sabato , 11 luglio 2020
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Presentato in Provincia a Pescara un progetto per la tutela dei Tholos

Durante la conferenza stampa è stato

sottoscritto un documento con il quale si chiede alla Sovrintendenza di

emettere la dichiarazione di interesse culturale (ex vincolo) sui Tholos.

A sottoscrivere la lettera: il sindaco di Abbateggio e presidente della Provincia

di Pescara, Antonio Di Marco; il sindaco di Roccamorice Alessandro

D’Ascanio; il sindaco di Lettomanoppello Giuseppe Esposito; il direttore del

Parco Maiella Oremo Di Nino; e il presidente dell’Archeoclub Pescara Giulio

De Collibus.

Ha preso parte alla conferenza stampa anche il ricercatore Edoardo Micati.

“I complessi agricoli ed agro-pastorali in pietra a secco, presenti nella nostra

regione, ed in particolare sul versante nord-occidentale della Maiella,

rappresentano la testimonianza di un preciso momento storico che va

dall’eversione della feudalità al secondo dopoguerra – si legge nella lettera

indirizzata alla aa Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio -.

Tali complessi, che andrebbero inseriti in un ecomuseo come avvenuto in

tanti paesi europei, che hanno già da tempo provveduto alla loro salvaguardia

e valorizzazione, corrono il pericolo di un costante degrado che potrebbe, in

brevi tempi, far sparire queste importanti e fondamentali testimonianze

architettoniche ed antropologiche dell’Abruzzo.

Pertanto, sulla scorta della relazione che si allega e dell’ampia

documentazione di quanto interesse susciti l’argomento, che di conseguenza

ha comportato iniziative di salvaguardia in tutta Europa e nell’area

mediterranea, ai sensi dell’art. 14 del Codice dei Beni Culturali si chiede la

dichiarazione di interesse culturale dei complessi individuati nell’allegato

elenco e la loro tutela in base all’.art. 10, comma 4, lettera l dello stesso

codice”.

“Le opere in pietra a secco che caratterizzano gran parte dei coltivi della

media montagna abruzzese e di altre regioni europee – hanno spiegato i

relatori -, in particolare quelle che si affacciano sul mediterraneo, sono la

testimonianza più evidente e più imponente dell’immane lavoro dei nostri

antenati. Questo paziente accumulo fu dettato dalla necessità di bonificare

campi e pascoli per poter sfruttare quel sottile strato di terra e le rade erbe

presenti fra le pietre affioranti ovunque. Esse furono le prime opere di quei

coloni che nei secoli scorsi si spinsero, dietro un crescente incremento

demografico e in seguito alla crisi della pastorizia, a coltivare la media ed alta

montagna: un patrimonio culturale da tutelare e salvaguardare.

L’abbandono dei campi della media ed alta montagna, però, unito alla fine

della pastorizia tradizionale, hanno portato anche all’abbandono della

consuetudine annuale del ripristino dei cedimenti dei muri a secco dei

terrazzamenti e delle capanne. A questo lento dissesto del paesaggio agrario

imputabile a naturali fenomeni di degrado, spesso si è aggiunto l’intervento

dell’uomo.

Oggi, infatti, i danni peggiori vengono proprio da coloro che un tempo

vivevano di montagna. Si distruggono terrazzamenti e mura di recinzione

solo per poter arrivare con il trattore a caricare la legna tagliata. Al fine di

salvare le testimonianze di un importante momento storico, quindi, vogliamo

impegnarci ad avviare la dichiarazione di interesse culturale sulle capanne,

sui terrazzamenti e sul paesaggio del quale fanno parte”.

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