sabato , 26 Settembre 2020

Di Marzio (Confartigianato) “dopo gli Alpini, Banca d’Italia e altre, anche Camera di Commercio lascia Teramo”



Teramo – «La CONFARTIGIANATO Teramo ha lottato dall’inizio per evitare di regalare la Camera di Commercio agli Aquilani votando contro la proposta del presidente Lanciotti e votata da tutti i Consiglieri, escluso il rappresentante della CISL» è quanto lamenta in una nota il Presidente Confartigianato Teramo, Luciano Di Marzio. Lo stesso fa sapere come ieri all’ultimo Consiglio Camerale a Teramo, amareggiato, nel suo intervento ha ricordato, come anche risulta nel verbale dell’epoca della decisione, che aveva informato tutti i Consiglieri che la sede, in caso di fusione, sarebbe stata assegnata alla Camera di Commercio che aveva più iscritti e quindi a quella teramana, che ne aveva oltre 5.000 in più rispetto alla Camera di Commercio dell’Aquila. 


            Una triste giornata per il presidente Di Marzio e per i Teramani, un capoluogo di Provincia  che si vede spogliata di tutto, persino dell’ultima realtà importante che avevamo e che per anni ha contribuito alla crescita delle imprese del nostro territorio provinciale.


            Il Presidente Di Marzio ricorda a tutti le difficoltà che oggi hanno i giovani nell’iniziare una attività e ha sempre sostenuto di aiutarli concedendo contributi della Camera di Commercio per le prime spese.
Lo stesso evidenzia le grandi difficoltà che hanno i giovani nell’iniziare la loro nuova attività, subito gravata di spese quali INPS, INAIL e altre, oltre alle tasse che viene richiesto loro di pagare, all’avvio dell’attività stessa.

Su questo argomento il presidente CCIAA evidenzia, come ha sempre fatto in tante altre occasioni, che i giovani nei primi 3 anni di attività devono essere aiutati per inserirsi nel settore economico e quindi esentati di tutte le spese compreso le tasse esorbitanti che gravano oggi sulle imprese.
«La decisione di regalare la sede della Camera di Commercio agli Aquilani, è stata una decisione affrettata e non necessaria –sottolinea– in quanto il decreto doveva ancora essere emesso; era stato già preannunciato in Consiglio, in quanto informati, che la sede sarebbe stata assegnata alla Camera di Commercio con più iscritti, come poi è avvenuto nel Decreto Renzi successivo alla decisione : la Camera di Commercio toccava a Teramo che aveva oltre 5.000 iscritti in più dell’Aquila, senza considerare poi il grande divario relativo alle attività turistiche ed economiche.
Sono stati anche fatti notare, in più occasioni, i debiti che aveva la CCIAA di L’Aquila, dovuti alla cattiva gestione e alla volontà di lasciare attive le società della stessa, come il CRESA e l’Azienda Speciale che, furbamente, sono state fuse, portando le perdite a una cifra che sembra aggirarsi, complessivamente, a quasi € 600.000,00.
La Camera di Commercio di L’Aquila dell’epoca delle fusioni non aveva una sede di proprietà, non sappiamo per quale motivo abbiano aspettato che la comprassero. La nostra sede è grande quasi il triplo rispetto a quella dell’Aquila e quindi anche oggi non c’è competitività con la nostra.
Dopo 2 anni dalla delibera di Consiglio Camerale di concedere la sede a L’Aquila abbiamo verificato che il Sindaco di Teramo e il Presidente della Provincia, molto tardivamente, hanno cercato di intervenire per evitare che accadesse quanto poi si è verificato. Tutto inutile, e abbiamo anche notato la latitanza dei nostri Consiglieri Regionali di maggioranza che, invitati in un incontro presso la Camera di Commercio di Teramo, sono risultati assenti».


Secondo Di Marzio, la revoca votata all’unanimità da tutti i Consiglieri della Camera di Commercio di Teramo della delibera di concessione della sede agli Aquilani non ha prodotto effetti.
«Come pure i ricorsi proposti dai nostri legali –aggiunge– sono stati solo uno sperpero di danaro in quanto ad oggi non hanno prodotto risultati.
Speravamo nella incostituzionalità del Decreto, come incostituzionale i Giudici avevano dichiarato essere il Decreto Renzi: stranamente, però, gli stessi ne hanno riconosciuto la costituzionalità.
I danni causati da quella scellerata decisione di concedere la sede a L’Aquila è stata gravissima con immensi danni di immagine ed economici in quanto dobbiamo accollarci noi i debiti della sede Aquilana e quindi la CONFARTIGIANATO Teramo ritiene responsabili di quanto accaduto tutti i Consiglieri che hanno votato a favore e stiamo valutando legalmente le eventuali azioni da intraprendere nei confronti degli eventuali responsabili.
Abbiamo letto le candidature alla Presidenza della Camera del Gran Sasso di alcuni componenti di Teramo, abbiamo già scritto e pubblicato che anche se la presidenza rimarrà a Teramo durerà 5 anni mentre la sede della Camera di Commercio rimane a L’Aquila a vita. Queste sono le responsabilità che oggi la CONFARTIGIANATO Teramo rivendica.
Speriamo almeno che, insieme a noi, i nuovi Consiglieri della Camera di Commercio del Gran Sasso che verranno nominati per Decreto dalla Regione Abruzzo indicati e operanti nella Provincia di Teramo vogliano attivarsi e lavorare insieme a noi, se possibile, intraprendendo tutte le azioni necessarie a riprenderci la sede, o almeno a lasciare operativa come sede secondaria quella di Teramo.  
Purtroppo per decreto il 14 settembre tutte le cariche saranno azzerate e sarà nominato un Commissario fino a che non si costituirà il nuovo Consiglio Camerale del Gran Sasso».       

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