sabato , 27 Febbraio 2021

Tensione in Regione: volano stracci tra Di Matteo, D’Alfonso e Paolucci. La replica di Di Matteo

Pescara – C’è aria di crisi in Regione dopo che ieri gli assessori Donato Di Matteo (consigliere e assessore Pd) e Andrea Gerosolimo consigliere e assessore) di Abruzzo civico, insieme al consigliere di maggioranza Mario Olivieri (consigliere e presidente della commissione Sanità di Abruzzo Civico) avevano reso noto il proprio malcontento al governatore Luciano D’Alfonso, ed esplicitato le loro richieste.

“non chiediamo poltrone, non ci interessano incarichi, vogliamo un confronto con D’Alfonso perché finora non ci sentiamo considerati da questa maggioranza e coinvolti in decisioni che vanno condivise”, avevano dichiarato durante una conferenza stampa “i tre moschettieri” come si erano loro stessi definiti sarcasticamente.  Aggiungendo poi a chi domandava se fossero previste le loro dimissioni, “no, ma non voteremo delibere imposte come al solito dall’alto” e precisando riguardo all’imminente passaggio della delibera sui nuovi cinque ospedali regionali, «Non la votiamo perché non ne sappiamo nulla».

Alle rimostranze dei consiglieri regionali ribelli aveva risposto il Presidente D’Alfonso


“Leggerò parola per parola tutto ciò che dicono perché voglio capire bene il significato di ogni loro singola frase. E mi comporterò di conseguenza attingendo a tutti gli strumenti che mi consente l’ordinamento”

D’Alfonso che ora corre il rischio se vi fosse una defezione dei tre di trovarsi con una minoranza del centrosinistra in consiglio regionale, aveva anche aggiunto lasciando spazio a libere interpretazioni “sapendo che sono un componente di giunta di provenienza del Pd e di un componente di giunta della lista civica”.

Richiamando il complesso di Telemaco dello psicanalista Massimo Recalcati, D’Alfonso aveva infine dichiarato al quotidiano “Il Centro” che si sarebbe avvalso di queste teorie per  poter decidere.


“ la psicanalisi serve anche in politica, ma io sono pronto a occuparmi anche di questo. Per arrivare a una decisione finale”

A dar manforte al Governatore d’Abruzzo si è aggiunto infine l’assessore Silvio Paolucci, dichiarando “ora rispediamo al mittente ogni strumentalizzazione delle opposizioni e di qualcuno che dice di essere in maggioranza”.

In questo clima già fortemente teso, la replica al Presidente D’Alfonso e all’Assessore Paolucci, arriva dal moschettiere Donato Di Matteo.

“Vorrei simpaticamente ricordare al Presidente D’Alfonso che di mestiere faccio il medico e quindi a volte mi è capitato di occuparmi di malattie psichiatriche, mentre con la psicoanalisi hanno più dimestichezza altri”.

Rispondendo all’assessore Paolucci invece, “Tornando a questioni più prettamente politiche è incredibile la posizione assunta da Paolucci che sembra aver subito una mutazione genetica da quando è  passato dal ruolo di Segretario Regionale del Partito Democratico a quello di Assessore Regionale alla Sanità.

Ricordo a quest’ultimo che la mia storia politica parla per me:

sono stato e sono un dirigente di questo Partito  e non un funzionario, che si è più volte sottoposto con successo al giudizio degli elettori. Sono stato eletto e faccio parte a pieno titolo di questa maggioranza che ha vinto anche grazie al mio contributo. Ho fino ad oggi votato tutti gli atti di questa amministrazione regionale, anche quando non li condividevo per pura disciplina di partito e di maggioranza (in particolare per quanto concerne  la programmazione sanitaria)”.

“Sono due anni che invoco una discussione all’interno del Partito, del Gruppo e della Maggioranza –ricorda Di Matteo–  e dopo aver chiesto ripetutamente un confronto, l’unica risposta che ho avuto è stato un atteggiamento arrogante ed irriverente da parte dell’Assessore Paolucci, il quale nasconde dietro un volto apparentemente “angelico” – lui sì – un pensiero tipicamente “novecentesco”.

Ritengo che i peggiori siano proprio quelli che pensano, dicono e scrivono cose diverse a seconda delle persone che hanno davanti e dei luoghi in cui si trovano.   

Se alla richiesta di una franca discussione si risponde con una netta chiusura, vuol dire che abbiamo perso le ragioni della nascita e dell’essenza del Partito Democratico.

Le eventuali ricadute positive sul territorio delle azioni messe in atto dall’esecutivo rischiano di essere vanificate da questi atteggiamenti negativi.

E’ opportuno –conclude Di Matteo– che il partito e il Presidente riflettano su tali atteggiamenti, al fine di non incorrere in ulteriori errori di valutazione”.

                                                 

                                                                                          

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