mercoledì , 28 Luglio 2021

Impugnata la L.R. n. 29 del 13/10/2020 di modifica della legge urbanistica, era stata criticata da tutti i settori

Pescara – il Governo ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge n. 29 dello scorso ottobre con la quale la Regione aveva modificato, la legge urbanistica. 
Che il provvedimento fosse impugnabile era stato segnalato in tutti i modi alla maggioranza regionale da più parti, compresi le rappresentanze di categoria. Registriamo le reazioni alla notizia della presa di posizione da parte del Governo centrale di associazioni e rappresentanti politici. Nelle ultime ore è intervenuto anche l’Assessore regionale all’urbanistica, Nicola Campitelli.

CAMPITELLI, NESSUNA INVASIONE DI COMPETENZA STATALE

L’Assessore all’urbanistica, Nicola Campitelli, interviene sulla scelta del Governo nazionale di impugnare alcuni articoli della legge regionale n. 29 del 13 ottobre 2020, riguardante “Modifiche alla legge regionale 12 aprile 1983 n. 18 (Norme per la conservazione, tutela, trasformazione del territorio della Regione Abruzzo), misure urgenti e temporanee di semplificazione e ulteriori disposizioni in materia urbanistica ed edilizia”.

“Abbiamo lavorato per elaborare un nuovo impianto legislativo che potesse semplificare, e non c’è mai stata quindi la volontà di invadere il campo normativo del Codice di tutela dei beni e paesaggi ambientali – osserva l’assessore Nicola Campitelli -. Il Governo, probabilmente, ha visto altro. Alcune criticità segnalate – spiega – le risolveremo immediatamente introducendo piccole modifiche che verranno approvate nella prossima seduta del Consiglio regionale; per gli altri aspetti impugnati, invece, cercheremo in tutte le sedi di difendere le scelte fatte e mirate soltanto a snellire e semplificare le procedure che sono vecchie di 40 anni. Stiamo lavorando alacremente, poi, al progetto di riforma complessivo della legge urbanistica per cui abbiamo davanti mesi di confronto e se non vi saranno pregiudizi – conclude – arriveremo presto a una nuova legge del settore al passo con i tempi”. 

IL WWF: penosa” la scusa dell’emergenza COVID per autorizzare deroghe a tutela dell’ambiente

«Come WWF Abruzzo –scrivono gli attivisti del panda– facemmo notare, in una lettera inviata a tutti i consiglieri regionali, quanto la legge di riforma fosse sbagliata nel metodo, nei contenuti e nei tempi. 
Soprattutto era sbagliato intervenire in una materia così delicata come la pianificazione urbanistica attraverso provvedimenti spot: su questa materia sono necessari confronto e condivisione per giungere a riforme di settore serie che tengano conto degli effetti di quanto si intende autorizzare. Ipotizzare soluzioni temporanee – che poi temporanee sono solo all’apparenza – in un settore che trasforma lo spazio fisico è di per sé una contraddizione. 
La “penosa” scusa dell’emergenza COVID per autorizzare le ennesime deroghe alla tutela dell’ambiente rappresentava un vero controsenso, quasi offensivo per chi ha pagato un prezzo altissimo in questa fase.  
La Regione ora avrebbe la possibilità di rivedere questo modo di agire, aprendosi al confronto e impostando una giusta riforma del settore, attesa da anni, ma che non è possibile garantire con interventi del genere. 
La maggioranza che siede in consiglio regionale fino ad oggi è stata sorda a queste richieste. Lo sarà anche ora?»  

Forum H2O: avevamo immediatamente lanciato l’allarme, norme che attaccano il territorio

«Il Forum H2O aveva per primo lanciato l’allarme contestando pesantemente la nuova legge edilizia della Regione Abruzzo, da noi ribattezzata “legge città arlecchino”, evidenziandone non solo i profili di anticostituzionalità che oggi vengono riconosciuti anche dal Governo che l’ha impugnata nel consiglio dei ministri di ieri, ma soprattutto i danni che la sua applicazione arrecherebbe al territorio favorendo piani di lottizzazione e varianti urbanistiche senza gli adeguati controlli. –Scrivono i responsabili del Forum H2O– Inoltre l’applicazione di quelle norme porterebbe ad aumentare il rischio concreto per i cittadini nei territori interessati da rischi idrogeologici, in quanto senza alcuna cautela si potrebbero costruire manufatti poi utilizzati anche da persone ignare in aree a rischio frana o alluvione elevato o molto elevato».
 
