giovedì , 9 luglio 2020
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Pescara, diventa nazionale il progetto ‘Sulle ali della libertà’ VIDEO

Pescara. Assume rilevanza nazionale il progetto “Sulle ali della libertà”, promosso dall’Assessorato alle Politiche sociali per favorire il recupero dei detenuti del Carcere San Donato e realizzato in collaborazione con l’associazione culturale “Lo Spazio di Sophia”, il liceo artistico “MiBe” e la Croce Rossa provinciale. Il trimestrale di filosofia “Diogene”, nell’ultimo numero, ha dedicato un articolo di oltre venti pagine all’iniziativa, illustrandola attraverso immagini, foto, riflessioni e significative testimonianze dei detenuti.
“Come amministrazione comunale stiamo intervenendo nel Carcere di Pescara con il progetto ‘Sulle ali della libertà’ – ha detto l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Pescara, Antonella Allegrino – che vede la presenza de Lo Spazio di Sophia, un’associazione di persone dedite alla filosofia e la portiamo al carcere ed i ragazzi, insieme ai detenuti, sviluppano dei murales con la Croce Rossa. Tutto questo è stato bello da poter diffondere a livello informativo proprio con la rivista nazionale ‘Diogene’ e in questo modo l’esperienza di Sohpia diventa un’esperienza da poter proporre a livello nazionale. Oggi vediamo il nuovo numero della rivista, quindi l’amministrazione è attenta al tema della rieducazione e del recupero grazie anche ad un protocollo che permette di svolgere alcuni lavori utili, l’amministrazione è stata sensibile ed è presente in questo senso”.
“Questo progetto i detenuti lo hanno preso benissimo – ha affermato il direttore della Casa Circondariale di Pescara, Franco Pettinelli – anzi è un progetto richiesto dagli stessi detenuti, un detenuto mi aveva rappresentato il bisogno di parlare, di prendere contatto con la società esterna, di scambiarsi, anche a livello culturale, un bisogno essenziale, importante al fine della rieducazione e del reinserimento sociale. Tino Di Cicco si è mostrato subito disponibile con la sua associazione, abbiamo avuto anche una buona adesione all’interno dell’Istituto e soprattutto alcuni detenuti si sono mostrati lodevoli nei confronti di questa iniziativa ed hanno partecipato con una serie di scritti. Ritengo che siano iniziative importanti proprio per questo: perché apriamo il carcere verso l’esterno e soprattutto facciamo sentire ai detenuti la partecipazione forte della società”.
L’attività progettuale, avviata nella casa circondariale, è fondata su due fasi. La prima ha dato la possibilità ai detenuti di vivere un’esperienza di ricerca interiore e di condivisione, attraverso una serie di incontri di filosofia organizzati e condotti dagli operatori dell’associazione “Lo Spazio di Sophia”, che li hanno stimolati ad esteriorizzare le proprie idee, favorendo il processo comunicativo. La seconda fase prevede il recupero, attraverso la realizzazione di murales, di due elementi architettonici del carcere, situati in spazi di vita sociale dei detenuti e cioè la stanza per i colloqui con i familiari e il muro della zona all’aperto nella quale trascorrono l’ora d’aria.
“Sono incontri di filosofia fatti con i detenuti del laboratorio del Carcere di Pescara – ha spiegato Tino Di Cicco, rappresentante dell’associazione ‘Lo Spazio di Sophia’ – in cui siamo stati ogni 15 giorni fondamentalmente portando pensieri filosofici che abbiamo discusso con loro. Fondamentalmente è un’operazione relazionale, gente che è tagliata fuori e dopo vent’anni non sono più le persone di prima, sono naturalmente altre, ed il bisogno di relazionare è troppo grande. Noi abbiamo offerto soltanto un’opportunità di relazionare, più siamo in relazione e più tutti quanti noi siamo recuperabili, tutti quanti dentro o fuori che sia”.
“Questa è una bellissima iniziativa con la quale il mondo del volontariato del terzo settore si mette a disposizione del dettato costituzionale – ha rimarcato il sottosegretario alla Giustizia, Federica Chiavaroli – la nostra Costituzione nell’articolo 27 dice che la pena deve mirare alla rieducazione del detenuto e la rieducazione passa attraverso percorsi che sono formativi, lavorativi, di risocializzazione. La presentazione di questo percorso di riflessione filosofica è un momento anche per ricordarci quanto sono importanti queste attività che rendono le nostre comunità più sicure perché ogni detenuto che noi recuperiamo nella vità di legalità è un delinquente in meno nella nostra comunità e quindi significa che la nostra comunità è più sicura. Quindi questo è un progetto assolutamente meritorio e quindi mi auguro che ce ne siano tanti altri come questo”.

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