mercoledì , 19 Giugno 2024

All’asta i resti degli alberi della Pineta Dannunziana: Radici in Comune “un affronto“

L’amministrazione comunale di Pescara mette all’asta dopo le attività di “bonifica” e rimozione, i tronchi lasciati dal fuoco della Riserva Naturale Regionale Pineta Dannunziana: “un affronto alla sostenibilità ambientale e alla gestione responsabile del territorio” secondo L’associazione “Radici in Comune”

Pescara – L’Ente gestore della Riserva Naturale Regionale Pineta Dannunziana, rappresentato dal Comune di Pescara, ha recentemente deciso di mettere all’asta i resti degli alberi di questa preziosa risorsa naturale, una scelta che ha sollevato critiche e preoccupazioni da parte dell’Associazione Radici in Comune, che sottolinea gravi lacune nella gestione e nella tutela di un patrimonio ambientale di inestimabile valore.

Secondo gli attivisti di Radici in Comune, il Piano di Assetto Naturalistico, approvato nel 2018 e pubblicato sul BUR Abruzzo nel febbraio 2019, è stato trascurato dall’amministrazione comunale nei documenti di programmazione annuali, come il Documento Unico di Programmazione (DUP), redatti dal 2020 al 2023. In questi documenti, inoltre, sottolinea l’associazione, le menzioni alla Riserva Naturale sono caratterizzate da formulazioni generiche e dalla mancanza di un impegno concreto verso la sua gestione e conservazione. Ulteriori critiche vengono mosse per l’assenza di un Comitato di gestione e una Direzione scientifica, organi ritenuti fondamentali per assicurare una gestione responsabile e basata su criteri scientifici della Riserva Naturale.
Questa carenza è stata evidenziata in modo drammatico dall’incendio che ha colpito l’area nel 2021 “Dopo l’incendio dell’agosto del 2021, di fronte al quale, nonostante gli allerta meteo, l’Amministrazione si è fatta trovare gravemente e drammaticamente impreparata, la stessa ha continuato a ritenere non necessaria una governance scientifica interna, ma si è avvalsa, con bizzarre e improvvisate formule, di variegate consulenze esterne, in modalità per nulla coerenti con la norma istitutiva dell’area protetta.” Si leggen nel documento dell’associazione.

Le attuali attività di “bonifica” e rimozione delle macerie lasciate dall’incendio sollevano ulteriori dubbi e critiche, in quanto il materiale di esbosco, ovvero il legname bruciato, viene considerato di scarso valore di mercato e addirittura suggerito per la combustione in impianti di biomasse, trasformando gli alberi da riserve di carbonio a fonte di emissioni di CO2. “un mondo alla rovescia!” esclamano gli attivisti.

La situazione si complica ulteriormente considerando la mancanza di riferimenti normativi adeguati a queste pratiche. Le leggi vigenti in materia di gestione forestale e ambientale non forniscono indicazioni specifiche riguardo alla messa all’asta degli alberi di una riserva naturale, rendendo ancora più discutibile l’operato dell’amministrazione comunale. “Abbiamo consultato tutte le attuali norme vigenti in materia, dalla Legge 21 novembre 2000, n. 353: “Legge-quadro in materia di incendi boschivi”, alla Legge 14 gennaio 2013, n. 10: “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, e finanche L.R. 4 gennaio 2014, n. 3: “Legge organica in materia di tutela e valorizzazione delle foreste, dei pascoli e del patrimonio arboreo della regione Abruzzo”, ma tutte  rimandano ai PAN vigente, dove non vi è  riferimento alcuno a tale pratica, nè tanto meno alla sua messa all’asta (per fare non si sa cosa)”.

A sollevare ulteriori preoccupazioni e dubbi da parte di Radici in Comune, si aggiungono l’assenza di adeguate campagne di comunicazione da parte dell’amministrazione comunale.
“…A detta grave lacuna si aggiunge quella relativa alle campagne di comunicazione, obbligatorie anch’esse, che a nostro avviso non sono mai state effettuate per nessuna delle opere di gestione ordinaria e straordinaria del verde, né tanto meno l’Amministrazione ha verificato che venissero effettuate (addirittura in diversi bandi l’Ente appaltante, il Comune, ha previsto opere in contrasto con i CAM, tipo dare punti a chi prevedesse la destinazione energetica degli scarti, fatto gravissimo!!!)”

“Si è letteralmente increduli-concludono gli attivisti di Radici in Comune– rispetto a quanto questa Amministrazione sia riuscita a non fare in termini di attuazione delle norme (a partire dal PAN e dal Codice degli appalti) e di converso a danneggiare l’area protetta con una sequenza sorprendente di attività, ordinariamente di “giardinaggio”, finanche alla distruzione di interi lembi di pineta come è avvenuto nel caso della realizzazione del Pendolo, 600 metri di follia viaria che oggi attraversano l’area protetta con il passaggio previsto di milioni di auto.
Il legname della Riserva non può essere mandato in fumo, affidandolo con un’asta ad aziende che usufruirebbero di inverosimili incentivi statali per mandarlo al rogo, producendo CO2, ma deve essere restituito alla stessa area protetta ovvero a tutte le aree verdi della città, perché è alla città e ai suoi abitanti che detto patrimonio appartiene.”

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