mercoledì , 15 luglio 2020
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Sciopero lavoratori del commercio: PRC invita i consumatori al boicottaggio per solidarietà

Rifondazione Comunista informa che parteciperà al corteo promosso dalle organizzazioni sindacali previsto per domani sabato 7 novembre dalle ore 9,30 in via Po’ a San Giovanni Teatino, nei pressi dell’Ipercoop Abruzzo.

Lo sciopero spiegano gli esponenti di PRC ha una valenza importante per tutto il mondo del lavoro perché avviene in un settore dove da anni vige la più feroce guerra tra i poveri, scaricata in particolare su giovani e donne, attuata con salari da fame, con flessibilità e precarietà selvagge. «Una guerra tra i poveri voluta dai grandi gruppi e tutta “casalinga”,-commentano- perché il settore non è certo esposto alla concorrenza internazionale».

Rifondazione Comunista si era già battuta strenuamente
contro il dilagare della grande distribuzione sul nostro territorio, (l’Abruzzo detiene il primato di metri quadri di superficie commerciale per abitante). «Purtroppo grazie alle amministrazioni compiacenti di centrosinistro e centrodestra -scrivono i vertici PRC nella nota- l’area metropolitana Pescara-Chieti ha subito una vera e propria invasione di centri commerciali, che hanno desertificato i centri cittadini, impoverendo il piccolo commercio, aumentato la precarietà e il ricatto sul lavoro, occupato suolo e superfici agricole.
Il risultato è una crescita della povertà, solo a vantaggio dei colossi della grande distribuzione. A tutto questo si è aggiunta la liberalizzazione selvaggia di orari e aperture votata durante il governo Monti da PD e centrodestra che ha aumentato ipersfruttamento di lavoratrici e lavoratori per fare un favore alle multinazionali del commercio».

L’INVITO AL BOICOTTAGGIO DI PRC

«Per queste ragioni, per sostenere fino in fondo le ragioni dei lavoratori e delle lavoratrici, Rifondazione Comunista lancia a partire dal 7 novembre una campagna di boicottaggio dei supermercati, invitando i consumatori a non fare la spesa nei centri commerciali che non vogliono applicare il nuovo contratto e non vogliono aumentare i salari da fame che caratterizzano il settore.
Solo un’alleanza tra lavoratori e consumatori può piegare l’arroganza delle grandi multinazionali della distribuzione».

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