domenica , 12 luglio 2020
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Fondazione Hubruzzo: ripartire facendo leva sulla fiducia

Pescara. L’obiettivo è molto ambizioso: scoprire le dinamiche che determinano i rapporti di fiducia tra cittadini e istituzioni, tra istituzioni e imprese. Comprendere cosa fa scattare in ognuno di noi la scintilla che ci fa fidare del sindaco della nostra città, del presidente della Regione, piuttosto che del presidente dell’Ente che gestisce le acque o il presidente del parco che frequentiamo abitualmente. Analogamente capire perché ci fidiamo di un’impresa e dei suoi prodotti piuttosto che di un’altra.
Come ci ha insegnato la pandemia di Covid-19, mai come in questo momento abbiamo bisogno di informazione scientifica e di conoscere il parere degli esperti, in questo caso specifico della scienza medica. Ebbene è proprio alle discipline scientifiche, alle neuroscienze e all’economia comportamentale, in modo particolare, che si è rivolta la Fondazione Hubruzzo per proseguire nella sua missione, quella di farsi portavoce di uno sviluppo economico armonico e sostenibile per l’Abruzzo.

La nuova ricerca
In questo caso è stato siglato un accordo con l’Università Gabriele D’Annunzio, Dipartimento di Neuroscienze, ed è già in corso di studio e realizzazione una ricerca, di carattere sperimentale, che ha come finalità ultima quella di comprendere le dinamiche alla base dei rapporti di fiducia e sfiducia che si instaurano con i cittadini, le imprese e le istituzioni del territorio abruzzese. L’obiettivo finale
è quello di superare anche i confini regionali per comparare i risultati con quelli di altre regioni. La ricerca arricchisce e amplia uno dei progetti strategici di Hubruzzo, Fondazione
Industria responsabile, denominato Abruzzo Etico che promuove la cultura della legalità come valore

economico per il territorio e fattore fondamentale per un miglior vivere civile.

Marcello Vinciguerra, socio fondatore di Hubruzzo, che è anche il responsabile del progetto Abruzzo Etico, dice a questo proposito: «Attraverso questa metodologia potremo tracciare un mappa verosimile dei rapporti di fiducia e dei comportamenti che la generano, dobbiamo trovare nuove strade per comprendere in che modo ricreare un circolo virtuoso tra etica, responsabilità individuale e cultura della legalità. Perché è attraverso questo circolo che si rilancia il paese soprattutto in questo momento, emergenziale, così delicato».

C’è un rapporto tra fiducia, etica e legalità?
I rapporti di fiducia all’interno di una realtà economica sono uno degli elementi chiave tra tutte le risorse intangibili che compongono il nostro tessuto sociale. La fiducia tiene insieme le relazioni, le reti sociali, le norme condivise, la reciprocità e tutto quello che permette di raggiungere gli obiettivi comuni. La fiducia determina il clima etico e del benessere in azienda, sia in termini interpersonali sia in termini collettivi. Nel caso del sistema istituzionale, può la fiducia diventare un elemento in grado di generare valore? Tra integrità e fiducia si instaura un circolo virtuoso, un sistema positivo che si autoalimenta e all’interno del quale la percezione di un comportamento idoneo, adeguato, etico e condiviso può alimentare lo sviluppo economico e armonico di un territorio.

Ma si può misurare la fiducia?
Immaginare i fenomeni virtuosi innescati da un rapporto di fiducia reciproca tra istituzioni e cittadini
può essere facile, così come fornire una definizione astratta su cosa sia la fiducia per ognuno di noi. Si può pensare alle conseguenze negative e agli effetti di una rottura di un rapporto di fiducia tra due
individui e provare a quantificarli in termini di danni. Ma come si misura quantitativamente e in

maniera oggettiva l’esistenza di un rapporto di fiducia? Come si quantifica la sua intensità? Come si
può tracciarne una mappa verosimile e affidabile?

La parola agli esperti e alla scienza
Riccardo Palumbo, CEO di Umana-Analytics (spin-off del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università Gabriele D’Annunzio), e docente di Economia Comportamentale, sostiene che «Le misure che derivano da risposte esplicite contengono imprecisioni dovute al fatto che noi stessi, spesso, non conosciamo il vero motivo per cui prendiamo una decisione, come decidere di fidarci o meno di qualcuno; per questo abbiamo stabilito di misurare la fiducia attraverso i metodi dell’economia comportamentale che indaga anche ciò che la persona non è consapevole di sapere».
A queste domande risponderà la ricerca condotta da Umana-Analytics, tramite metodologie mutuate dalle neuroscienze e dalla ricerca comportamentale, con un approccio sperimentale. Come avviene per la maggior parte dei processi di difficile rilevazione oggettiva, il fenomeno della fiducia non è adatto ad essere indagato esclusivamente tramite i metodi classici (questionari, interviste etc.), si corre il rischio di generare predizioni sbagliate e non affidabili che dipendono semplicemente dal fatto che coloro che rispondono alle domande, non sono completamente consci dei fenomeni alla base della propria fiducia o sfiducia verso l’altro.

Una ricerca utile in tempi di pandemia
Il tema della fiducia attraversa costantemente la società contemporanea. Occorre fiducia per intraprendere nuove attività economiche, occorre fiducia per ricominciare a vivere come prima del
Covid-19, anche per queste ragioni, Simone D’Alessandro, coordinatore della sezione ricerche della
Fondazione Hubruzzo, sottolinea l’importanza di aver avviato questa ricerca «Neuroscienze ed economia comportamentale possono rivelarsi validi strumenti per affrontare il rilancio post-Covid.

L’economia comportamentale mostra che solo dando fiducia si può ottenere fiducia e alimentare il comportamento responsabile. Ci sono nazioni che hanno ottenuto molto dalla collettività, senza obblighi, ma attraverso spinte gentili».

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