domenica , 25 Ottobre 2020

Montesilvano, abbattuti pini nell’area Ex Fea: gli ambientalisti organizzano un Flash Mob, le opposizioni “convocheremo una commissione di garanzia”

Montesilvano –Un passaparola sui social già da questa mattina denunciava quanto stava avvenendo nell’area verde attorno alla vecchia Stazione Ex Fea; tanti i cittadini che postando foto di alcuni alberi tagliati chiedevano cosa stesse accadendo e perché. A prendere posizione, l’associazione Web strade, i consiglieri comunali PD e M5S e Italia Nostra, che si è resa disponibile ad effettuare una controperizia con i propri forestali rispetto al taglio del filare di pini domestici.

A protestare a “cantiere aperto” è stata l’associazione Web Strade che nel primo pomeriggio ha organizzato un flashmob.
Corri anche tu per bloccare lo scempio” si leggeva nell’invito ad aderire “Impediamo ai soliti motosega di distruggere il nostro patrimonio identitario”.

L’Architetto Giuseppe Di Giampietro presidente di Web Strade ricorda che «La stazioncina fu realizzata nel 1929, pare ci sia un progetto di riqualificazione urbana commissionato dall’ex sindaco Maragno, di cui non sapevamo niente, e su cui voglio avere chiarimenti.»

A tal proposito, abbiamo chiesto delucidazioni in merito all’ex sindaco Francesco Maragno che ci ha spiegato di come in realtà si tratti di un’operazione nettamente diversa da quanto progettato e finanziato dalla sua Amministrazione, in quell’area infatti ha ricordato l’ex primo cittadino, era stata prevista la realizzazione di un mercato coperto, che ora con la nuova Amministrazione pare diventerà invece un’area parcheggio per le auto.

Le opposizioni  “Continua l’azione di distruzione dei pochi polmoni verdi della città

«Di nuovo ci risiamo nel perseverare con lo scempio del patrimonio arboreo. Un’oasi verde di pini domestici, maestosi e longevi, che dimoravano a “filare” nell’area circostante la stazioncina ex Fea, oggi viene falcidiata sotto l’effetto della motosega.
Le ragioni pare siano da ricercare, stando a quanto ci è stato riferito a margine della commissione LL.PP. nel cattivo stato di salute di alcuni di essi, in base alla perizia agronomica.» Così i Consiglieri del Partito Democratico e Movimento 5 Stelle che ricordano come diverse sono le ragioni per cui un albero può essere abbattuto: 

«perché arreca danno a costruzioni, manufatti o a reti tecnologiche, è irrimediabilmente danneggiato da calamità naturali, parassiti o malattie, rappresenta una minaccia di pericolo per la pubblica e privata incolumità oppure è completamente secco o schiantato. Tuttavia, pur non volendo mettere in discussione la professionalità del perito agronomo, ci sembra paradossale che lo stato alcuni esemplari, ritenuti pericolanti, possa costituire motivo di abbattimento per un intero filare.

Stando a quanto prescritto dal Regolamento Comunale sul Verde Pubblico, nel caso di filari “maturi”, la sostituzione dell’albero abbattuto potrà avvenire solo garantendo condizioni adeguate allo sviluppo del nuovo albero e non l’abbattimento di tutti. Solo “qualora nel corso degli anni si fosse creato un numero di fallanze tale da compromettere definitivamente l’integrità compositiva di un filare, potrà essere prevista l’eliminazione integrale e la sostituzione con nuovo impianto” ma non ci sembra questo il caso, trattandosi di alberi verdi e dritti, quasi a metà ciclo vitale, con apparati radicali uniti e dunque stabili rispetto a vento e intemperie.

Quanto poi, al problema legato al manto stradale, è singolare la prospettiva rispetto a cui si considera il “danneggiamento”, e cioè rispetto al manufatto – che tra l’altro dovrebbe essere rifatto ex novo – piuttosto che la devastazione dell’apparato radicale per lavorazioni dei marciapiedi o del manto stesso. Ricordiamo che esistono numerosi sistemi di contenimento e protezione dell’apparato radicale, in contesto urbano.

Eppure, non si è fatto nulla per salvare un filare alberato, un corpo unico di pini in piena maturità, che costituisce di per sé un piccolo ecosistema verde, che in questo particolare momento di emergenza da cambiamenti climatici, eventi meteorici improvvisi e allagamenti, sono ambienti che andrebbero tutelati perché assolvono a diverse funzioni: assorbire l’acqua, depurare l’aria,  fungere da habitat per avifauna, oltre all’importante  funzione paesaggistica e di benessere per l’uomo.

Tra l’altro, stando a quanto stabilito dal Regolamento del Verde Pubblico “i progetti di riqualificazione del verde, che prevedono abbattimenti di alberi, dovranno produrre un miglioramento ambientale, anche attraverso un incremento della superficie a verde e del patrimonio arboreo dell’area interessata”. E non invece come ci è stato rappresentato dal Consigliere delegato, Valter Cozzi, in Commissione LL.PP, che ci ha parlato di “piantumazione di due nuovi alberi per ogni pianta tagliata, ma non necessariamente in loco”. Purtroppo, la legge cui fa riferimento il Consigliere, la L.10/2013, è un’indicazione nazionale, che manca di decreti attuativi, pertanto, già con la sola applicazione del Regolamento comunale, sarà necessario garantire il miglioramento ambientale dell’area interessata, preservando la valenza verde del luogo. E poi che senso ha dire di voler creare un giardino, abbattendo gli alberi?

Per far chiarezza a riguardo, approfondire gli esiti del sopralluogo del Corpo Forestale che stamattina si è recato sul posto, pur trattandosi di area urbana (e dunque non di stretta competenza), visionare la perizia agronomica, le azioni previste dal progetto di riqualificazione del verde, convocheremo una commissione di garanzia a tema, oltre ad avvalerci del prezioso contributo dell’Associazione Italia Nostra, che ringraziamo, che si è dimostrata disponibile a contro periziare con i propri forestali il filare in questione».

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