PESCARA – «Per la prima volta studiose e studiosi impegnati nella storia del comunismo italiano da una prospettiva di genere offrono uno sguardo complessivo e unitario sulla storia delle donne comuniste che tiene conto di processi globali, nazionali e locali, battaglie di emancipazione e liberazione e per la democrazia, sia nella loro dimensione collettiva sia attraverso il ruolo delle singole personalità». E’ quanto si legge nella prefazione al volume “Donne comuniste nell’Italia del Novecento. Partito, società, identità di genere” curato da Fiammetta Balestracci e pubblicato da Viella Editore, che sarà presentato a Pescara venerdì prossimo, 17 aprile, alle ore 17,30 nella sala Berlinguer della Fondazione Abruzzo Riforme, in via Lungaterno Sud 56.
A dialogare con la curatrice del volume, che «propone una riflessione corale sullo stato dell’arte e al tempo stesso rivede interpretazioni consolidate attraverso una pluralità di voci, approcci e punti di vista che restituiscono di quella storia un’immagine vivida e poliedrica» sarà la professoressa Sara Follacchio, componente del Comitato scientifico della Fondazione stessa. L’evento è organizzato in collaborazione con Asca (Scuola Cultura Arte “Fulvio Luciani”) e “Università della LiberEtà” Federico Caffè.
Il testo curato dalla Balestracci si sofferma, in particolare, sui decenni precedenti la ‘svolta’ del 1991. Il volume, infatti, ricostruisce la storia del PCI in una prospettiva di genere e di storia delle donne, dando conto non solo delle origini del gruppo dirigente femminile italiano e dell’impegno profuso negli anni della clandestinità, nella Resistenza e nel partito ‘nuovo’ di Togliatti, ma ripercorrendo il vivace dibattito intergenerazionale intorno ai termini ‘emancipazione’ e ‘liberazione’ alimentato dalle sollecitazioni provenienti dal movimento femminista; i momenti di confronto e di tensione delle militanti con dirigenti e funzionari sulle posizioni del partito sul divorzio, sulla maternità, sulla sessualità e sull’aborto, l’impegno sui temi ambientalisti e bioetici e, infine, l’inedita esperienza avviata con la Carta delle donne.
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