Dichiara Augusto De Sanctis, del Forum H2O “La maggioranza ha portato avanti questo provvedimento gravissimo alla chetichella, tanto che l’allarme pubblico è stato lanciato dopo che mi ero accorto per caso dell’esistenza in commissione di questo provvedimento, durante l’audizione per l’altra norma devastante sul taglio del Parco Sirente-Velino. Immediatamente, lì per lì, avevo sollevato la questione con i consiglieri di opposizione. Anche il processo di approvazione dovrebbe quindi far riflettere, visto che poi sono rimaste ampiamente inascoltate le richieste di numerose audizioni fortemente critiche sul provvedimento. Noi sia pubblicamente che in consiglio regionale avevamo fatto un intervento durissimo parlando di città arlecchino, chiarendo i profili di anticostituzionali ma soprattutto le conseguenze devastanti del caos che sarebbe determinato nelle città e in ogni territorio dall’applicazione di queste norme. Possibilità di costruire manufatti ovunque, dalle aree protette ai luoghi sottoposti a rischio alluvione e frana, facilitazioni per le varianti urbanistiche e per i piani di lottizzazione e tanto altro. Ora la Corte costituzionale dovrà dare il suo responso ma auspico che la maggioranza regionale cancelli da sola questa norma che non va certo nella direzione della sostenibilità ambientale e sociale e del consumo di suolo zero”.

Acerbo (PRC-SE): Regione Abruzzo bocciata in urbanistica, purtroppo scarsa opposizione in Consiglio regionale

«Il governo ha giustamente impugnato la legge regionale di devastazione urbanistica approvata alla chetichella dalla maggioranza di centrodestra. Sono evidenti i profili di incostituzionalità ed è evidente che si sarebbero evitati se giunta e Consiglio avessero attuato quel percorso concertativo che è previsto dallo stesso statuto regionale. –Commenta Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – Purtroppo non c’è stata vera opposizione in Consiglio per il semplice fatto che da tempo la subalternità a palazzinari, speculatori e clientele è ampiamente trasversale.
Lo scrivo senza timore di smentita: quando in Consiglio Regionale c’era Rifondazione Comunista su una porcata del genere ci sarebbe stato uno scontro durissimo e sarebbe stati chiamati alla mobilitazione la cittadinanza, le associazioni, i comitati, le associazioni ambientaliste. 
La classe dirigente abruzzese continua a proporre misure ideate con i costruttori o a pensare le norme a beneficio dei furbi. E’ il caso del tentativo di sanatoria aquilano. 
Le norme urbanistiche dovrebbero servire a tutelare il paesaggio, a garantire adeguati standard di verde, città vivibili e a fermare il consumo di suolo. In Abruzzo da anni si fa il contrario. Basta con le leggi per la cementificazione selvaggia, stop al consumo di suolo. Basta con una politica incompetente che ha in testa solo cemento e clientele!»

STELLA (M5S): LO AVEVAMO PREANNUNCIATO. LA TUTELA DEL NOSTRO TERRITORIO NON È TRA LE PRIORITÀ DELLA GIUNTA MARSILIO.

“Apprendo, ormai nemmeno con tanto stupore, che il governo ha impugnato ancora una volta una legge di questo centrodestra, alla guida della nostra Regione, che proprio non ne azzecca una. Era inevitabile che ciò accadesse, lo abbiamo dichiarato più volte in sede di commissione e in consiglio votando contro questa legge”, interviene così la consigliera regionale del M5S, Barbara Stella, in merito alla notizia che il governo centrale ha posto all’attenzione della Corte Costituzionale la recente legge sull’urbanistica, approvata dalla Regione Abruzzo. 

