domenica , 25 Luglio 2021

Operazione “Bulldog”: il capo della banda rideva al telefono dopo aver fatto brillare una bomba -VIDEO

Montesilvano -Si è conclusa l’operazione “Bulldog”.
Le indagini, complesse e minuziose si sono protratte per 3 anni e sono state condotte dei Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Montesilvano, coordinati dal Comandante della Stazione Cap. Luca La Verghetta e dal Cap. Donato Agostinelli.  Criminali senza scrupoli mettevano in ginocchio tante piccole imprese familiari con  estorsioni e truffe. A capo dell’organizzazione un cerignolano, in una conversazione telefonica intercettata dai militari, dopo aver fatto saltare un ordigno il delinquente rideva e minimizzava, rispondendo a chi lo invitava a smettere che quanto commesso gli faceva bene “aumenta l’adrenalina”. 

L’attività investigativa del NOC della Compagnia Carabinieri di Montesilvano trae origine da due gravi eventi delittuosi di matrice estorsiva accaduti la notte del 14 agosto  e il 18 novembre del 2018 .
Prima vi era stato l’incendio di un autocarro e il danneggiamento di un’autovettura colpita da un proiettile di pistola ad un pneumatico, mezzi entrambi in uso alla vittima. 
Il successivo, più rilevante, quando l’esplosione di un potente ordigno rudimentale collocato davanti all’abitazione dell’imprenditore nella notte del 18 novembre 2018 danneggiava irrimediabilmente l’immobile della vittima e  i muri esterni e interni di un appartamento in ristrutturazione di un prossimo congiunto. 

I danni provocati dall’esplosione

A seguito di quell’esplosione, il personale del Nucleo Operativo procedeva al sequestro dell’area interessata dalla deflagrazione, effettuava i rilievi tecnici fotografici che consentivano di rinvenire i frammenti dell’ordigno esploso ed acquisiva le prime immagini registrate dal sistema di videosorveglianza fatto appositamente installare nei pressi dell’abitazione dell’imprenditore subito dopo il primo episodio del 14 agosto 2018. 

L’analisi delle stesse permetteva di ricostruire le fasi del delitto:  poco prima della mezzanotte giungeva un uomo a bordo di un’autovettura, dopo averla parcheggiata nei pressi dell’abitazione collocava l’ordigno in corrispondenza del muro perimetrale e velocemente si allontanava verso un vicino canneto prima che si verificasse la violenta esplosione. Le risultanze acquisite dai sopralluoghi effettuati presso l’abitazione, le immagini acquisite, e la denuncia formalizzata dalla stessa vittima facevano emergere i primi sospetti su T.G. di origine pugliese. 
L’attività d’indagine dei Cc. proseguiva con le intercettazioni telefoniche sulle utenze delle persone coinvolte, per verificare la genuinità delle dichiarazioni rese dal denunciante, accertare il vero movente ed apprendere i fatti che avevano originato i primi due gravi episodi criminosi collegati fra loro.

Le investigazioni permettevano di accertare i contatti fra il soggetto cerignolano T.G. ed un altro di origine albanese N.E., entrambi con precedenti di polizia e le  responsabilità dei due nell’ennesimo tentativo incendiario avvenuto il successivo 19 dicembre 2018, ancora una volta ai danni dello stesso imprenditore.

In questi ultimi due eventi, determinante e tempestivo è risultato l’intervento del personale del Nucleo Operativo di Montesilvano che monitorava l’abitazione della vittima sin dal 19 novembre 2018. In entrambi i casi venivano resi inermi due ordigni che avrebbero potuto creare seri pericoli per l’incolumità dell’imprenditore vittima di estorsione, della sua famiglia e di tutto il vicinato. 

All’origine degli attentati intimidatori a danno dell’imprenditore vi erano concreti interessi economici da parte di una vera e propria organizzazione criminale, con a capo il T.G. quale “dominus”,interessato ad acquisire col metodo dell’estorsione il controllo di varie attività commerciali (ndr. piccole aziende, night, supermercati, società ed altro) scelte ad hoc per “riciclare” e gestire i profitti.

