mercoledì , 14 novembre 2018
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Macroregioni: D’Alfonso ‘pronto a far ripartire il progetto’, Cassese ‘è il momento di superare la storia romana’

Pescara – “L’incontro di oggi segna un nuovo inizio per un grande progetto su cui sono pronto a impegnarmi in prima persona sui tavoli politici nazionali. E già domani, nella seduta della Conferenza delle Regioni, riproporrò di aprire un confronto su questo tema”. Lo ha detto il presidente della giunta regionale, Luciano D’Alfonso, nel corso del convegno “Verso le macro Regioni: a chi spetta la prima mossa?”, che si è svolto questa mattina nell’aula consiliare del Comune di Pescara.

Un incontro a cui hanno partecipato il professor Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale e docente alla School of Government della Luiss di Roma, il sostituto procuratore generale della Corte dei Conti Erika Guerri e la vice presidente della Regione Marche Anna Casini. “Il confine inteso come ‘limes’ – ha puntualizzato D’Alfonso – è ormai superato e infatti già molti enti, come provveditorati alle opere pubbliche, Enel, Anas, sono già strutturati in termini macro regionalistici. Per questo il territorio merita di essere riorganizzato, superando l’egoismo del particolarismo, per arrivare a quella grandezza che rappresenta un valore aggiunto sui tavoli in cui l’interlocutore ha un peso notevole rispetto all’attuale dimensionamento delle nostre amministrazioni. Penso, a esempio, alle infrastrutture, ai trasporti, alle politiche energetiche, in cui le sfide non sono sostenibili se non attraverso una diversa grandezza”.

Per il professor Cassese è fondamentale modificare l’attuale assetto amministrativo, frutto di una divisione che risale all’epoca delle legioni imperiali romane, traslata in seguito sia nella prima ripartizione amministrativa del 1864, sia in quella delineata dalla Costituzione. “E’ arrivato il momento – ha sottolineato – di superare la storia romana e il nostro passato, cominciando invece a guardare all’Italia del futuro. Le dimensioni amministrative sono importanti, perché vanno adeguate alle nuove dimensioni della società e dell’economia”.

 

 

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