martedì , 28 Settembre 2021

Impugnata la legge regionale che ha tagliato il Parco Regionale Sirente-Velino: le reazioni di associazioni e opposizioni

Il Consiglio dei Ministri impugna la legge della Regione Abruzzo che ha tagliato il Parco Regionale Sirente-Velino, la n. 14 del 08/06/2021 “Nuova disciplina del Parco naturale regionale Sirente Velino e revisione dei confini. Modifiche alla l.r. 42/2011”, evidenziando come talune disposizioni si pongono in contrasto con la normativa statale in materia di aree naturali protette e in materia di ordine pubblico e sicurezza e violano gli articoli 117, secondo comma lettera g), h), l) e s) della Costituzione.

Soddisfatto Il WWF: “Il Governo ha nei fatti condiviso le nostre richieste”

Il WWF nella richiesta di impugnativa presentata al Governo nei giorni scorsi, tra le altre questioni, aveva sollevato proprio il vulnus della legge regionale rispetto all’art. 117 della Costituzione e il fatto che la riperimetrazione attuata andasse a compromettere “il nucleo minimo di salvaguardia del patrimonio naturale” richiesto dalla normativa nazionale.

“Abbiamo cercato il dialogo con la Regione in tutti i modi”, dichiara Filomena Ricci, delegato WWF Abruzzo. “Una petizione con 125.000 firme e un appello sottoscritto da 50 personalità del mondo dei parchi, della ricerca e della cultura abruzzese non sono bastati a fermare le decisioni della Giunta Marsilio che ha scelto la strada del taglio e della modifica normativa senza ascoltare il mondo ambientalista, il comitato locale di cittadini sorto a difesa del Parco e neppure diversi sindaci dell’area. Arriva così un primo sonoro stop per l’impostazione data dalla Giunta Marsilio alla gestione del Parco Regionale Sirente Velino che viene giustamente riconosciuto come un bene di tutti e come tale non può essere ridotto nei suoi confini secondo logiche localistiche e riduttive e con una legge che si pone in contrasto con i principi di tutela delle aree protette”.

Il WWF esprime grande soddisfazione per questo primo risultato e, in attesa del pronunciamento della Consulta, invita il Consiglio regionale a riformulare una legge nata sbagliata e che non potrà portare alcun beneficio al territorio e alle popolazioni che lo abitano.

Stazione Ornitologica Abruzzese: nel 2021 anacronistico governare togliendo le protezioni agli ultimi ambienti naturali.

Stazione Ornitologica Abruzzese aveva avvisato immediatamente il governo regionale sulle criticità del provvedimento rispetto alle misure di conservazione della fauna protetta a livello comunitario. Tutto inutile. Il 29 giugno scrisse al Governo: contrasta con principi costituzionali e comunitari sulla tutela della Natura, legge da impugnare.

“Regione torni sui suoi passi prima della decisione della Consulta”

“Ora la regione torni indietro sui suoi passi e ripristini i confini del Parco del Sirente senza aspettare la decisione della Consulta” così la Stazione Ornitologica Abruzzese che aveva avvisato addirittura fin dall’iter di approvazione delle criticità che presentava la proposta di taglio dei confini del Parco regionale Sirente-Velino.

Vi erano molteplici profili problematici ricorda la SOA, in primis quello della tutela delle specie d’interesse comunitario, dal rarissimo Lanario all’Aquila reale, dal Gracchio corallino alla Coturnice. Pervicacemente la maggioranza in consiglio regionale e il Presidente Marsilio hanno insistito e hanno approvato la norma.

“Il 29 giugno scorso, – ricordano gli ambientalisti- non appena pubblicata la legge sul BURA, abbiamo quindi scritto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri chiedendo appunto di portare la norma davanti alla Corte Costituzionale, come poi avvenuto, in quanto a nostro avviso:
-viola le normative comunitarie (direttive 43/92/CE “Habitat” e 147/2009/CE “Uccelli”) sulla misure di conservazione di specie e habitat, in quanto da un lato vengono meno i vincoli dell’area protetta come la caccia e dall’altro non sono introdotte misure di conservazione idonee alla tutela delle specie nelle aree ora escluse dal parco:
-contrasta con la Direttiva 42/2001/CE sulla Valutazione Ambientale Strategica in quanto di fatto le scelte della regione sono equiparabili ad un’attività pianificatoria di quel determinato territorio, processo che necessita appunto di una valutazione ambientale adeguata e non certo delle quattro paginette con cui l’assessore ad un certo punto si è presentato al Consiglio Regionale per sostenere “tecnicamente” la bontà della norma.”

