domenica , 29 Gennaio 2023

Chieti, al Teatro Marrucino terzo appuntamento con la lirica

Lo

spettacolo è allestito in collaborazione con il Conservatorio di musica “L.

D’Annunzio” di Pescara. il maestro concertatore e direttore è Gabriele

Bonolis, il regista è Ferenc Anger, lo scenografo è Gergo Zoldy, le scene di

studio sono di Musica Hungary ed i costumi di Gergo Zoldy.
Inoltre ci sarà

la partecipazione dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese.

Per quanto riguarda “Il Telefono”, su invito della Ballet Society di New

York, che intendeva presentare “The Medium”, Menotti scrisse “Rhe

Telephone”, per completare la serata con un contraltare comico. Il breve

atto unico, della durata di una ventina di minuti, venne prodotto in

seguito anche dall’Ethel Barrymore Theater di Broadway, a partire dal 1°

maggio 1947 (insieme alla versione ampliata di “The Medium”, con un

successo che si protrasse per centinaia di repliche; in tournèe, inseiem a

“The Medium”, fu rappresentato in Europa fin dal 1948 (Londra, Parigi) e

in seguito si rivelò particolarmente adatto, per la semplicità di

allestimento, a essere abbinato alle opere più diverse (da Hindemith a

Bernstein).
In Italia venne presentato al Festival Internazionale di Musica

di Venezia (1948), in coppia con il dodecafonico Incubo di Riccardo

Nielsen: Barbian parlò di una “partitura spregiudicata, saporita e

monellesca”, che “riesce a far stare allegri dopo un primo momento di

repulsione”, anche se non sembrò “appropriata nella impegnativa sede

veneziana”.
L’opera riscosse inoltre successo, ancora con “The Medium”,

nella produzione statunitense dell’Orchestra della Settima Armata

(Firenze 1955).Invece “Gianni Schicchi” è un’opera in un atto di Giacomo

Puccini su libretto di Giovacchino Forzano basato su un episodio del

Canto XXX dell’Inferno di Dante (vv 22-48).
Fa parte del Trittico.
La prima

assoluta ha avuto luogo il 14 dicembre 1918 al Metropolitan di New York.

“Pareggiare il sold out del ‘Barbiere di Siviglia’ e della Aida’con titoli

meno noti – ha detto il consigliere comunale di Chieti delegato al Teatro

Marrucino, Fabrizio Di Stefano – è un’impresa ardua. Vogliamo creare

una sintesi della realtà artistica abruzzese.
La volontà del Marrucino

è di fare l’esperimento dell’Istituzione di una scuola. Questo è il terzo

appuntamento di grande interesse con dei grandi maestri e sempre con

l’Orchestra Sinfonica Abruzzese.
È un’opera meno nota rispetto alle altre,

ma quando l’abbiamo messa sul sito abbiamo ricevuto delle telefonate

anche da fuori regione, forse il fatto che si trattasse di uno spettacolo

meno conosciuto ha generato curiosità e si tratta di uno spettacolo di

nicchia. Noi vogliamo stare in Abruzzo con il massimo dell’abruzzesità

possibile. Vogliamo avviare un discorso sui fondi comunitari anche per

ovviare un po’ alle difficoltà economiche”.

“In Europa viene definita una buona prassi – ha proseguito il direttore

del Conservatorio di Musica ‘L. D’Annunzio’ di Pescara, Massimo Magri

– ed è quella che cerchiamo di portare avanti, vale a dire il connubio

tra formazione e produzione.
Questa collaborazione con il Marrucino

è ormai partita da lontano. Il primo pensiero è stato quello di avviare

la collaborazione, siamo partiti dalla Settimana Mozartiana per poi

proseguire con altri progetti.
Io spero che si possa continuare con questa

collaborazione perché in un momento complicato come quello che stiamo

vivendo non ci si può esimere dall’intraprendere una strada come questa,

basata sulla collaborazione. Il Conservatorio ‘L. D’Annunzio’ tra l’altro ha

una tradizione straordinaria”.

“Ringrazio per l’invito – ha affermato il regista Ferenc Anger – è una

grande felicità per me essere qui perché per me l’Italia è come una

seconda patria dato che mi sono laureato a Venezia.
All’inizio ero

terrorizzato perché non sapevo come poter mettere insieme ‘Il Telefono’

e ‘Gianni Schicchi’ in un’unica serata.
Sotto l’aspetto della musica e

per altri aspetti sono molto diversi. In quel periodo ‘Il telefono’ era

un’invenzione moderna, mentre ‘Gianni Schicchi’ parla della Firenze

dell’epoca. Io penso che questa cosa sia riuscita abbastanza bene,

anche guardando le prove.
Sono molto contento di essere in questo

meraviglioso Teatro perché la maggior parte del nostro repertorio è

basato sul repertorio italiano, prima di tutto Puccini, poi Menotti e gli

altri. Poi questo Teatro ha la stessa struttura di quello di Budapest.

Speriamo che questo spettacolo piaccia anche al pubblico”.

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