martedì , 18 Maggio 2021

Bussi: sentenza incubo per l’abruzzo, WWF e Legambiente “adesso anche la bonifica è in salita”. SI “verità uguale dignità”

Pescara – La sentenza della Cassazione, ribaltando le conclusioni della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, ha sancito che non ci sono o non sono individuabili colpevoli per quella che è stata definita la discarica abusiva più grande d’Europa. Una situazione paradossale, che complica anche le prospettive di bonifica, per la quale il futuro è a questo punto di nuovo tutto da scrivere.

L’avv. Tommaso Navarra, che ha rappresentato il WWF e Legambiente nella lunghissima fase processuale, è durissimo nel suo commento: «Oggi sconfitto è lo Stato che dopo 11 anni di processo arriva ad accertare che non vi sono responsabilità o che quelle che forse vi erano sono prescritte. Oggi sconfitta è la nostra comunità che dovrà farsi carico della non risoluzione del problema e dei costi umani ed economici che questo problema rappresenta. Noi – assicura – continueremo una battaglia di civiltà, anche giuridica, consapevoli che lo dobbiamo alla nostra storia, anche di impegno legale, e alle nostre future generazioni. Tutti devono sapere che continueremo a controllare il territorio, a denunciare gli abusi e a chiedere a voce forte e alta quella Giustizia con l’iniziale maiuscola che oggi ci è stata negata».

Il delegato regionale del WWF Abruzzo fa invece un passo indietro: «Nel 1972 – ricorda – un assessore comunale di Pescara, Giovanni Contratti, denunciò pubblicamente il problema e puntò l’indice contro Montedison. Il risultato fu per lui una sorta di damnatio memoriae mentre la questione inquinamento veniva tranquillamente dimenticata salvo riesplodere molti decenni dopo, nel 2007, con le conseguenze che abbiamo visto. È un dato di fatto che i veleni lì ci sono e non possono essersi depositati da soli, ed è un dato di fatto che il danno per la collettività è stato immenso e in qualche modo dovrà essere riparato. Certo lo Stato e chi lo ha rappresentato in questi anni non ha nulla di cui vantarsi: questa sentenza, al di là di ogni implicazione di carattere giudiziario, segna il sostanziale fallimento di una classe politica che, salvo poche lodevoli eccezioni, come quella rappresentata a suo tempo proprio da Contratti, ha clamorosamente mancato ai propri doveri di difesa della salute e dei reali interessi dei cittadini».

Rincara la dose il presidente regionale di Legambiente Giuseppe Di Marco: «La sentenza della Cassazione che ribalta quella di Appello è un vero incubo per gli abruzzesi. Tutto si conclude infatti con annullamenti e prescrizioni. Queste ultime non possono non richiamare alla mente il gravissimo ritardo politico nell’approvazione della cosiddetta legge sugli ecoreati, intervenuta solo nel 2015 dopo oltre 20 anni. Quella legge, oltre ad aver inserito specifiche fattispecie di reato nel nostro codice penale, prevede tempi di prescrizione più lunghi, fino a 30 anni e anche 45 in presenza di aggravanti, ma è purtroppo inapplicabile al caso Bussi. Questo problema, già sollevato nella sentenza eternit, contribuisce a scrivere un’altra triste pagina italiana in questa battaglia di civiltà».

Licheri (SI) VERITÀ E GIUSTIZIA PER BUSSI E PER TUTTI I CITTADINI ABRUZZESI.

“Quando da ragazzino tutti i miei amici mi chiedevano “perché fai politica?Chi te lo fa fare tanto non cambia nulla!” Ricordo ancora che rispondevo, “se non combatti hai già perso, e sono troppe le ingiustezie per viverle passivamente senza provare a cambiare il mondo partendo dal nostro territorio”.Ecco queste sono le sentenze che dicono che quei ragazzi avevano ragione. Che i poteri forti vincono sempre, che verità giudiziale e giustizia sociale sono due rette parallele che non si incontrano mai” è questo il commento amareggiato di Daniele Licheri Segretario regionale di SI Abruzzo .

Licheri commenta anche come questa sentenza cancelli anni di battaglie “e ci ricorda che l’Italia è il paese in cui tutto può essere ribaltato e chiunque farla franca. Ma no, nonostante la delusione, anzi l’incazzatura verso la solita sentenza in cui i cittadini si tengono le scorie e i la deindustrializzazione e i grandi manager scappano impuniti, io non mi arrendo. Proprio perché verità e giustizia sono ancora più lontani di prima, io penso dobbiamo lavorare il doppio e con ancora più foga.

L’Abruzzo e gli Abruzzesi meritano di più. 

Non voglio arrendermi all’idea che il denaro possa comprare tutto, –conclude Licheri– e che se nasci povero devi sempre togliere il cappello davanti al padrone.

Verità uguale dignità, chi ha inquinato paghi subito, senza se e senza ma”.

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