giovedì , 22 Febbraio 2024

Lavoratori qualificati introvabili: Confartigianato “è allarme in Abruzzo”

Da sinistra, Di Blasio e Di Marzio

Confartigianato: “I dati dimostrano che mancano profili idonei soprattutto nelle imprese artigiane, occorre cambiare marcia”

Pescara – I posti di lavoro in Italia ci sarebbero, ma non i candidati con i requisiti adeguati. Lo dimostra un rapporto di Confartigianato, basato su dati Unioncamere-Anpal, in merito al tema dell’emergenza manodopera. Nel 2022 le piccole imprese, a livello nazionale, evidenziano difficoltà a reperire 1.406.440 lavoratori, pari al 42,7% delle assunzioni complessivamente previste. Se si restringe il campo al settore dell’artigianato, la quota sale al 50,2%, pari a 263.980 lavoratori introvabili.

dati abruzzesi, in linea con il trend nazionale, nell’anno 2022 rilevano un mancato reperimento di profili idonei pari al 42,1% rispetto al totale delle assunzioni programmate dalle imprese fino a 49 dipendenti. 

La situazione peggiora nel comparto dell’artigianato, nell’ambito del quale l’Abruzzo, con una percentuale del 50,8%, si colloca al di sopra della media nazionale, sullo stesso gradino delle Marche. In sostanza l’Abruzzo è tra le regioni del Centro-Sud che fanno più fatica ad incrociare domanda e offerta di lavoro: le cose, in questa fascia del territorio italiano, vanno meglio in Toscana (50,2%), Lazio (48,9%), Liguria (47,1%), Sardegna (46,3%), Campania (43,9%), Molise (42,5%), Calabria (42,1%), Sicilia e Basilicata (41,4%), Puglia (40,1), mentre al Nord vanno peggio soltanto in Trentino Alto Adige (57,1%), Friuli-Venezia Giulia (56,4%), Veneto (55,1%), Umbria (54,1%), Piemonte e Valle d’Aosta (53,1%), Lombardia (52,8%) e Emilia Romagna (52,6%).

Le province abruzzesi in cui le imprese artigiane e non artigiane scontano maggiori difficoltà nel reperire il personale, con percentuali superiori alla media provinciale del Paese (40,5%), sono L’Aquila e Chieti (43,6%), mentre leggermente al di sotto si piazzano Pescara (38,5%) e Teramo (38%).

Difficoltà di reperimento per settore 

Dallo studio emerge che nel 2022, a livello nazionale, i settori in cui si registrano le maggiori criticità nel reperimento di profili professionali idonei sono, in ambito manifatturiero, i comparti della metallurgia e dei prodotti in metallo con il 55%. A seguire apparecchiature elettriche, elettroniche, ottiche e medicali (52,1%); macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto (51,6%); legno e mobili (50,9%); beni per la casa, tempo libero e altre manifatturiere (49,3%); tessili, abbigliamento e calzature (46,3%). Forte mismatch tra domanda e offerta anche nel settore delle costruzioni, con il 52,8%, e nel terziario, dove il fenomeno risulta più marcato per il commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (57,5%), seguito da servizi informatici e telecomunicazioni (52,3%) e servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (47,2%).

Le principali figure che risultano di difficile reperimento sono quelle dei progettisti e amministratori di sistemi (83,9%); analisti e progettisti di software (80,8%);intonacatori (78%); specialisti di saldatura elettrica (77,7%); idraulici (70,1%); meccanici (69,9%); installatori di infissi e serramenti (67,6%); tecnici programmatori (66,8%); saldatori (66,8%). 

La tendenza del 2023 in Abruzzo

Con l’inizio del nuovo anno la situazione non sembra migliorare e anzi, da un esame dei dati rilevati nel primo mese del 2023, l’Abruzzo, con una percentuale del 48,1% (superiore alla media nazionale pari al 45,6%) vede aumentare le difficoltà nel reperimento di manodopera qualificata del 7,7% rispetto all’anno precedente. Numeri che collocano l’Abruzzo al primo posto, in tutto il Centro-Sud Italia, nella poco ambita classifica delle regioni che fanno fatica ad intercettare i profili lavorativi di cui hanno bisogno le aziende. Ampliando lo sguardo all’intero Paese, l’Abruzzo si piazza al settimo posto della graduatoria nazionale: hanno maggiori problemi solo Trentino-Alto Adige (56,7%), Friuli-Venezia Giulia (55,5%), Valle d’Aosta (54,8%), Emilia-Romagna (50,1%), Umbria e Veneto (49,7), Piemonte (49,3). 

Tra i profili più difficili da trovare, a livello nazionale, ad inizio anno figurano gli operai specializzati e conduttori di impianti e macchine (55,8%), in particolare gli operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici (63,4%), gli operai nelle attività metalmeccaniche richiesti in altri settori (61%) e gli operai specializzati nelle industrie del legno e della carta (59,2%).

I fattori del mismatch tra domanda e offerta di lavoro 

La crisi demografica, determinata da denatalità e invecchiamento della popolazione, si riverbera sul mercato del lavoro, riducendo gli attivi e incrementando la difficoltà di reperimento di manodopera. Nell’arco degli ultimi dieci anni, gli under 35 attivi sul mercato del lavoro – occupati e in cerca di occupazione – sono diminuiti del 10,4 %, che in termini assoluti si traduce in un calo di 716 mila unità. Per i prossimi trent’anni è peraltro prevista una ulteriore diminuzione, del 23,6%, della popolazione in età da lavoro, soprattutto nel Mezzogiorno. L’Abruzzo è tra le regioni che, sulla base delle previsioni, andrà incontro alla più elevata intensità del calo demograficocon una diminuzione del 30%, collocandosi ben al di sopra della media nazionale. Sarà peggio solo per Campania (-30,7%), Sicilia (-33,4%), Puglia (-34,1%) Calabria (-34,7%), Molise (-34,8%), Basilicata (-39,5%) e Sardegna (-40,4%).

“Il difficile reperimento della manodopera rappresenta la punta dell’iceberg di una società complessa e caratterizzata da un mercato del lavoro turbolento – osservano il presidente e il segretario regionale di Confartigianato Abruzzo, Giancarlo Di BlasioDaniele Di Marzio – i molteplici fattori che, insieme al calo demografico, incidono sul fenomeno, hanno a che vedere con l’adeguatezza del percorso scolastico-formativo, con la precedente esperienza lavorativa, con la retribuzione offerta dall’azienda, con l’accesso a strumenti di welfare aziendale e con la flessibilità degli orari”. Di Blasio e Di Marzio aggiungono che “la rapidità del progresso tecnologico, nell’ambito della transizione digitale in corso, genera una maggiore difficoltà di aggiornamento del sistema scolastico, senza dimenticare che sull’offerta di lavoro incidono i flussi migratori, in ingresso e in uscita, caratterizzati anche dalla fuga di giovani cervelli”. 

Secondo i massimi esponenti dell’associazione di categoria, “occorre programmare tutti gli aspetti, in modo particolare quello della formazione e preparazione delle risorse. La carenza di manodopera va affrontata con un approccio sistemico e coordinato degli interventi di politica economica e delle misure per riattivare il mercato del lavoroNotevole è l’impegno nell’artigianato – concludono Di Blasio e Di Marzio – ad investire sulla qualità della contrattazione collettiva, che prevede importanti forme di welfare aziendale”.

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