martedì , 7 aprile 2020
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A Lanciano “Il mercante di Venezia” con Albertazzi

Le scene

di Paolo Dore, i costumi di Daniele Gelsi, la consulenza storico letteraria di

Sergio Perosa e la consulenza musicale di Davide Cavuti. Lo spettacolo è

prodotto da Ghione Produzioni.

(Dalle note di regia di Giancarlo Marinelli)

Per me “Il Mercante di Venezia” è sempre stata la sinfonia della

giovinezza.
Antonio, Bassanio, Lorenzo, Porzia, Jessica, sono

l’incarnazione del sublime epigramma di Sandro Penna: “Forse la

giovinezza è solo questo / perenne amare i sensi e non pentirsi”.

In nome dell’amore non c’è pentimento se si domanda una fortuna in

prestito ad un amico con il rischio di rovinarlo; in nome di una libbra

d’amore non c’è rimpianto se, per un amico, sei disposto a dare in

garanzia una libbra della tua carne;
e non cՏ tormento, n̩ dolore, se,

per seguire un uomo che ti fa una serenata giù dal balcone, fuggi dalla

famiglia, calpesti il cuore di un padre che per te solo vive, trafugandogli

dalla casa le cose più preziose; persino quando, (come nel caso di Porzia –

Amleto), l’ombra del padre defunto continua a condizionare la tua scelta

d’amore, tenendoti a guinzaglio, direttamente dall’Ade, o il dogma cieco

di una legge sembra spegnere definitivamente il tuo sogno di felicità,

intervengono puntuali un sotterfugio o un travestimento, un colpo di

teatro e di giovinezza, (che son la stessa cosa), in grado di infrangere

gli ostacoli.
Sarà per questo che la Venezia di Shakespeare, nella mia

fantasia, nulla a che vedere con quella pastellata ed appestata di Thomas

Mann o con quella livida e morente di Giuseppe Berto; immagino questa

Venezia simile ad una spiaggia della California; ragazzi bellissimi, donne

sinuose come sirene, moto (scafi) che alzano la sabbia e le onde, un senso

continuo di vertigine, una perpetua vacanza, musica dappertutto, feste

dappertutto, un sabato sera periodico nella impossibile moltiplicazione

della giovinezza: questi ragazzi veneziani fanno continuamente ciò

che io, ogni volta che approdo in Laguna, vorrei fare: il bagno.
Li vedo

sempre umidi e seminudi, distesi al sole; anfibi verticali che sbracciano e

abbracciano la città.

E Shylock? Da dove vengono la sua malvagità, la sua avarizia, la sua

ostinazione a fiutare, fino ad asportare, l’odore del sangue? Mi sono

sempre chiesto: Shylock è semplicemente un antagonista agli eroi sopra

citati? Shylock è unicamente la nota dissonante e stonata dentro alla

sinfonia della giovinezza? Chi è veramente Shylock?

Ho visto e soprattutto letto la riduzione (o forse l’ampliamento, o forse

la perizia poetico ermeneutica) firmata da Giorgio Albertazzi, e mi

sono bastate poche parole per risolvere il mistero: “Dovrebbe essere

giorno secondo lo schema spazio-tempo, invece per noi è sera. Diciamo

tramonto”, scrive Albertazzi.

Giorgio Albertazzi ha fatto del “Mercante” un perfetto ibrido che sembra

ora scritto da Strindberg e ora da Sartre, passando per la lussuria di

Baffo e per i giocosi azzardi di Goldoni.
Ha subito capito, fin dai vagiti

della luce, che qui l’alba e il mattino, (sommariamente intesi come il

primordio della vita e quindi la giovinezza), e il tramonto e la sera, (da

considerarsi come tenebra, come male: come Shylock), sono di fatto non

distinguibili: è come se i giovani veneziani e il vecchio ebreo siano cerchi

nell’acqua creati dallo stesso sasso, riflessi specchianti dello stesso corpo,

della stessa vita: Shylock odia Antonio, Bassanio e la loro cricca perché

vorrebbe depredare quella giovinezza che non ha più (di qui l’ossessione

per la libbra di carne, che ha, di fatto, lo stesso significato dell’ossessione

per l’immortalità di Faust); e Antonio e Bassanio detestano Shylock

perché, in qualche modo, in lui scorgono il tramonto, il capolinea, il

bicchiere rotto a fine festa che, inesorabilmente, li attende.
In questo

senso Shylock è Antonio; Shylock è Bassanio; Shylock è Porzia.
E’ tutto

ciò che sono e tutto ciò che saranno. Per questo Shylock non può essere

l’ebreo rachitico, obliquo ed incartapecorito tratteggiato da Celine; anzi, è

uno splendido condottiero, un ipnotico sciamano che si muove tra le calli

a bordo di una stranissima zattera (così come aveva immaginato Zanzotto

per un film di Fellini).

Shylock, per me, è magnetico, irresistibile, perfettamente padrone di ogni

avventura e sventura; tanto da rendersi conto, nel processo finale, che

Porzia si è travestita da giureconsulto: è Shylock che decide di chinare il

capo, di perdere tutto. Di tornare giovane dentro a Porzia. Sì, Shylock è

l’uomo più bello e più giovane che io conosca. È Giorgio Albertazzi.

IL MERCANTE DI VENEZIA regia di Giancarlo Marinelli

personaggi e interpreti

  • Shylock Giorgio Albertazzi
  • Porzia Stefania Masala
  • Antonio Franco Castellano
  • Doge Paolo Trevisi
  • Bassanio Francesco Maccarinelli
  • Graziano/Pretendenti Diego Maiello
  • Jessica Ivana Lotito
  • Job Cristina Chinaglia
  • Lorenzo Simone Vaio
  • Nerissa Vanina Marini
  • I Ancella Alessandra Scirdi
  • II Ancella Erika Puddu
  • III Ancella Francesca Annunziata

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