giovedì , 9 Dicembre 2021

Un tram che si chiama …indesiderato

A riguardo, il vice Sindaco Enzo Del Vecchio, aveva specificato che le prove con il mezzo dei filobus di Chieti sarebbero state “operazioni di collaudo necessarie per definire i lavori eseguiti”Si è trattato secondo quanto annunciato da Tua di una “visita di constatazione delle opere eseguite per quanto concerne la filovia”.

Questo quanto riportava l’annuncio di Tua:

“Nella giornata di domani, martedì 7 marzo 2017, sulla linea filoviaria tra i comuni di Pescara e Montesilvano, è prevista la visita di constatazione delle opere eseguite per quanto concerne la filovia.

La visita di constatazione delle opere eseguite rappresenta l’atto formale di certificazione dello stato dell’arte delle opere infrastrutturali realizzate. Tale visita non assume alcun carattere di straordinarietà: è un mero atto da compiersi, anche e soprattutto nell’ottica della risoluzione contrattuale con Alpiq, consentendo, in tal modo, di rientrare in possesso della Strada Parco”.

Nonostante la giornata piovosa, anche se in numero ristretto si è registrata la presenza un gruppo di irriducibli dei promotori dei diversi comitati cittadini sorti a sostegno della strada parco che a suon di fischietti hanno manifestato contro l’opera che contestano da sempre perchè a loro dire “viola  diverse norme e disposizioni di legge”.

Il punto di vista dei comitati No Filò

I comitati nel passare in rassegna i disagi e le magre figure sui media, con le Autorità di Controllo che non hanno sollevato alcuna obiezione, dichiarano: “Una scelta incomprensibile, assunta in contrasto col capitolato d’appalto e con le numerose prescrizioni del Comitato di Coordinamento Regionale VIA, fin qui tutte disattese, che avrebbe invece dovuto registrare la più opportuna richiesta di risoluzione – a debito dell’appaltatore inadempiente – del contratto di fornitura malamente stipulato il 21 maggio 2007. Risoluzione, per la quale sono stati richiesti autorevoli pareri legali, lautamente parcellati ad alcuni studi professionali della capitale, dei quali nulla è dato di conoscere a distanza di un anno e mezzo vanamente trascorso dall’affidamento degli incarichi, datati ottobre 2015”.

I comitati annunciano che “continueranno a vigilare sugli sviluppi sempre più incresciosi di questa triste vicenda, con la piena consapevolezza di agire legittimamente a tutela di un bene comune che la Pubblica Amministrazione, più sciatta e inconcludente, vuole invece sottrarre alla disponibilità e all’apprezzamento dei cittadini. Non è questa la città della conoscenza e del benessere. Il dissenso non cesserà”.

Intanto dopo che si è svolta la prova con il mezzo, uno dei portavoce dei NO Filò, che segue da anni la vicenda del filobus, Ivano Angiolelli, scrive alcune riflessioni sui social in merito al futuro mezzo evidenziandone le criticità legate alla sicurezza per l’alta velocità del mezzo.

“Forse in pochi avranno letto e considerato che, nel corso della prova di martedì scorso sulla strada parco, il filobus di Chieti ha raggiunto un picco di velocità di 70 km/orari. Perché, visto che il limite in città, anche per il trasporto collettivo urbano, è fissato in 50 km/ora? –rimarca Angiolelli– Per le ragioni che provo a spiegare compiutamente. Il filobus di diciotto metri, a tre assi e a guida vincolata, previsto a Pescara, dovrà assolvere alla funzione di metropolitana veloce di superficie. Come tale appartenente alla categoria trasportistica di tipo “ferroviario”, da adibire al trasporto pubblico di massa in sede protetta, in conformità alla Legge n. 211/1992 che ha disposto il prezioso finanziamento. Dovrà, pertanto, garantire una capacità potenziale di trasporto passeggeri assai elevata (dell’ordine di almeno 8 milioni per anno), unitamente a una velocità commerciale attesa mai inferiore a 21 km/ora. Parametri, entrambi, scelti a presidio del piano economico-finanziario incentrato sulla sussistenza, sempre in conformità alla citata legge finanziatrice, di un conveniente rapporto costi/benefici dell’impianto. In mancanza del quale, rileverebbe il fallimento del progetto con la conseguente revoca del finanziamento. Cosicché, tra una fermata e l’altra, il veicolo dovra’ necessariamente circolare a velocità sostenuta onde assicurare tempi certi, allettanti e competitivi di percorrenza: come i treni, appunto. Consegue logicamente che, a fini di sicurezza, la strada parco dovrà essere transennata con speciali balaustre in ferro da applicare su entrambi i lati della angusta carreggiata. Ciò, al fine di impedire gli inevitabili pericolosi attraversamenti pedonali, che saranno viceversa consentiti solo in pochi punti, appositamente disciplinati da semafori dedicati, giusta prescrizione del Ministero dei trasporti del 2004, confermata nel 2007. La città tornerà, quindi, a essere divisa in due aree distinte e separate, con la ferita profonda e il ritorno angosciante ai tempi della vecchia Ferrovia Adriatica, al pari di quanto titolato opportunamente dal Centro in prima pagina, nella generale indifferenza dei pescaresi immemori e plaudenti e della classe politica responsabile di una scelta sbagliata e improponibile, alla stregua di un errore storico imperdonabile. Tanto più a distanza di trent’anni dal passaggio dell’ultimo treno, che risale appunto ai primi di gennaio 1988. Sono queste le sacrosante ragioni della protesta, che impegnano faticosamente da oltre un decennio i più attenti dignitosi comitati”.


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