L’attività investigativa è stata svolta intercettando oltre 50 utenze telefoniche dal 19.11.2019 al 31 gennaio 2020), servizi di o.c.p. con videoriprese, uso di localizzatori di posizione GPS magnetici, interrogando persone informate sui fatti e formalizzando denunce delle vittime .
L’acquisizione di ingenti quantità di documentazioni inoltre comprovavano i reati ascritti inchiodando T.G, quale mandante e N.E. come esecutore materiale del tentativo incendiario fallito del 24 maggio 2019. Due ordigni esplosivi erano pronti per essere utilizzati, rinvenuti dai carabinieri nelle adiacenze dell’abitazione della vittimaerano stati fatti brillare dal personale del Nucleo Artificieri e Antisabotaggio di Chieti. L’attività d’indagine successivamente ha permesso di riscontrare che i membri dell’organizzazione criminale utilizzavano metodi minacciosi e violenti per convincere le proprie vittime alle loro pretese e disponevano di armi di qualsiasi tipo ed esplosivi. 

Numerosi i gravi elementi indiziari raccolti nel corso delle complesse indagini effettuate dall’Arma fra l’agosto 2018 ed 1″aprile 2021, attraverso le numerose conversazioni intercettate, i contestuali servizi eseguiti anche fuori territorio di giurisdizione hanno esposto a elevati rischi il personale operante vista la disponibilità di armi ed esplosivi dei membri della banda, le stesse che venivano utilizzate in alcuni casi per intimidire gli imprenditori e le altre parti offese.

Le perquisizioni ed i numerosi sequestri di documentazione finanziaria, fiscale e bancaria, hanno perfettamente dimostrato la sussistenza del vincolo associativo fra 13 (tredici) delle 20 persone indagate. L’attività laboriosa e complessa, per lo più svolta nel delicato periodo epidemiologico, ha in sostanza permesso di accertare la perpetrazione di ben 70 reati complessivi. di associazione per delinquere finalizzata alla acquisizione diretta ed indiretta della gestione e del controllo dì attività economiche, soprattutto nel campo commerciale, rivolta al conseguimento di plurimi ed ingenti vantaggi ingiusti, provento di delitti contro il patrimonio, quali intestazione fittizie di beni, riciclaggio, truffe, appropriazione indebita, ricettazione, nonché di delitti contro la persona, quali estorsioni e danneggiamenti, nonché di detenzione e porto di armi ed esplosivi. Gli esiti delle indagini, riepilogati in tre voluminose informative depositate nel periodo compreso fra l’aprile 2019 ed il settembre 2019 alla Procura della Repubblica di Pescara, avevano subito un lungo periodo di “stasi” sia a causa dell’emergenza pandemica, che dei procedimenti di impugnazione delle misure cautelari richieste a carico di tutti gli indagati dal P.M. dott. Andrea Di Giovanni che ha diretto tutte le attività investigative — e quelle di opposizione promosse dai rispettivi legali, nonché dai successivi ricorsi per Cassazione. 

La banda gestiva i proventi di reiterate negoziazioni fraudolente in danno di tante attività commerciali, società finanziarie e di leasing sotto le mentite spoglie di società gestite da prestanomi con la quali venivano portate a compimento circa 50 truffe a carico di medi e grandi imprenditori in campo nazionale. 

I militari del NOC sono riusciti a ricostruire i livelli organizzativi dell’associazione per delinquere, finalizzata alla consumazione di plurime truffe mirate all’acquisizione fraudolenta di beni di elevato valore commerciale che venivano poi  reimpiegati in favore di terzi acquirenti o destinati all’espatrio, avvalendosi di soggetti “deboli” quali “prestanome”,principali interlocutori con le medie imprese e le grandi società commerciali, e quindi alla commissione di plurimi delitti quali estorsioni, ricettazione, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, riuscendo a individuare come certo promotore e coordinatore del vincolo criminale  T.G. 

