mercoledì , 23 Settembre 2020

Emergenze in Abruzzo: la proposta del WWF “Si riveda il Masterplan per salvare la regione”

“Sono ormai trascorsi parecchi giorni dall’ondata di maltempo e dalle nuove scosse di terremoto che hanno interessato l’Abruzzo.
Come abruzzesi e come volontari di un’associazione che opera in questa regione da oltre quarant’anni vogliamo in primo luogo manifestare il nostro cordoglio per le vittime e la nostra vicinanza alle loro famiglie.

In secondo luogo sentiamo il bisogno di ringraziare quanti si sono prodigati e si stanno prodigando per portare soccorso in condizioni spesso difficilissime. Il nostro grazie va alle donne e agli uomini delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate, agli amministratori e ai dipendenti degli Enti locali investiti da un carico di lavoro e di impegno straordinari, ai tanti volontari della Protezione Civile, ma anche a tutti quei cittadini che si sono organizzati spontaneamente per portare aiuti, da soli o in piccoli gruppi, rafforzando così quel senso di comunità che dovrebbe essere la caratteristica del nostro vivere” Così i responsabili del WWF Italia Onlus regionale, intervengono ora che si vanno spegnendo i riflettori sulle tante emergenze che hanno caratterizzato questo gennaio nero per la regione Abruzzo e si inizia a fare la conta di danni e criticità sopravvenute in seguito agli eventi.

“In terzo luogo ci sentiamo però di affermare che, per quanto le situazioni verificatesi siano state difficili, i ritardi accumulati nel ripristinare l’energia elettrica (e di conseguenza in moltissimi casi nel riattivare il riscaldamento delle abitazioni) e nel raggiungere interi paesi rimasti isolati per giorni e giorni non sono giustificabili” rimarcano gli ambientalisti commentando come al di là dell’eccezionale impegno dei singoli, quanto si è verificato, e che potrà verificarsi puntualmente alla prossima emergenza, “non è soltanto la conseguenza di condizioni straordinarie, ma anche di un sistema di gestione che mostra ormai tutti suoi limiti: continui tagli ai servizi essenziali, riforme che cambiano situazioni consolidate senza prospettarne altre, catene di comando saltate, mancanza di manutenzione producono quanto stiamo vivendo”.

Di fronte a un simile scenario è obbligatorio
cambiare profondamente rotta.

Il movimento ambientalista, riprendendo studi di scienziati e ricercatori, da decenni ripete che l’unica grande opera pubblica di cui questo Paese avrebbe bisogno è la messa in sicurezza del territorio spiega il WWF che lamenta come invece la logica che  dietro alle politiche di tutti i governi, nazionali e regionali succedutisi negli ultimi decenni, è quella del consumo del suolo, delle risorse naturali, dei beni comuni.

Cittadini consapevoli devono chiedere
ai propri amministratori politiche nuove.
Amministratori responsabili devono attuare
queste politiche nuove.

Per questo il WWF avanza una precisa proposta “la classe politica abruzzese, che ha toccato con mano i disastri e i disagi che derivano da una cattiva gestione del suolo e che in queste convulse giornate ha da più parti denunciato i limiti di scelte ancorate a visioni ormai superate di uno “sviluppo” che alla lunga porta solo danno, si faccia promotrice di una rivoluzione culturale e trovi il modo, stringendo un vero e proprio “Patto per l’Abruzzo”, per rivedere totalmente il “Masterplan”, eliminando le opere che violentano il territorio e utilizzando quei soldi per la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, il consolidamento antisismico degli edifici a rischio (a cominciare dalle scuole), il potenziamento del trasporto ferroviario, la valorizzazione di una offerta turistica diffusa e verde (l’unica che ha un futuro), la predisposizione di piani di emergenza con strutture e mezzi tenuti sempre in efficienza ”

Una classe politica seria deve assumersi questo impegno.
E se non è in grado di farlo, deve farsi da parte.

“Il presidente D’Alfonso e la sua giunta –conclude il WWF regionale– con una simile scelta resterebbero nella storia di questa regione, non certo con le ennesime, inutili e dannose, colate di cemento in ogni angolo della regione”.

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