giovedì , 19 luglio 2018
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Aperture festive dei negozi: Licheri (SI) “Alla liberalizzazione preferiamo la liberazione dal lavoro: prima le persone, dopo le merci”

Pescara – “Ogni Natale, Pasqua, 25 Aprile, 1° Maggio, da quando sono stati liberalizzati gli orari e le aperture festive dei negozi, si riaccende la polemica sull’utilità e sull’etica di questa possibilità. Come è noto, infatti, la liberalizzazione degli orari, introdotta nel 2011 con il Decreto “Salva Italia”, ha eliminato ogni vincolo e regola in materia di orari commerciali, nel totale disinteresse degli effetti negativi prodotti su milioni di persone, in prevalenza donne, e sulle famiglie. Le nuove regole, ancora ferme in Parlamento, se da una parte potranno permettere agli enti locali e alle parti sociali di ridiscutere di orari di apertura degli esercizi commerciali nei territori, dall’altra, non ponendo vincoli, se non la chiusura in sole 6 festività, non risolveranno il problema. Ce lo ricorda un articolo de “Il Centro” di oggi a firma di Angela Baglioni, in cui si discute dei centri commerciali abruzzesi che resteranno aperti tra il 25 Aprile e il 1° Maggio”. Così commenta prendendo una netta posizione il Segretario regionale Sinistra Italiana, Daniele Licheri.

Licheri ricorad come chi parteggia per l’apertura 24/7 e durante i festivi dei centri commerciali, propone le sue tesi pensando che siano rese imbattibili da una sorta di forza di inerzia alla quale è inutile, sciocco e naif opporsi: quella del progresso.
“Non si può fermare la modernità, dicono loro, non ci si può opporre al flusso inarrestabile della storia e del progresso, perché quello è il verso “giusto”, come se il procedere del tempo avesse sulla storia un valore sempre positivo. Ci viene detto spesso, strumentalmente a mio avviso, che le donne e i single vengono favoriti da queste aperture continuate,
No, non c’è nessun tipo di legame tra il benessere, –commenta il segretario SI– la qualità della vita e il ruolo nella nostra società delle donne (che meriterrebbe ben altro impegno da parte della politica e della società tutta) con l’apertura dei centri commerciali la domenica e nei festivi. E no, non c’è nessuna indicazione neppure sul fatto che le “famiglie non tradizionali” non possano esistere senza fare la spesa la domenica pomeriggio, o alle 4 del mattino di un giovedì, o addirittura il giorno di Pasqua o il 25 Aprile.
C’è un dato su tutti che smentisce qualsiasi tentativo di sostenere il contrario: la grande distribuzione organizzata, da quando il settore è stato liberalizzato, non sta aumentando la produttività, anzi, sta proseguendo la sua crisi, tanto che il 2016 «si è chiuso con un calo dello 0,6% in termini di consumi». Lo dice il “Il Sole 24 ore”, non qualche pericoloso comunista.
Senza mai dimenticare che dal punto di vista economico quello delle aperture domenicali e degli orari prolungati pesa in particolare sui piccoli negozi, i quali non possono sostenere i costi che derivano dal tenere aperto, ininterrottamente, dal lunedì alla domenica, strozzando la vita di migliaia di piccole e medie imprese, spesso a gestione famigliare”.
Accettare che la legge del mercato detti il ritmo della nostra vita è pericoloso spiega Licheri.
“Inoltre, accettare che quella stessa legge, che in questo caso viene addirittura meno visto che i consumi in Italia sono fermi e che non ci sono prove che il sacrificio di milioni di lavoratori nei giorni festivi abbia portato qualche beneficio alla nazione, è proprio stupido e volgare. Anche perché quegli stessi lavoratori, spesso donne e single, ovvero le fasce più deboli, per lavorare in quegli orari e in quei giorni, sono sfruttati. E nel peggior modo.
Scrive Christian Raimo, «il lavoro minorile, la giornata di 16 ore non erano elementi di progresso nella rivoluzione industriale», esattamente come «la mancanza effettiva di diritto di sciopero o la mancanza di rappresentanza sindacale nel settore della grande distribuzione, la ricattabilità, la duttilità rispetto agli orari, la disponibilità costante». Questo non ha nulla a che fare con la modernità e il progresso, ma, al contrario, con il regresso.
Questo per noi un tema gravoso che tocca la vita di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Una delle questione concrete su cui mettere mani e piedi per tornare ad essere credibili e comprensibili nei confronti dei cittadini.
Una battaglia di civiltà  che va affrontata di petto nei prossimi anni e senza nessun tentennamento da parte della sinistra”.

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