martedì , 28 Settembre 2021

Montesilvano, anche Amnesty International critica il questionario sulla sicurezza

Pescara – «Nell’ambito del progetto “Montesilvano Sicura”, realizzato dal Comune di Montesilvano in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Giuridiche e Sociali dell’Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara, è stato disposto un questionario per rilevare la percezione della cittadinanza circa la sicurezza della città. Una delle domande proposte chiede: “Indichi a quali di questi eventi ha assistito personalmente, o ne è stato vittima o ne ha avuto notizia”. Tra le opzioni che si possono spuntare, insieme a reati quali aggressioni fisiche, aggressioni sessuali, adescamento di minori, rapina e furti in genere, uso di droga e atti vandalici, figura anche la “presenza irregolare di extracomunitari”.
Sappiamo che la dicitura “irregolare” è stata aggiunta in seconda stesura, cercando di placare il clamore mediatico innestatosi alla diffusione del questionario lo scorso venerdì dicembre, ma non riesce comunque a sanare un documento pregiudizievole.»

È questo il commento di Giacomo Labricciosa, Responsabile per la Circoscrizione Abruzzo Molise di Amnesty International Italia sulla vicenda che in questi giorni, ha scatenato accese polemiche dai gruppi di opposizione e dal PRC provinciale.
Vi era stata anche una pronta replica alle critiche, dal Consigliere delegato alla sicurezza per il Comune di Montesilvano che aveva commentato come i quesiti, non intendessero “assolutamente divulgare messaggi discriminatori” , “la nostra amministrazione comunale sta cercando di tutelare i cittadini dove esistono situazioni di irregolarità”.

«La “presenza” non può essere “irregolare”, –precisa il responsabile Amnesty– poiché il diritto alla libertà di movimento e di residenza è riconosciuto dall’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Inoltre, ammesso che si possa definire una condizione di “presenza irregolare”, il fatto che questa irregolarità venga attribuita ai soli cittadini extracomunitari e considerata alla pari di reati conclamati è discriminatorio e potenzialmente dannoso, perché rischia di alimentare pregiudizi ed hate speech verso una comunità già vulnerabile.

“Tutti –conclude Labricciosa– abbiamo diritto a vivere in una città sicura, ma la sicurezza deve essere costruita nel rispetto della dignità e dei diritti di tutti i membri della comunità. La discriminazione che si continua a perpetrare nei confronti dei cittadini extracomunitari non è il giusto presupposto per una città sicura, né per una comunità civile.”

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