lunedì , 15 Aprile 2024

Discarica di Villa Carmine a Montesilvano: torna l’ipotesi incapsulamento: PD e M55 “colpo di scena!”

Montesilvano – «Appena tre giorni fa l’Amministrazione dichiarava, nello sbandierare l’obiettivo dell’agognato vessillo della bandiera blu, la sua volontà di adottare quale opzione migliore per la bonifica di Villa Carmine l’eliminazione totale dell’abbancamento di rifiuti, dicendosi all’opera per intercettare, tra fondi regionali e dal Pnrr, i circa 30 milioni di euro necessari al suo smantellamento. Scelta peraltro riconfermata stamane, (ieri N.d.R.) in Commissione di Garanzia, dall’assessore Comardi, convocata a riferire circa lo stato dell’arte.»

A racontare quanto avvenuto ieri in municipio sono i Consiglieri del Partito Democratico, Enzo Fidanza, Romina Di Costanzo e Antonio Saccone insieme ai colleghi del Movimento 5 Stelle, Gabriele Straccini e Giovanni Bucci che aggiungono: «neppure il tempo di ricordare all’Assessore che in realtà nel sottoscritto Contratto di Fiume, quale soluzione per la discarica si riportasse il macro-incapsulamento anziché lo smantellamento e che tuttavia questo cambio di indirizzo politico non poteva non vederci che soddisfatti, ecco che con un colpo di scena, più consono ad un reality show, il Consigliere Cozzi, smentendo le dichiarazioni dell’assessore, ha riferito che in realtà la decisione del tavolo tecnico di Regione, Arta e Arap in qualità di soggetto attuatore, convergesse sull’incapsulamento, per una serie di problematiche legate ai costi eccessivi di rimozione e all’impraticabilità logistica di effettuare lo smaltimento del quantitativo dei rifiuti. Una scena davvero surreale che fa capire il pressapochismo e la mancanza di comunicazione interna che caratterizza questa amministrazione, che passa dagli autoproclami senza fondamento, all’inerzia nel subire scelte imposte dall’alto, da un’amministrazione regionale a stessa trazione politica.»

I Consiglieri di opposizione ricordano di aver più volte ribadito le criticità ambientali legate all’attuazione di questa soluzione, per lo più dettate da esigenze economiche. «Lo hanno evidenziato gli organi preposti alla tutela e controllo ambientale, Arta e ISPRA –commentano– il sito è inadatto ad ospitare una discarica di rifiuti e che è in atto una contaminazione delle matrici ambientali circostanti, per le quali sono documentate fuoriuscite di percolato sia da evidenze osservative dirette che da indagini indirette di tipo geofisico; inoltre i rifiuti non risultano mineralizzati e producono biogas, documentato dai rigonfiamenti del telo e percolato rinvenuto nelle acque sotterranee e nel fiume Saline, con un plume di circa 4 km. Sarebbe opportuno dunque in relazione alle problematicità ambientali, alle criticità legate alla stabilità del cumulo di rifiuti e alla possibilità di inondazione ed erosione del terrazzo fluviale che si rivalutasse in modo concreto la possibilità di rimuovere in maniera radicale i rifiuti dal sito.  Di fronte ad un evidente rimpallo di competenze, ci auguriamo che l’Amministrazione si risvegli dal torpore nel subire passivamente le scelte della Regione, che tra l’altro in passato ha sospeso i 9,3 mln di finanziamento del Masterplan per il Sir Saline/Alento, e si attivi insieme a noi nel richiedere il ripristino e incremento dei fondi per la messa in sicurezza e per la bonifica dell’intero sito, individuando possibilmente un altro soggetto attuatore oltre Arap e delle altre separate linee di finanziamento. Difatti dal punto di vista economico, è necessario fare chiarezza attraverso una stima puntuale per le opzioni progettuali e individuare concretamente da quali misure poter attingere. Invece i numeri prospettati si modificano come fosse una tombolata di fine anno. Ricordiamo che lo studio commissionato da Arap riportava importi diversi per le tre soluzioni prospettate: 30 milioni per la delocalizzazione, 22 milioni per il landfill mining, ovvero la realizzazione di un impianto mobile di trattamento permanente dei rifiuti in aree circostanti e circa 8 milioni per il macro-incapsulamento con paratie e riprofilatura dei versanti e sistemazione dei rifiuti eccedenti.»

Oggi invece, spiegano i consiglieri Dem e Pentastellati gli importi sembrano altri e quelli per la rimozione, stando a quanto gli è stato riferito, sarebbero di circa 60 milioni, a fronte dei 30 per l’incapsulamento.
«È evidente che è necessario affrontare concretamente la questione e non per sentito dire, evitando grotteschi risultati da gioco del telefono per chi è in coda alla fila. Piuttosto che sventolare soluzioni inopportune con dispendio di soldi pubblici, si valutino tutte le linee di finanziamento adeguate a mettere in atto questa ipotesi progettuale, che in maniera radicale risolverebbe una volta per tutte i rischi ambientali legati al sito. La scelta tra le soluzioni progettuali, non può tenere conto solo di valutazioni economiche, laddove l’investimento non è funzionale alla soluzione. E questo dovrebbero saperlo gli amministratori, specie quella che governano una città che ambisce ad avere una vocazione turistica.» Concludono i Consiglieri del Partito Democratico, Fidanza, Di Costanzo e Saccone insieme ai colleghi del Movimento 5 Stelle, Straccini e Bucci.

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