martedì , 21 gennaio 2020
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Montesilvano: prostituzione, il sindaco firma un’ordinanza

«Il fenomeno – ha commentato il primo cittadino – è una piaga per il nostro territorio da troppi anni. Con questa ordinanza abbiamo voluto dare un segnale forte della nostra Amministrazione nella lotta contro questo problema. L’atto che intende incrementare la sicurezza della nostra città e ha valenza sino al 31 dicembre 2015, è il segno della tolleranza zero verso un fenomeno, che nonostante la continua e serrata attività di controllo messa in campo dalle Forze dell’Ordine sul nostro territorio, non sembra arrestarsi e anzi diventa sempre più dilagante ed invadente persino in zone abitualmente frequentate dai residenti e turisti, con conseguente degrado della qualità della vita urbana».

L’ordinanza si intende violata anche semplicemente fermando il mezzo in prossimità dei soggetti o consentendo ad uno o più di loro di salire o di scendere dal mezzo stesso.

«Questo atto – ha sottolineato Maragno – è solo l’ultimo tassello di un percorso avviato già nei mesi scorsi con la decisione del Comune di costituirsi parte civile nei procedimenti contro lo sfruttamento della prostituzione e la riduzione in schiavitù e con l’incontro che abbiamo avuto con l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che, con il servizio antitratta, aiuta concretamente le vittime del racket della prostituzione attraverso il supporto fornito dalle unità di strada e l’accoglienza in famiglie e case famiglia.
Il nostro intento è quello di liberare Montesilvano da un fenomeno che rappresenta un danno per l’immagine della città e, cosa ancor più importante, una violazione dei diritti e della dignità di queste donne».

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Un commento

  1. Affermo che, anche con le nuove disposizioni legislative, le Ordinanze Sindacali ed i Regolamenti di Polizia Urbana devono essere conformi ai principi generali dell’Ordinamento, secondo i quali la prostituzione su strada non può essere vietata in maniera vasta ed indeterminata. Di conseguenza, i relativi verbali di contravvenzione possono essere impugnati in un ricorso. In più per le medesime ragioni, i primi provvedimenti suddetti non possono essere emessi per problematiche permanenti ed i secondi non possono riguardare materie di sicurezza e/o ordine pubblico.

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