martedì , 26 maggio 2020
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Imprese e sindacati: Regione sorda al confronto, ora stato di mobilitazione

Atto d’accusa a Giunta e Consiglio:
ignorate le nostre proposte, dubbi
sulle coperture della legge approvata

PESCARA – Giunta e Consiglio regionale vanno avanti per la loro strada, ignorando il confronto con le forze economiche e sociali che non sia di pura facciata e le loro proposte. Una logica cui non è sfuggito neppure il maxi provvedimento varato ieri a Palazzo dell’Emiciclo, preparato nel chiuso delle stanze della politica ed i cui effettivi benefici a favore di cittadini e imprese abruzzesi sono tutti da verificare, soprattutto alla luce di coperture finanziarie che paiono incerte e valutati i tempi di erogazione che si annunciano tutt’altro che brevi. Ragioni di metodo e di merito che spingono a dichiarare uno stato di mobilitazione di un pezzo importante della società abruzzese. E’ l’atto d’accusa mosso a Giunta Marsilio e Consiglio regionale da un pool di sigle che rappresenta la quasi totalità del mondo economico, produttivo e sindacale abruzzese, ovvero Agci, Casartigiani, Cia, Claai, Cna, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria, Legacoop, Cgil, Cisl Uil e Ugl.

Uno schieramento variegato – lo compongono infatti ben sedici sigle di agricoltura, artigianato, commercio, cooperazione, piccola e grande industria, servizi, sindacati dei lavoratori – si vede insomma tagliato fuori dal confronto con l’esecutivo abruzzese: «Apprendiamo stamattina dagli organi di stampa che è stata approvata ieri in Consiglio regionale una norma a sostegno dell’economia per fronteggiare la gravissima crisi causata dal coronavirus. Senza che ci sia stato alcun confronto preventivo né della Giunta né del Consiglio regionale» scrivono. Questa logica del faidate della Giunta Marsilio e delle forze che siedono all’Emiciclo, tuttavia, non si è tradotta sin qui in un esempio di efficacia ed efficienza. Tutt’altro: «Noi non siamo certo contrari a una serie di misure contenute nella norma approvata ieri, che però pecca di mancanza di visione generale per il rilancio dell’Abruzzo, non contiene alcuna scala di priorità, ed arriva dopo settimane di gestazione e una riscrittura molto ampia della prima versione. Si è cercato di ovviare al vuoto di provvedimenti sin qui messi in campo a favore di imprese e lavoratori, ma sono tanti gli interrogativi che la accompagnano. Prima fra tutti, la copertura finanziaria legata, come si legge nell’articolo 23, a una rimodulazione di fondi comunitari non immediatamente disponibili per 19 milioni, mentre per i restanti 20 si prevedono tempi lunghi, con conseguenze sull’operatività effettiva della legge e delle sue misure. Quanto poi ai fondi dedicati alle imprese (articolo 2 e 3), che certo apprezziamo, osserviamo però come siano curiosamente mischiati agli aiuti per gli studenti fuori sede: il previsto ristoro di affitti e perdite di fatturato, a fronte di circa 58mila imprese ferme durante il lockdown, offrirà un piccolo palliativo ad appena 7-8mila imprese, ipotizzando un contributo medio di 1500-2000 euro ciascuna». E la legge, prosegue la nota, «non prevede alcun intervento teso al mantenimento dell’occupazione e al rilancio dell’economia necessario per far ripartire il lavoro. Ancora una volta l’Abruzzo riesce a essere il fanalino di coda nell’affrontare l’emergenza».

Le forze sociali abruzzesi, insomma, si vedono costrette a ribadire le loro ragioni e a chiedere un cambio di passo nonostante alla Regione «sia stata offerta più volte piena e leale collaborazione per superare una crisi dalle dimensioni così vaste e devastanti che solo insieme si può affrontare e sperare di risolvere». «Abbiamo offerto alle istituzioni regionali documenti contenenti proposte e soluzioni concrete, dal credito agli interventi sulla messa in sicurezza – denuncia la nota – facendo uno sforzo per individuare priorità e settori bisognosi di maggiori interventi, primo fra tutti il turismo. Tutto inutile: questa disponibilità e capacità di proposta non è stata minimamente recepita». Inevitabile, così, trarne le dovute conclusioni: «A questo punto le organizzazioni che condividono questo percorso dovranno assumere un atteggiamento diverso, dichiarando lo stato di mobilitazione e mettendo in atto tutte le azioni e le misure necessarie a ripristinare una corretta relazione con le istituzioni regionali a tutela degli interessi di imprese e lavoratori».

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