giovedì , 2 Dicembre 2021

“Una storia in rosso”, l’Abruzzo celebra in un video i cent’anni del Pci

PESCARA – Un storia politica che “viene da lontano”, ed ha contribuito da protagonista alla storia del Paese, alla guerra di Liberazione e alla sconfitta del fascismo, alla nascita della Repubblica, alla redazione della Costituzione, alle lotte dei lavoratori e all’allargamento dei diritti civili e sociali. Si ricorda anche in Abruzzo, domani, il centenario della nascita del Partito comunista italiano: un anniversario cui la Fondazione Abruzzo Riforme, che nella sede di via Lungaterno Sud, a Pescara, raccoglie testi e documenti per la costruzione di un archivio dedicato alla storia del Pci, del Pds e dei Ds nella nostra regione, ha contribuito realizzando una docufiction di 18 minuti circa, per raccontare l’attività di ricerca che sta portando avanti dal 2016, in accordo e collaborazione con l’Università degli Studi di Teramo. Una attività dichiarata “di interesse storico particolarmente importante” dalla stessa Soprintendenza archivistica e bibliografia dell’Abruzzo e del Molise. 

Il prodotto audiovisivo – intitolato “Una storia in rosso. Sulle tracce del PCI in Abruzzo” – è stato realizzato da MAC Factory Production, unità produttiva degli studenti della laurea specialistica in Media, Arti, Culture (Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università di Teramo), coordinati da Andrea Sangiovanni, docente dell’Ateneo teramano, che dice: «Obiettivo del video è stato mostrare l’attività svolta in questi anni, mettendo allo stesso tempo in luce, in modo volutamente didascalico, alcuni aspetti della vicenda del Pci abruzzese.

L’attività di ricerca degli anni scorsi ha permesso di raccogliere e catalogare migliaia di documenti provenienti da archivi pubblici – in accordo con la Soprintendenza – e privati, poi riorganizzati in sette fondi che aumenteranno a mano a mano che la raccolta andrà avanti.

Allo stesso tempo sono state girate interviste ad alcuni protagonisti della storia del Pci in Abruzzo, come Antonio Rosini, Giancarlo Cantelmi, Antonio Ciancio, Bruno Passeri, Tommaso Perantuono, alcuni frammenti delle quali sono stati inseriti nel video: anche in questo caso, la campagna di interviste proseguirà nei prossimi anni».

Sceneggiato dallo stesso Sangiovanni e da Fabrizio Masciangioli, con il montaggio di Andrea D’Amico e le musiche di Piero Delle Monache, il video – che si è avvalso della consulenza di Angelo Staniscia e Carlo Colleluori – vede come “narratori” Chiara D’Ortona, Stefania Misticoni, Arnaldo Mariotti, Luigi Borrelli, Roberto Di Lodovico, Pasquale Iuso e Piernicola Di Girolamo. Registrazione e missaggio sono stati curati da Giorgio Emidi. 

Il promo del video integrale è visionabile su 

https://drive.google.com/file/d/1f4r1oiMygslLbCn6UAC03arROlQxtWug/view

Il video integrale del video sarà disponibile da domani sul sito della Fondazione Abruzzo Riforme all’indirizzo
https://www.abruzzoriforme.it/

«Al congresso di Livorno una presenza forte della terra d’Abruzzo»

PESCARA – C’era anche un pezzo l’Abruzzo negli atti e tra le persone che dettero vita nel 1921, a Livorno, al Partito Comunista d’Italia. «Perché – come racconta Angelo Staniscia, uno dei volti più noti del Pci abruzzesi per cui ha ricoperto il ruolo di sindaco di Atessa, consigliere regionale e parlamentare – all’interno del Psi esisteva una frazione comunista con alcuni nostri corregionali. Del resto, la riunione di Firenze che ne costituì uno dei momenti più importanti, si svolge a casa dell’avvocato Mario Trozzi, un abruzzese appunto». Componente del comitato scientifico della Fondazione Abruzzo Riforme, Staniscia lavora da un po’ alla realizzazione di una storia del partito abruzzese: un lavoro fatto soprattutto di ricostruzione attraverso documenti e testimonianze. «Nel 1920 – prosegue – questa frazione era presente in 37 sezioni delle 109 esistenti. Prima del congresso di Livorno, nel dicembre 1920, i comunisti si riunirono a Sulmona per definire la piattaforma programmatica da portare ai congressi di federazione in preparazione dell’appuntamento nazionale, e in quella sede furono nominati il responsabile regionale e quelli provinciali della frazione».

All’appuntamento con la storia, nella città toscana, in rappresentanza della frazione comunista abruzzese, «partecipano Smeraldo Presutti, Piero Ventura e Secondino Tranquilli, quest’ultimo a nome della federazione giovanile. I dirigenti comunisti abruzzesi, appena dopo la nascita del nuovo partito, si misero al lavoro per dare vita a una struttura organizzativa, indicando riferimenti e sedi provvisorie delle tre province con Mario Cavarocchi all’Aquila, Torquato Carestia a Chieti, Smeraldo Presutti di Città Sant’Angelo per Teramo».

I centri in cui nei primi anni di vita si radica il nuovo partito, che conta circa 400 iscritti, sono L’Aquila, Popoli, Bussi, Sulmona, Avezzano, Teramo, Giulianova, Montorio al Vomano, Città Sant’Angelo, Castellammare, Chieti, Atessa, Pescara, Tollo, Carpineto Sinello. Alle elezioni politiche, qualche mese dopo la costituzione del partito, la nuova formazione partecipa con una sua lista, contrassegnata da  «falce e martello e spiga di grano, che era il simbolo della Russia sovietica. Capolista era Mario Cavarocchi, e tra gli altri candidati c’erano Giuseppe Attardi,Torquato Carestia, Damiano Presutti, Smeraldo Presutti ed Ermes Moretti». Una partecipazione segnata dall’esordio delle violenze delle camicie nere: «I fascisti incendiavano, protetti dalle forze dell’ordine, le sedi di partito e bastonavano gli esponenti politici della sinistra, commettendo violenze di ogni genere, ma i carabinieri intervenivano per arrestare gli esponenti della sinistra». A quell’appuntamento elettorale, uno degli ultimi prima dell’avvento del regime mussoliniano, la lista del Partito Comunista d’Italia riporterà 3229 voti, di cui 1622 in provincia di Teramo; 1123 e 513 rispettivamente in quelle di L’Aquila e di Chieti: «Il successo di Teramo fu dovuto soprattutto alla presenza in lista del sindacalista Moretti che aveva molti rapporti con il mondo del lavoro, ma nessun candidato venne eletto perché, la lista non raggiunse il quorum, che era di 7mila voti».

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