sabato , 25 Maggio 2024

Presentata la prima bozza del Calendario Venatorio ’23/’24, il WWF Abruzzo ‘migliorato ma necessita di revisione’

Il WWF Abruzzo: è necessaria maggiore attenzione per la fauna selvatica. Periodi di caccia da rivedere, specie da escludere e maggiore attenzione per le terre dell’orso marsicano, queste le principali richieste dell’Associazione 

Nei giorni scorsi è stata presentata in consulta, la prima bozza del Calendario venatorio 2023/2024, documento redatto ogni anno dalla Regione Abruzzo che disciplina l’attività di caccia sul nostro territorio. Il calendario secondo l’associazione del Panda negli anni è migliorato sotto alcuni punti di vista e rispetto all’intervento su alcune specie, grazie soprattutto ai molteplici ricorsi del WWF e di altre Associazioni, tutti vinti, che si sono susseguiti già dal 2009, ma continua a presentare criticità, alcune delle quali si ripropongono ciclicamente. A tal proposito, il WWF Abruzzo ha presentato le proprie osservazioni evidenziando alcune importanti necessità di revisione. In estrema sintesi le richieste del WWF Abruzzo sono: 

  • apertura generale della stagione venatoria il 1° ottobre senza deroghe e giornate di pre-apertura; 
  • chiusura della caccia a tutte le specie di uccelli al 31 dicembre; 
  • sospensione della caccia alla coturnice e all’allodola;  
  • maggiore attenzione per le aree di presenza dell’orso bruno marsicano e per l’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise;  
  • richiesta di richiamare il divieto di caccia nelle aree percorse da incendi e quello di abbandono di cartucce.  

    L’Associazione ricorda, inoltre, che il calendario venatorio andrebbe approvato, in base alla normativa vigente, entro il 15 giugno e invece ad oggi è appena partito l’iter di discussione. 

     
    “Sono ben 8 le sconfitte giudiziarie che la Giunta Marsilio/Imprudente ha collezionato dal 2019 a oggi (tra sentenze, ordinanze e decreti cautelari da parte del TAR Abruzzo) – ricorda Claudio Allegrino, coordinatore delle guardie del WWF Abruzzo – ma anche negli anni precedenti la Regione Abruzzo aveva incassato sconfitte ai numerosi ricorsi presentati dal WWF e da altre Associazioni ambientaliste, a dimostrazione che quanto viene osservato è basato su evidenze concrete e giuridicamente sensate.” 

    “Come ogni anno – continua Filomena Ricci, delegata WWF Abruzzo – ci auguriamo che la Regione accolga le indicazioni presentate dal WWF Abruzzo per rendere l’attività venatoria meno impattante sulla fauna selvatica. Riteniamo sia necessaria una diversa impostazione di confronto e mediazione da parte della Regione Abruzzo che non può delegare questioni importanti e delicate come la gestione della fauna alle sentenze del TAR, strada che ogni volta ci vediamo costretti a percorrere. Dopo tutte le sconfitte accumulate non sarebbe ora che il governo regionale smettesse di riproporre azioni dannose per l’ambiente e sprecare i soldi dei contribuenti, ma decidesse di tutelare la fauna, bene comune dei nostri territori, e non solo le pretese dei cacciatori?” 
     

Le osservazioni del WWF Abruzzo sul calendario venatorio in maggiore dettaglio  

  • La prima richiesta è quella che viene reiterata ogni anno: l’apertura generale della stagione venatoria al 1° ottobre, per tutte le specie cacciabili, evitando ogni forma di apertura e di pre-apertura a settembre. Nella proposta di calendario per la prossima stagione si ripropongono le pre-aperture che qualche anno fa erano state eliminate dalla stessa Regione Abruzzo: stante l’attuale programmazione si potranno cacciare in alcune giornate di preapertura gazza, cornacchia e ghiandaia (14 e 16 settembre) ed è prevista l’apertura generale a settembre, 23 e 24 settembre per quaglia e fagiano e dal 17 settembre per cornacchia, gazza, merlo e ghiandaia. 

Le pre-aperture possono creare impatti negativi sulla fauna selvatica, anche su quella non cacciabile, in quanto a settembre molte specie sono ancora nella fase di cura della prole. L’apertura unica a ottobre, inoltre, consentirebbe di ottimizzare la vigilanza venatoria (sempre meno presente sul territorio a causa dello smantellamento delle Polizie provinciali) e di ridurre il fenomeno del bracconaggio.  

  • Per la beccaccia e il colombaccio la Regione vuole estendere i periodi di caccia a gennaio o addirittura a febbraio, per alcune modalità di caccia. Il WWF chiede invece di chiudere la caccia a tutte le specie di uccelli al 31 dicembre, secondo il principio di garanzia della completa protezione delle specie. 
  • Si continua a consentire la caccia alla coturnice, specie per la quale non si registra un miglioramento relativo allo status di conservazione (la specie è inserita nell’Allegato I della Direttiva “Uccelli” 2009/147/EC e ha uno stato di conservazione sfavorevole in Italia). La Regione Abruzzo ha un ruolo chiave per la salvaguardia della coturnice sull’Appennino, pertanto l’unica concreta azione per la tutela della coturnice dovrebbe essere la sospensione della caccia.  
  • Stessa situazione per l’allodola, una specie in stato di conservazione sfavorevole con un calo della popolazione in Europa (SPEC 3; BirdLife International 2004;www.ebcc.info/index.php?ID=612) e in assenza di adeguati piani di gestione o in presenza di piani di gestione inefficacemente applicati, non si può pensare di prevedere un piano di prelievo venatorio né possono essere sufficienti le limitazioni inserite nella proposta di calendario venatorio. Si ritiene pertanto che l’unica concreta azione per la tutela della specie è la sospensione della caccia a questa specie.  
  • Per la tutela dell’orso bruno marsicano, il calendario venatorio della Regione Abruzzo continua a dimenticare la presenza dell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise: non solo prosegue nell’utilizzo di una terminologia impropria, ma ancor più grave, a cinque anni dall’approvazione dalla DGR n. 480/2018, omette di predisporre tutti gli atti consequenziali all’istituzione dell’area contigua previsti dalla legge quadro sulle aree protette che risale al 1991, come la modifica del carico venatorio e la definizione dei modi e dei tempi di caccia distinti. Il calendario venatorio proposto inoltre non rispetta quanto previsto dal PATOM – Piano d’azione sull’orso bruno marsicano (azione B5) che indica, per l’area individuata di presenza della specie, l’utilizzo della tecnica della girata e non quella della caccia in battuta, indipendentemente dal numero di cani utilizzati.  
  • Nella proposta di calendario venatorio viene poi confermato il raddoppio della distanza (da 50 metri a 100 metri) entro la quale si può cacciare dalle rive dei laghi, degli argini in caso in cui il terreno sia coperto in tutto o nella maggior parte di neve. Il WWF chiede il ripristino di questo divieto dei 50 metri, senza limitazioni.  
  • La proposta di calendario indica come inizio consentito dell’allenamento dei cani il 20 agosto. L’allenamento dei cani da caccia, invece, non dovrebbe iniziare prima del mese di settembre, come del resto indicato più volte dall’ISPRA. Ad agosto, infatti, è necessario evitare l’allenamento e l’addestramento dei cani al fine di contenere il disturbo alla fauna selvatica e la non rara uccisione accidentale dei piccoli nati.  
  • Devono essere reintrodotti i divieti previsti dalla normativa vigente e da sempre ricordati dal calendario venatorio come il divieto di abbandono delle cartucce e il divieto di caccia sulle aree percorse da incendi.  

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