“Presentato come un mero adeguamento delle leggi regionali per semplificare e riorganizzare le funzioni amministrative, in realtà si è rivelato un vero e proprio cavallo di troia, per attuare una serie di azioni legislative che miravano, più che ad una reale semplificazione delle procedure, all’istituzione di una vera e propria “deregulation”. Il coro quasi unanime di associazioni e cittadini che si è levato contro questa legge era già un chiaro sintomo che qualcosa non andava, eppure la maggioranza di centrodestra non ne ha voluto sapere. Questa è la dimostrazione di come Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, al contrario di quanto dicono e vogliono far credere, vanno dritti per la loro strada non curanti del volere dei cittadini e ignorando completamente le prerogative nazionali rispetto alle competenze regionali”, prosegue la pentastellata. 

E ancora, “sono diversi gli emendamenti da me presentati, tra cui quello che chiedeva l’abrogazione dell’articolo 10, poiché prevede di considerare come non varianti tutta una serie di interventi urbanistici che nella realtà potrebbero modificare in maniera sostanziale l’assetto delle nostre città sia sotto il profilo urbanistico che paesaggistico. Un articolo che sottrae il controllo di queste iniziative, da parte dei Comuni e dei cittadini, aprendo ad un vero e proprio “far-west” urbanistico e privando di senso ogni pianificazione comunale e quindi ogni garanzia di rispetto e tutela del territorio e del paesaggio stesso”.

Insiste la consigliera, “lo stesso vale per l’articolo 25 che prevede l’installazione di manufatti leggeri su aree private, di cui avevo chiesto la soppressione. Anche in questo caso, quella che il centrodestra chiama semplificazione si configura come una vera e propria deregolamentazione delle nostre città”.

“Marsilio e amichetti pensavano che con una “sveltina”, camuffata da emergenza Covid, si potessero cancellare 60 anni di urbanistica italiana e facilitare le speculazioni in Abruzzo. Ora si facciano un esame di coscienza e dicano alle imprese e ai cittadini che lo snellimento si ottiene con regole certe e non con leggi così pasticciate che sembrano scritte più nella cucina di un ristorante che in un’aula istituzionale”. Questo è il commento di Erika Alessandrini, capogruppo del Movimento 5 Stelle al Comune di Pescara. E conclude: “per fortuna il Governo ha preso in mano la situazione per ristabilire regole, principi e garanzie a tutela dei cittadini, violati dall’incompetenza e dall’inadeguatezza di questo centrodestra”.

Conclude la Stella, “questi sono solo alcuni esempi delle numerose e evidenti storture presenti in questa legge che per più di una ragione presenta un evidente carattere di incostituzionalità che vanno dalla sottrazione dei poteri ai comuni, alla soppressione della possibilità di partecipazione ai procedimenti da parte dei cittadini, fino ad ignorare totalmente tutti gli aspetti riguardanti la tutela del paesaggio entrando in contrasto con il codice dei beni culturali. Lo avevamo detto ma non ci hanno ascoltato. Al contrario, soprattutto in questo momento di emergenza, la nostra meravigliosa Regione Abruzzo ha bisogno ancor di più di essere tutelata e valorizzata affinché possa fungere da volano per la ripresa economica post-covid.

Pertanto auspico che questa volta la maggioranza di centrodestra voglia fare un passo indietro e ascoltare davvero i cittadini e le forze di minoranza in consiglio regionale, stralciando definitivamente le parti di questa norma che sono in evidenti contrasto non solo con il buon senso e la ragionevolezza, ma probabilmente anche con norme nazionali non rispettando il principio di attribuzione dei poteri. Questa Giunta dia un chiaro segno di volersi occupare realmente delle nostre città e del territorio abruzzese, in termini di rispetto ambientale e paesaggistico, puntando ad uno sviluppo armonico e in linea con il territorio stesso”.

