giovedì , 29 Luglio 2021

“Tu chiudi tu ci paghi” le ragioni degli operatori

Pescara – Dopo l’assemblea organizzata dai commercianti ed altre parti sociali in risposta alle disposizioni contenute negli ultimi DPCM, la nota condivisa da quanti vi hanno preso parte in data 4 novembre.

«Nella giornata di venerdì 4 Novembre siamo scesi in piazza insieme a commercianti, dipendenti, mondo dello spettacolo, studenti, Partite IVA, associazioni, per manifestare le preoccupazioni e le difficoltà che questo momento storico così complesso ci pone davanti.

In questa crisi economica e sociale alcune categorie sono discriminate e penalizzate più di altre, non considerando tutti gli sforzi fatti dopo il primo lockdown per cercare di riaprire nonostante le difficoltà, rispettando tutte le norme, per la tutela della salute di tutti.

La questione sorta in maniera palese è come tutte le misure del governo ridimensionino, sottovalutino e, addirittura, incriminino la ristorazione nella sua totalità e il mondo della cultura, fatte passare come attività di secondo piano e, spesso, come colpevoli dell’aumento dei contagi. Sono state fatte scelte poco razionali: aver lasciato aperti centri commerciali, ad esempio, che per natura portano ad “assembrare” persone all’interno di spazi chiusi. 

Durante la manifestazione, abbiamo voluto focalizzare l’attenzione sll’aspetto sanitario, mettendolo al primo posto rispetto ad ogni fattore economico, a differenze di altri, soprattutto politici, che per un like hanno dichiarato il primato dell’economia rispetto alla vita delle persone più fragili.

Detto questo, il nostro lavoro che dà da mangiare ad una filiera ampia di imprenditori, lavoratori, produttori, donne e uomini dello spettacolo, non possono non essere considerati e sacrificati per il bene comune, senza prevedere misure di sostegno concrete, se non i soliti bonus.

Non accettiamo di dover pagare ancora una volta gli errori di altri, di una gestione scellerata della sanità pubblica, con tagli enormi, che oggi portano a non avere personale e strutture per affrontare l’emergenza.

Così per i trasporti dove, nonostante mesi a dispisizione per incrementarli, si è arrivati alla riapertura di scuole e università totalmente disorganizzati.

Per questo, nel momento storico che stiamo vivendo, deve essere aiutato e tutelato chi veramente questa crisi la sta pagando, non erogando soldi a pioggia ma utilizzando criteri specifici che guardino alle categorie oggi più fragili le quali, dopo questo secondo lockdown, rischiano veramente di ritrovarsi sommerse da debiti, senza avere altra opportunità che quella di chiudere la propria attività.

In piazza abbiamo ascoltato tutti gli operatori interessati, lanciando varie proposte per soluzioni concrete e rapide.

Chiediamo che venga erogata la cassa integrazione piena per tutti coloro che non possono lavorare; il blocco delle bollette del Ruzzo, di luce e gas, della TARI per il 2020, e di tutte le tasse e dei contributi relativi ai mesi di chiusura; sospensione degli affitti per i locali commerciali e per le famiglie in difficoltà; di abbassare le tasse universitarie e di venire incontro agli studenti fuorisede che hanno difficoltà a pagare gli affitti; l’istituzione di un fondo a sostegno di chi non riesce neanche a fare la spesa.

Aiuti concreti che non risolvono certo tutti i problemi, ma che possono sostenere le fasce più colpite dalla pandemia. Per poter riniziare quando tutto sarà finito, con più tranquillità e con meno debiti sul groppone».

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