Ora toccherà alla Consulta stabilire se la legge regionale rispetta i principi costituzionali. “Sarebbe però lungimirante, nonché auspicabile, da parte della regione un atto di umiltà. Torni sui propri passi prima della sentenza, dimostrando di saper riflettere sugli errori compiuti. Infatti, al di là delle questioni di costituzionalità o meno della norma, il problema è il merito. Nel 2021 consideriamo anacronistico tagliare un parco ed eliminare i vincoli alle aree che presentano ancora caratteri di naturalità quando il nostro ambiente è sempre più cementificato e impoverito, come dimostrano i dati ISPRA sul consumo di suolo e la vulnerabilità del territorio a frane, alluvioni, perdita di biodiversità.” Conclude la Stazione Ornitologica Abruzzese.

Fina: “Centrodestra abruzzese inconsistente, ora promuoviamo altra via per raccogliere le esigenze dei sindaci” 

“Non ci interessa cantare vittoria, era evidente che la scelta fosse sbagliata e avevamo previsto incontrasse questo stop”: inizia così il commento di Michele Fina, segretario del Partito Democratico abruzzese, alla decisione del governo di impugnare la legge di riperimetrazione del Parco regionale Sirente Velino. 

Fina ritiene che “debbano rispondere delle loro contraddizioni i partiti della maggioranza regionale che sono anche al governo nazionale. L’assessore Imprudente, a cui fa capo la scelta del taglio del Parco Sirente Velino, è un componente di spicco della Lega abruzzese, quella Lega che è nel Consiglio dei ministri che sceglie di impugnare il provvedimento di riperimetrazione. Lo stesso vale per Forza Italia, che in Abruzzo approva la legge e a livello nazionale, attraverso la ministra Gelmini, ne promuove l’impugnazione”. Tuttavia, prosegue Fina, “le contraddizioni ci interessano fino a un certo punto, e sono evidentemente il frutto dell’inconsistenza dei partiti del centrodestra abruzzese, del livello dei rapporti con i loro referenti nazionali. Ora ci interessa interloquire con i sindaci per capire le ragioni che hanno portato a questa scelta, e se c’è un’altra strada per raccogliere le loro esigenze. Io stesso promuoverò un confronto sincero, rispettoso e nel merito con il neopresidente del Parco Francesco D’Amore, e una riunione nella quale coinvolgeremo tutti i sindaci per elaborare una proposta alternativa, con l’obiettivo di risolvere le problematiche che hanno sollevato attraverso un’altra via. Resto convinto che la scelta più intelligente sia far nascere un Parco nazionale che aiuti ad avere strumenti e risorse per rafforzare le opportunità di un’area protetta. Ma vogliamo confrontarci e capire insieme”. 

Fedele(M5S) “Centrodestra incapace di governare l’Abruzzo, continueremo a combrattere questa norma mannaia in ogni sede possibile”

“Una notizia che non ci stupisce e che conferma tutta l’incapacità del centrodestra di gestire l’Abruzzo. Quella sulla riperimetrazione del parco Sirente Velino è una legge iniziata male e finita peggio. Una legge che abbiamo contrastato in ogni modo: in consiglio l’abbiamo osteggiata con 14mila emendamenti, tanto che la maggioranza pur di farla passare ha dovuto ricorrere allo squalificante strumento della ghigliottina. Ma noi continueremo ad opporci in ogni sede possibile a questa sciagura per l’Abruzzo” il commento arriva dal Consigliere regionale Giorgio Fedele, da sempre in prima fila per la tutela del Parco Sirente Velino e protagonista, al fianco di associazioni e cittadini, della lotta alla legge che ha sancito il taglio di migliaia di ettari di area protetta.

“Ci auguriamo, quindi, che questo sia il primo passo verso l’affossamento totale di un testo che taglia migliaia di ettari di parco, che strizza l’occhio a chi vede la montagna come terreno di caccia o mercato di legname e che non valorizza in alcun modo il nostro territorio. 

Nei lavori di commissione, che hanno poi portato all’approvazione in consiglio, tutti i portatori di interesse non sono stati ascoltati, come inascoltate sono state le opposizioni e, se non bastasse, sono state ignorate le oltre 150mila firme di cittadini che volevano salvare il parco. Lo stop del CdM è il risultato che si ottiene quando si vuole governare da soli – incalza Fedele – avendo ben chiari i fini di partito ma molto meno il bene comune per l’intero territorio a cui, invece, ogni forza politica dovrebbe mirare. 

Continueremo la nostra battaglia a tutela del parco e lo faremo in ogni sede possibile, sperando che questo segnale d’arresto da parte del Governo sia un motivo di riflessione per Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia e un input a rivedere una legge che, così com’è oggi, rappresenta  solo una sciagura per l’Abruzzo” conclude.

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