Il Centrosinistra regionale “Avevamo annunciato la palese incostituzionalità della legge”

“Impugnata dal Consiglio dei Ministri la legge regionale n. 29/2020 avente ad oggetto “Norme per la conservazione, tutela, trasformazione del territorio della Regione Abruzzo”. Dalla nota diffusa dal Governo dopo la seduta si legge che la scelta deriva dal fatto che: le disposizioni  contenute negli articoli 5, 7, 10, 18, 19, 23 e 25, violano previsioni  statali che costituiscono norme interposte e  risultano così invasive della  potestà legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dei beni culturali e del paesaggio di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, abbassando altresì il livello della tutela dei predetti interessi determinando la  violazione dell’articolo 9 della Costituzione, oltre a contrastare con norme di principio in materia di governo del territorio, in violazione dell’articolo 117, terzo comma della Costituzione. Il centrosinistra già durante i lavori in aula aveva lanciato un circostanziato allarme sulla palese illegittimità di quanto le nuove norme disponevano. Torna così al mittente il tentativo di eludere con una legge la necessaria riforma della disciplina urbanistica regionale, che attende da 37 anni di divenire realtà”, così i gruppi di centrosinistra in Consiglio regionale.

Le motivazioni addotte dal Consiglio dei Ministri sono serissime, perché le norme approvate causano una diminuzione della tutela dei beni culturali e del paesaggio che vengono tutelati con legge statale: “Un aspetto che avevano spesso sottolineato e previsto – rimarcano i consiglieri dei gruppi Pd, Abruzzo in Comune, Legnini Presidente e Gruppo misto – e che abbiamo cercato di evitare, ottenendo il ritiro di previsioni pregiudizievoli contenute proprio negli articoli censurati, perché era chiarissimo il vero scopo del progetto di legge, cioè approfittare della congiuntura post-pandemica per cementificare ancora di più il nostro già oberato territorio e realizzare un tentativo di “testo unico”, che però si occupa solo di sistematizzare alcune precise questioni senza condividerle col settore e senza approdare a una visione strategica e complessiva. Tant’è che la riforma, quella sì necessaria e richiesta da più parti, della legge urbanistica regionale, promessa a margine dell’approvazione di questa legge, non è affatto arrivata in aula, a conferma della cattiva fede dei proponenti e della maggioranza. Il Consiglio dei ministri ha dato voce all’allarme che avevamo rilevato insieme agli addetti ai lavori associazioni, ordini, Inu, Upi, associazione di tecnici comunali e soprintendenza che non sono state né coinvolte per la stesura di un testo unico e che a percorso legislativo iniziato avevano già sottolineato questi aspetti lesivi nel corso delle audizioni. 

Attendiamo di leggere l’impugnativa, che arriverà nelle prossime ore, ma dalla nota si desumono già le impugnazioni più rilevanti tra cui il contestatissimo art. 10: che è quello che amplia le procedure che non saranno più oggetto di variante intervenendo sull’Art.33 della LR 18/1983 che sdogana, fra l’altro. Cambi di destinazioni d’uso, occupazioni di suolo pubblico, permessi di costruire. Degno di nota anche L’art. 25: sull’installazione di manufatti leggeri su aree private, pensiline, pergolati, gazebo, dehors che a causa del covid venivano consentite anche in deroga ai vigenti regolamenti edilizi e strumenti urbanistici comunali, per un periodo non superiore a due anni a partire dalla comunicazione di inizio lavori mentre ricordiamo che solo per il nostro lavoro è stata eliminata una norma che prevedeva gli stessi manufatti perfino su aree pubbliche.

In attesa di capire bene l’argomento dei rilievi e preparare i nostri contributi per i lavori consiliari ci aspettiamo che il Governo regionale torni in aula per recepire le doglianze del Consiglio dei Ministri, evitando anche in questa materia un conflitto costituzionale, rivedendo i propri propositi, e soprattutto elaborando una vera riforma della legge urbanistica per l’Abruzzo, ormai ineludibile e necessaria a 37 anni di distanza dalla L.R. 18/1983 e su cui auspichiamo la massima partecipazione possibile”.

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