio alla Camera dopo le prime avvisaglie di mobilitazione. «Nella stesura iniziale del Decreto -commenta il Forum- tutto il comparto diventava di interesse strategico e, quindi, non vi era alcun onere di cercare di dimostrare la strategicità effettiva del singolo intervento, da Ombrina ad Elsa2 passando per Bomba.

Ora, invece, sarà un Piano, introdotto con il comma 1bis all’Art.38, che dovrà stabilire le aree effettivamente strategiche. Potrebbe essere un varco che può dare spazio alle lotte perché costringerà il Governo a selezionare caso per caso e mettere nero su bianco i territori su cui vorrà imporre il colore nero petrolio. Qui non vi sarà neanche la patetica scusa della questione della fiducia da votare. Si vedrà il “peso” politico delle classi dirigenti e la forza delle mobilitazione dei cittadini».

Per il forum acque abruzzese si tratta di un provvedimento che cerca di scavare oltre il fondo del barile per svendere quello che rimane dell’ormai ex Belpaese. «Insieme alla altre organizzazioni, movimenti e comitati definiremo strategie e iniziative di lotta che ci vedranno impegnati nei prossimi mesi ed anni per scongiurare che l’Abruzzo diventi per decenni un distretto minerario».

Massimo Lucà Dazio – presidente FAI Abruzzo e Molise, Amina Hammad – coordinatrice Greenpeace Abruzzo, Giuseppe Di Marco – presidente Legambiente Abruzzo, Luciano Di Tizio – delegato regionale WWF Abruzzo in un appello congiunto delle sezioni abruzzesi chiedono che le Regioni presentino tutte ricorso alla Consulta:

«La normativa varata a colpi di fiducia dal governo Renzi -annunciano le sigle- ignora gli enormi progressi della green economy e rappresenta un ritorno al passato. Per l’Abruzzo enormi i rischi ambientali ed economici “Il decreto (s)blocca Italia dopo la fiducia del Senato è legge. È legge quindi anche la norma che autorizza almeno 100 concessioni per trivellare l’Italia.
Scelte che sono in netto contrasto con una cultura verde in grado di tutelare l’ambiente e garantire un futuro di sviluppo sostenibile per il Paese”.
Questo il primo commento delle associazioni FAI, Greenpeace, Legambiente e WWF abruzzesi dopo l’approvazione del contestato decreto che, in particolare nell’articolo 38, dà il via libera alle trivellazioni snellendo iter autorizzativi e favorendo una nuova assurda e antieconomica colonizzazione del territorio e dei mari da parte dell’industria petrolifera, invece di difendere

l’interesse pubblico a uno sviluppo sostenibile.“ Contro il decreto – annunciano le quattro associazioni – la lotta continua.
A livello nazionale -commentano le associazioni- stiamo predisponendo una lettera, che sarà inviata domani, a tutti i presidenti delle Giunte e dei Consigli regionali interessati per sollecitare ricorsi contro una norma che lede il diritto dei cittadini a scegliere in sede locale il proprio futuro. In Abruzzo c’è già stata una votazione unanime del Consiglio, pienamente confermata dal presidente D’Alfonso in un incontro con i responsabili di WWF e Legambiente.
Ora ci aspettiamo che il ricorso venga predisposto e presentato nei tempi previsti dalla legge perché la Corte Costituzionale possa cancellare questa palese violazione attuata con assurda insistenza e a colpi di voti di fiducia dal Governo Renzi”. Il decreto, tra l’altro, non tiene in alcun conto i dati sulla crescita della green economy italiana. A confermare questo andamento sono i dati del recentissimo rapporto GreenItaly 2014: più di un’impresa su cinque dall’inizio della crisi ha scommesso su innovazione, ricerca, conoscenza, qualità e bellezza.
Sono infatti ben 341.500 le aziende italiane (circa il 22%) dell’industria e dei servizi con dipendenti che dal 2008 hanno investito, o lo faranno quest’anno, in tecnologie verdi per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. Un orientamento che si rivela strategico, tanto che proprio alla nostra green economy si devono 101 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 10,2% dell’economia nazionale, senza tener conto della componente imputabile al sommerso».

L’economia verdecommentano le associazioni ambientaliste produce anche lavoro: già oggi in Italia ci sono 3 milioni di green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’. Una cifra destinata a salire ancora nel corso del 2014.

Dalle realtà della green Italy infatti arriveranno quest’anno 234 mila assunzioni: ben il 61% della domanda di lavoro! “Lo sviluppo verde – sottolineano WWF, Greenpeace, Legambiente e FAI – crea occupazione; lo sfruttamento selvaggio del petrolio crea solo desolazione. La cultura verde è l’orientamento che sta progressivamente conquistando i nostri territori.
Gli abruzzesi stanno tra l’altro già dimostrando grandi capacità anche nel proporre un diverso tipo di made in Italy, in cui il rispetto della nostra tradizione produttiva si sposa con la tutela dell’ambiente e si coniuga con una idea di business anche eticamente positiva e certamente vincente. “Se vogliamo davvero rilanciare il sistema Paese – concludono le quattro associazioni – è da qui che dobbiamo ripartire: da questa green Italy che rappresenta una delle punte più avanzate del Paese.
Un’Italia innovativa, competitiva e sostenibile da incoraggiare e sostenere, non da rottamare. Lo (s)blocca Italia può rivelarsi un boomerang per l’esecutivo.
Tantissimi cittadini si stanno mobilitando e continueranno a lottare contro questo attacco finale alla salute, alla qualità dell’ambiente e all’economia diffusa basata su turismo, accoglienza e enogastronomia”.

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