lunedì , 6 luglio 2020
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A Pescara  il convegno della CPO provinciale “Voci di Donne. Le frontiere della violenza di genere”

Il convegno, rivolto agli studenti degli istituiti superiori della Provincia, ha fornito spunti di approfondimento più variegati nell’affrontare il complesso tema della violenza di genere, esplorando i contesti dove questa si produce e si manifesta, e in particolare l’ambito delle relazioni e dei diversi modelli sociali. Una prospettiva allargata che ha analizzato il fenomeno della violenza nelle sue diverse forme, linguaggi, contenuti e valori sociali.

L’iniziativa si è articolata in due parti: una toccante performance teatrale a cura degli attori Franco Mannella e Tiziana di Tonno su testi tratti da “Donne che parlano” di Miriam Toews (romanzo ispirato da una drammatica storia vera di donne coraggiose di una comunità mennonita boliviana, fuori dal tempo e dallo spazio, che non parlano nemmeno la lingua del paese in cui vivono, che venivano narcotizzate con lo spray per le mucche, e poi stuprate nel sonno) e Malacarne” di Annacarla Valeriano (Storie di donne del manicomio di Sant’Antonio Abate di Teramo, a partire dall’ultimo decennio dell’Ottocento fino al 1950, donne segnate dallo stigma della diversità a cui il dispositivo disciplinare applicò la terapia della reclusione, al fine di medicalizzare e diagnosticare in tempo “gli errori della fabbrica umana”).

Ad arricchire la discussione:

-la prof.ssa Mara Maretti del Dipartimento di Scienze Giuridiche e Sociali dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara, che ha focalizzato gli esiti della sua ricerca della violenza di genere in rete, la piramide dell’odio, degli stereotipi negativi e, più in generale, dello hate speech;

-la dott.ssa Michela Leone, Vice-Presidente e Coordinatrice Centro Antiviolenza Donn-è;

-l’avv. Danielle Mastrangelo, Consigliera di Parità della Provincia di Pescara e la testimonianza diretta di Annarita D’Urbano, Presidente dell’APS Iside.

“La storia ci insegna – ha commentato Romina Di Costanzo, Presidente della CPO provinciale – come non si possa isolare la questione della violenza contro le donne dal resto delle relazioni sociali, in considerazione del fatto che le sue stesse modalità di accoglienza o di rifiuto da parte delle società e delle istituzioni sono storicamente determinate e altrettanto capaci di concorrere alla costruzione delle relazioni tra i sessi. Perciò, per comprendere le forme in cui la violenza si manifestata bisogna tenere in considerazione le identità sociali dei soggetti coinvolti e i contesti in cui si esplica, senza sottovalutare quelli nuovi introdotti dall’era digitale dai social”.

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