sabato , 5 Dicembre 2020

A Pescara Cetteo, spettacolo teatrale sul Santo Patrono VIDEO

Pescara. Si terrà al Teatro Circus di Pescara il prossimo giovedì alle ore 21 (alle 10.15 per le Scuole) “Cettèo”, spettacolo teatrale dedicato a San Cetteo, Santo Patrono della città.

“La Presidenza del Consiglio Comunale ha tra le funzioni quella di far riscoprire la storia e le tradizioni della nostra città – ha sottolineato il presidente del Consiglio Comunale di Pescara, Antonio Blasioli – e lo facciamo un po’ in tutti i modi con mostre, incontri, convegni, workshop, ci mancava però uno spettacolo teatrale, questo casca proprio a fagiolo perché giusto qualche giorno fa abbiamo presentato un volume sulla Cattedrale di San Cetteo perché è un punto di eccellenza della nostra città, però nessuno sa bene quello che c’è dentro. Quindi abbiamo fatto questo opuscolo così ogni turista può trovare questa guida tascabile, è stato anche un modo per parlare di San Cetteo che non tutti conoscono. Il 10 ottobre, quando facciamo la commemorazione e consegniamo le onorificenze civiche della città, spesso parliamo della vita di San Cetteo che è legata ad una passio largamente leggendaria. San Cetteo arriva dalla Dalmazia, vicino Spalato, qui a Pescara e viene assunto nella Chiesa di San Cetteo per fare lavori di pulizie e poi diviene talmente ben voluto che diventa il vescovo della città. Sono curioso di conoscere la vita di San Cetteo nel dettaglio e come viveva all’interno della città”.
“Cetteo” non è solo una storia legata alle radici di Pescara, ma anche e soprattutto una sinergia tra diverse realtà teatrali presenti sul territorio, sapientemente coordinate e dirette dalla regista Franca Arborea, che ha detto: “La storia è molto impegnativa, quest’opera è un omaggio alla mia città, Pescara, ma soprattutto al nostro territorio della Vestina, infatti si incontrano diverse zone geografiche del tempo: la Vestina, la Sabina, i Marrucini ed altri del nostro territorio. Nessuno conosce la storia del nostro Santo Patrono, Cetteo era un migrante, veniva dall’Illiria, dalla Pannonia e poi qui la Dalmazia. Veniva con un barcone ed approdò sulle nostre coste e poi con l’intervento del papa Gregorio Magno che con una bolla pontificia lo nominò vescovo e comandante delle nostre truppe e qui si colloca tutto l’amalgama tra cielo, terra e leggenda che l’opera spiegherà molto bene giovedì sera. È importante non solo il mare ma anche il fiume che si chiamava appunto Aternum come la città. La nostra città era Ostia Aterni, era la porta romana, ma il nostro fiume era molto importante perché era uno spartiacque virtuale tra i due Ducati, quello di Benevento e quello di Spoleto, perché c’è stata l’invasione dei longobardi che hanno fatto piazza pulita ed hanno mandato via parte dei bizantini, però il popolo minuto sotto i longobardi si trovava meglio”.
Riunire elementi di più Compagnie Teatrali non è cosa facile, ma in questo caso l’operazione è perfettamente riuscita grazie alla collaborazione dei seguenti sodalizi: Compagnia Amanca di Francavilla al Mare, Compagnia Arte in Movimento di Pescara, Compagnia Bersagli Mobili di Sambuceto, Compagnia Gli Amici della Saletta di Pescara e Compagnia Letto… a Teatro di Lettomanoppello.
“L’opera tratta della storia di questo grande Santo – ha spiegato la presidente dell’associazione Per amore e per diletto, Giulia Tarquini – un santo dalmata che arriva qui e Pescara aveva un altro nome e con la sua testimonianza si può trattare la vita di questa grande persona. Noi siamo stati molto felici come associazione di raccogliere l’invito della regista Franca Arborea di partecipare a questo spettacolo, le siamo molto grati per averci fatto esplorare questo ambiente del Teatro Classico, anche se è in vernacolo stiamo assaporando tutto quello potesse essere la tradizione vera e propria della nostra città. Noi veniamo dalla commedia musicale, però è stata veramente una bella esperienza lavorare con Franca. C’è una ricerca tradizionale della storia di Pescara e filologica dei termini, anche se si recita in vernacolo c’è una ricerca testuale che fa capire i termini della tradizione abruzzese. Noi veniamo da vari comuni, pur avendo diversi stili dialettali siamo riusciti a collaborare con il nostro vissuto e con il nostro dialetto per lo spettacolo”.
In questa opera Franca Arborea fotografa il recupero archeologico delle proprie radici, commentando uno spaccato della città del VI secolo dopo Cristo. Un affresco epico e amaro in un intenso e commovente viaggio spirituale. Il tratteggio ritrae e celebra il coraggio di pochi uomini e donne dell’antica vetusta ancora nata Pescara.
“Quando c’è qualcosa che riguarda il Teatro di qualità ci sto – ha affermato il regista William Zola – questa è una collaborazione molto particolare. Ringrazio Antonio Blasioli per la sensibilità che mette nella sua azione, ma anche come amante della sua città e delle sue radici, città che in maniera scellerata negli anni è stata considerata come una città senza rughe, questo è un discorso che andava fatto ancora una volta alla radice. Questo dovrebbe essere presente anche nelle Scuole Elementari, il raccontare la storia della propria città, magari in maniera leggera, come fanno tante altre città storiche e di arte. Io sono sicuro che poi si diventa anche orgogliosi delle proprie radici. C’è una storiografia molto precisa, quindi secondo me andrebbe fatto un progetto specifico e si dovrebbero mettere insieme delle forze, cosa non facile ma bisogna farlo. Questo elemento può essere molto interessante perché lo si può raccogliere come una sfida. Credo che l’amministrazione comunale debba promuovere il più possibile queste iniziative”.

 

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