martedì , 26 Ottobre 2021

Terrorismo: blitz Ros contro neofascisti, 14 arresti.La base operativa era Montesilvano

Nell’ordinanza di custodia cautelare si contestano i reati di associazione con finalita’ di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico ed associazione finalizzata all’incitamento, alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. I carabinieri hanno anche documentato “i ripetuti tentativi degli indagati di reperire armi, tramite una rapina gia’ pianificata o approvvigionamenti all’estero”.

I 14 arresti del Ros dell’Aquila (di cui 11 in carcere e 3 ai domiciliari) scaturiscono da un’ attivita’ investigativa avviata nel 2013 nei riguardi di un’ associazione clandestina denominata ‘Avanguardia Ordinovista’ che, richiamandosi agli ideali del disciolto movimento politico neofascista ‘Ordine Nuovo’ e ponendosi in continuita’ con l’eversione nera degli anni 70, progettava azioni nei confronti di obiettivi istituzionali, al fine di sovvertire l’ordine democratico dello Stato.

In particolare le indagini documentavano come il gruppo, guidato da Stefano Manni di Ascoli Piceno di 48 anni residente a Montesilvano (che vanta un legame di parentela con Gianni Nardi, terrorista neofascista che negli anni 70 insieme a Stefano Delle Chiaie, Giancarlo Esposti e Salvatore Vivirito era uno dei maggiori esponenti dell’ Ordine Nuovo), avesse elaborato un piano volto a minare la stabilita’ sociale attraverso atti violenti nei confronti di obiettivi istituzionali quali Prefetture, Questure e uffici di Equitalia e previsto in un secondo momento di partecipare alle elezioni politiche con un proprio partito; avviato la ricerca di armi per la realizzazione degli scopi eversivi recuperandone alcune sotterranee e dopo l’ ultima guerra mondiale, acquistandone altre in Slovenia tramite contatti locali o approvvigionandosi con una rapina, gia’ pianificata di armi detenute da un collezionista.

Parente, attenzione del gruppo sui fenomeni recenti

“Anche in questa operazione si ripropone il problema di attivita’ che in qualche modo fanno riferimento anche al momento politico e sociale.
Indubbiamente tra le tematiche piu’ affrontate da questo gruppo figurava ad esempio l’invasione degli stranieri in Italia. Quindi questo conferma come accanto a quella che era l’ideologia neofascista degli anni Settanta si fosse affiancata nel tempo anche un’attenzione verso quei fenomeni piu’ recenti che fanno riferimento all’immigrazione”.
Lo ha detto all’Aquila il generale Mario Parente, responsabile del Ros, a margine della conferenza stampa indetta per illustrare l’arresto in Italia di 14 persone dell’versione nera, rispondendo ai giornalisti che chiedevano quanto e’ concreto in Italia il rischio terrorismo.

Parente, gruppo pericoloso. Si rifaceva a anni ’70

“L’indagine dovrà essere approfondita, per molti altri aspetti, abbiamo agito in modo preventivo per evitare che l’organizzazione entrasse in azione”.
Lo ha detto il generale Mario Parente, comandante del Ros dei carabinieri nel corso della conferenza stampa indetta dal procuratore capo dell’Aquila Fausto Cardella per illustrare i contenuti dell’operazione “Aquila Nera” che ha stroncato un’organizzazione terroristica ed eversiva neofascista. “Si tratta – ha aggiunto – di un gruppo potenzialmente molto pericoloso che si richiamava agli ideali dell’estrema destra degli anni Settanta, in particolare al disciolto movimento politico Ordine nuovo, non a caso si chiamava avanguardia ordinovista”.
All’ideologia neofascista tipica degli anni Settanta si sono affiancati temi più recenti come quella dell’immigrazione, che loro definivano l’invasione degli stranieri in Italia. “A fronte di una visibilità sulla rete internet che serviva per fare proselitismo ha quindi osservato Parente – l’organizzazione aveva un profilo strettamente clandestino, esisteva un sistema di comunicazione interno impenetrabile”.

Le Intercettazioni, “con tecnologia avanzata piu’ attenzione”

“Li hai contatti quelli no?”. “Si, si”. E ancora: “Per sto cazzo di compleanno quanto costano le caramelle, che ti hanno detto”. “Mi hanno detto 6, 700 euro per un AK (un fucile, ndr).
A grandi linee e’ come negli anni Settanta, solo che con la tecnologia avanzata dobbiamo stare molto piu’ attenti”. E’ una delle innumerevoli intercettazioni telefoniche del Ros dei carabinieri finite nel fascisolo dell’indagine denominata “Aquila Nera”. A parlare sono due soggetti indagati, ma la loro identita’ non e’ precisata dagli inquirenti. “
C’e’ una struttura e da li’ non si scappa”, dice uno degli arrestati. “Chi c’e’ sopra dira’ tu fai questo… tu fai quello… perche’ poi comunque c’e’ una strategia. Gli obiettivi gia’ praticamente ci sono – spiega ancora il soggetto intercettato – il fatto e’ che, qualora il popolo ha un problema e quelli la’ non lo possono risolvere, il popolo non va piu’ bellante da loro. Cerchera’ altri punti, qualcuno li dovra’ aiutare”.

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