Profitti illeciti consistenti in beni commerciali di varia natura come autovetture di grossa cilindrata di elevato valore commerciale, merci di qualsiasi genere (tonnellate di plastica, polimeri, porte in legno pregiato, materiale informatico come p.c. stampanti e telefonia) e anche alimentari, per un ammontare di un milione di Euro di giro che l’organizzazione criminale nella maggior parte dei casi faceva confluire presso il capannone della società prestanome ubicato in Bellante (TE), per la successiva redistribuzione e commercializzazione dei beni in altri esercizi commerciali molti di essi gestiti da associati o con l’alienazione fraudolenta all’estero verso l’Albania (come nel caso delle autovetture). 

GLI ARRESTATI 

T.G. veniva colpito dalla misura cautelare del G.I.P. di Pescara e a partire dal 30 marzo 2020 veniva dichiarato “latitante”. 

Le successive e mai interrotte attività di ricerca dell’indagato consentivano ai militari di rintracciarlo nello stesso giorno permettendo la sua cattura a Pescara, mentre proveniva da Milano dove aveva cercato rifugio. 

Il 8 settembre 2020, in esecuzione all’ordinanza di misura cautelare emessa dal Tribunale del Riesame di L’Aquila, il giorno 11 luglio 2020 il personale dei Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Montesilvano localizzava in Lombardia a Bollate l’indagato F.A.e lo traeva in arresto sottoponendolo agli arresti domiciliari. 

Il  il 27 maggio 2021, i Carabinieri del N.O. a Cerignola (FG) in esecuzione all’ordinanza emessa dal Tribunale per il Riesame di L’Aquila, traevano in arresto T. P. e D.V. nei confronti dei quali era stata disposta la custodia cautelare in carcere, associandoli alla Casa Circondariale di Foggia. 

Il giorno dopo, ad Ascoli Piceno lo stesso personale notificava la medesima ordinanza all’albanese N. E, ivi sottoponendolo agli arresti domiciliari.

I RISULTATI DELLE INDAGINI 

Il complesso dell’operazione ha consentito di: 

Denunciare in stato di libertà n.20 persone per i reati di associazione per delinquere operante in campo nazionale’ e transnazionale” finalizzata alla acquisizione diritta ed indiretta della gestione e del controllo di attività economiche soprattutto nel campo commerciale rivolta al conseguimento di plurimi ed ingenti vantaggi ingiusti (un giro di affari con profitti illeciti valutabili in circa l milione di euro), provento di delitti contro il patrimonio, in species intestazioni fittizie di beni, riciclaggio, truffe, appropriazione indebita, ricettazioni, e delitti contro la persona, quali estorsioni, sequestri di persona e danneggiamenti, delitti in materia di armi, in species detenzione e porto di armi ed esplosivi.
Le vittime di tali attività illecite sono circa 40, medi e grandi imprenditori dimoranti nelle zone del pescarese, del teramano, nelle Marche, in Umbria, in Emilia Romagna, in Lombardia. 

Arrestare su ordinanza di custodia cautelare personale complessivamente n.5 persone, di cui n.3 in carcere e n.2 in regime di arresti domiciliari. 

LA CONVERSAZIONE TELEFONICA INTERCETTATA

❑ T. G.: ah ah.. (ride n.d.r.)
❑ v.m.: hai finito di sparare queste bombolette.. ah? Ma come cazzo è ti ho detto che devi fare la persona seria, mannaggia alla madosca…ma sempre tu sei!…
❑ T.G.: perché ma dove mi hai visto? • v.m.: ma niente… mi dicono che sei tu quello che fa bordello la…ma come cazzo dobbiamo fare, dimmi tu che dobbiamo fare?
❑ T. G.: ah ah (ride n.d.r.) ogni tanto fa bene
❑ v.m.: fa bene
❑ T.G.: aumenta l’adrenalina
❑ v.m.: l’adrenalina…ha detto aumenta l’adrenalina …ma che dici! 

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