venerdì , 13 dicembre 2019
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Incontro del Laboratorio informativo. In Nomine Patris: esperienze e riflessioni di un sopravvissuto alla pedofilia clericale

L’autore racconta nel suo libro in prima persona il dramma di un bambino che a soli tre anni subisce il trauma di vedere il padre che accoltella la madre ed ad otto anni è vittima degli abusi di un prete. Per dimostrare che si può essere sacerdote, diverso dal suo violentatore, DOMOLO decide di entrare in seminario a 14 anni sopportando un percorso interiore lungo e sofferto. Diventato prete inizia ad aprire gli occhi alla realtà ecclesiastica ed entrato in crisi avvia un percorso di ricerca personale della verità liberandosi dalle strutture dominanti della gerarchia.

Il  libro va oltre la narrazione autobiografica, offrendo una forma di vita alternativa e rappresenta una vera e propria denuncia nei confronti della Chiesa che si impone come istituzione dominante della coscienza personale inventandosi la mediazione tra l’uomo ed il divino.

II Vaticano deve essere giudicato per la pedofilia come crimine
contro l’umanità per tre motivi: primo la vastità numerica
mondiale delle vittime generate da un’istituzione religiosa quale la
chiesa, secondo per la sua vastità geografica cioè, laddove la
chiesa cattolica è presente, c’è almeno una vittima della pedofilia
clericale, infine per la complicità attiva dell’istituzione gerarchica
dovuta sia all’ideologia cattolica del dominio sulle coscienze, sia
per l’atteggiamento schifoso di spostare i preti e vescovi pedofili
da un posto ad un altro, molto spesso nelle missioni del terzo mondo in mezzo ai bambini poveri…

Salvatore DOMOLO

 

l libro dunque, nelle intenzioni dell’autore, si sviluppa come un doloroso percorso per liberare dalla nefasta paura culturale di cui ognuno di noi trasuda da ogni poro della pelle: un viaggio di liberazione benefico, difficile, ma necessario, per affrancarsi dalla crosta dura che impedisce alla persona di vivere davvero serena e felice, un cammino di liberazione dalla sacra “auctoritas” paterna, per essere abbracciati dal formidabile e sereno abbraccio dell’amore materno. Dio non è padre, ma è madre.

«Nel nome di un dio unico, padre e maschio, si è generata e sviluppata la cultura del Dominio» scrive Salvatore DOMOLO nell’introduzione del libro, continuando poi per tappe in una preghiera-denuncia che costituirà la sottile linea rossa di tutto il libro, un viaggio interiore verso la liberazione dalle catene della sofferenza, dell’umiliazione e dell’alienazione da se stessi.

In una parola, è un viaggio per lasciarsi alle spalle la prigione della caverna, in cui platonicamente e fisicamente giaciamo incatenati, per assurgere poi a chiara visione del mondo esterno, pur se ancora accecati dallo splendore del sole.

Una riflessione che si esplica all’inizio per punti salienti, per “quaestiones”, quasi rifacendosi allo stile di una delle opere capitali del cristianesimo medioevale, quella «Summa teologica» di Tommaso d’Aquino, che, nell’intenzione del “doctor angelicus”, avrebbe contenuto le risposte sistematiche per ogni questione teologica, etica e scientifica per quietare il cuore di fedeli e non.

La diffusione della pedofilia nel clero è una delle tante manifestazioni della profonda crisi morale esplosa negli ultimi decenni all’interno della Chiesa; la pedofilia non riguarda che una minima parte del clero e l’esistenza di preti pedofili conclamati non deve farci dimenticare l’esistenza di sacerdoti ingiustamente accusati e della stragrande maggioranza di sacerdoti impegnati nel sociale e servitori della Chiesa.

Nella serata organizzata dal LABORATORIO INFORMATIVO non vi è alcun intento di portare avanti una crociata anticlericale contro la Chiesa: l’intento è quello di ascoltare la testimonianza di una fonte la cui voce normalmente non verrebbe ascoltata e di conoscere il fenomeno dal punto di vista delle vittime, ma soprattutto di capirlo nei numeri e nella sue dinamiche.

Anche se i casi fossero solo due – e purtroppo sono di più – sarebbero sempre due casi di troppo. Dal momento però che chiedere perdono – per quanto sia nobile e opportuno – non basta, ma occorre evitare che i casi si ripetano, non è indifferente sapere se i casi sono due, duecento o ventimila. E non è neppure irrilevante sapere se il numero di casi è più o meno numeroso tra i sacerdoti e i religiosi cattolici di quanto sia in altre categorie di persone. Ma i numeri, per quanto non siano sufficienti, sono necessari. Sono il presupposto di ogni analisi adeguata.

Tipica dei pedofili è la totale assenza di emozioni. Come si è potuto riscontrare più volte, nel caso dei preti l’unica preoccupazione è di aver peccato. Questa idea distorta è figlia di una cultura secondo la quale in fin dei conti è il bambino, diavolo seduttore, a indurre in tentazione il sant’uomo. E questo cede, offendendo Dio.

La realtà però è un’altra e dice senza appello che la pedofilia non è un’offesa alla castità, non è un delitto contro la morale, non è il Male. Non è un atto di lussuria come peraltro scrivono certi giornalisti affermati citando il canone 2351 del Catechismo della Chiesa cattolica. L’abuso non è un rapporto sessuale tra due persone consenzienti che si lasciano andare, ma è pura violenza agita da un adulto nei confronti di un bambino “scelto” con “cura” dal suo violentatore. Il pedofilo non prova alcun desiderio, è una persona anaffettiva. La vittima, in quanto in età prepuberale, non ha e non può mai avere né sessualità, né desiderio.

Chi abusa un bambino è un grave malato mentale, ma non occorre essere psichiatri per comprendere che non può guarire invocando la madonna. Basta un minimo di buon senso. A meno che non si pensi – come fanno i religiosi cattolici, pedofili e non – che l’abuso è un “atto impuro” (VI Comandamento), cioè, appunto, un peccato. Seppur annoverato tra i delitti più gravi, secondo la visione degli appartenenti al clero si tratta di un crimine contro la morale. “Abuso morale” lo ha definito Benedetto XVI nel 2013 e di recente anche papa Francesco nella premessa all’autobiografia di una vittima di sacerdote pedofilo. Di conseguenza i responsabili devono risponderne a Dio, nella persona del suo rappresentante in terra, e non alle leggi della società civile di cui fanno parte.

Durante la serata organizzata dal LABORATORIO INFORMATIVO tutti potranno farsi un’opinione più approfondita su un tema troppo spesso nascosto da omertà e pesanti insabbiamenti e che invece richiederebbe certamente una più chiara e decisa presa di posizione verso quanti commettono tali subdoli crimini.

 

INFO
Ingresso libero e gratuito.

oppure con un sms (338 7904647 oppure 349 8507186)

Gradita la prenotazione su Facebook https://www.facebook.com/Laboratorio-Informativo-

1700563686826925/

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