mercoledì , 2 Dicembre 2020

Dopo il ciclone: le reazioni

Alessio Di Carlo
Segretario dell’Associazione “Radicali Abruzzo”
e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani in una nota inviata poche ore dopo la sentenza scrive:
 “La conferma dell’assoluzione dell’ex sindaco di Montesilvano, Enzo Cantagallo, da parte della Corte d’Appello di L’Aquila, ripropone  con forza  il problema di una giustizia che entra a gamba tesa nella vita di persone che vedono stravolta la propria esistenza per le iniziative estemporanee di una parte della magistratura. Quando poi si tratta di Amministratori scelti dagli elettori, il danno ha anche una gravissima evidenza pubblica, poiché l’intervento dei giudici finisce per scippare i cittadini dei diritti civili che loro attribuisce la Costituzione.

Ad oltre vent’anni da Tangentopoli, questo nodo resta irrisolto e sarebbe ora che il Governo affrontasse  il problema rappresentato da un potere giudiziario debordante in danno di quello esecutivo e legislativo che, al contrario, meritano identica dignità e tutele”.


Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista dal suo canto offre una lettura diametralmente opposta annunciando che
prescrizione non è assoluzione.

“La sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila non si trasformi nell’ennesima operazione di beatificazione degli imputati eccellenti.
In questa regione c’è una troppo diffusa tendenza delle classi dirigenti politiche, amministrative e imprenditoriali a rimuovere la questione morale di cui sono protagoniste.

La prescrizione per la condanna in primo grado per corruzione non equivale a un’assoluzione.

Se Cantagallo teneva alla reputazione avrebbe dovuto rinunciare alla prescrizione, cosa che evidentemente non ha fatto e che il suo partito non mi pare gli abbia chiesto.

Dunque la sentenza cancella la condanna per corruzione ma non la consapevolezza che quella condanna c’è stata e i fatti per cui l’ex-sindaco era stato condannato in primo grado.

Consiglio quindi di evitare festeggiamenti perché non c’è nulla da festeggiare”.

L’Altracittà – Montesilvano conferma le idee di Acerbo commentando:«Il processo “Ciclone” si trasforma in tiepido venticello: la Corte d’Appello de L’Aquila ha deciso di assolvere praticamente tutti gli imputati, tra cui l’ex sindaco di Montesilvano Enzo Cantagallo ed il suo vice Marco Savini. Noi de “L’Altracittà – Montesilvano” pensiamo che le sentenze vadano rispettate: esse sono basate sulla normativa vigente, la quale prevede l’elemento della prescrizione. Certo, se il processo non fosse durato 8 anni oggi non saremmo qui a parlare di assoluzioni per prescrizione, ma tant’è.

Rimane il fatto che l’ex sindaco Cantagallo viene assolto “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di associazione a delinquere (la più pesante dal punto di vista legale) e per sopraggiunti termini di prescrizione dall’accusa di corruzione, la più pesante dal punto di vista politico. Nel sottolineare la differenza tra i due tipi di assoluzione, noi de “L’Altracittà – Montesilvano” confermiamo il nostro giudizio politico estremamente negativo sull’operato dell’amministrazione Cantagallo, principale responsabile, con le sue azioni scellerate, del degrado sociale ed ambientale della nostra Montesilvano. Con questo non vogliamo assolutamente scagionare dalle loro colpe politiche le amministrazioni successive, che poco o nulla hanno fatto per correggere certe storture.

Concludiamo con un’ulteriore considerazione sulla prescrizione del reato di corruzione: la prescrizione è un elemento il cui valore e la cui legittimità non cambiano a seconda di chi ne beneficia. Ci auguriamo che coloro i quali gridano allo scandalo per le assoluzioni per prescrizione nel processo Eternit abbiano la coerenza di non esultare per le assoluzioni per prescrizione nel processo “Ciclone”».

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