mercoledì , 25 Novembre 2020

I comitati greenway “Riflessioni amare sul Pedibus Strada Parco che parte e arriva in orario”

Pescara – Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Maurizio Biondi e Ivano Angiolelli, i coordinatori dei comitati greenway Strada Parco analizzano le criticità strutturali del percorso che da ieri ha dovuto affrontare il servizio pedibus e tracciano un breve resoconto storico di errori e tentativi, dei quali oggi paghiamo tutti lo scotto.


La pista ciclabile della Strada Parco – dall’epoca della sua costruzione che risale a fine anni novanta – è costantemente occupata dai pedoni, mamme con passeggino, carrozzine per disabili. Posto che il marciapiede annesso sia per lunghi tratti fuori norma (a Pescara e tanto più a Montesilvano) per la larghezza inferiore a quella minima di legge di m 1.50; ragione per cui, i ciclisti che hanno necessità di pedalare di buona lena occupano da sempre la più comoda e sicura carreggiata.

Anche i bambini del pedibus che ha solcato ieri per la prima volta la Strada Parco, nel tratto da Via Mafalda di Savoia all’Istituto Comprensivo n.5 di Via Vincenzo Gioberti, sono stati infatti costretti a occupare per lunghi tratti la pista ciclabile, come testimonia la bella immagine allegata.

Va così da più di vent’anni, ma gli amministratori locali rifiutano di prenderne finalmente atto a prescindere dalla parte politica di riferimento.
Obnubilati come sono tutti dal fantascientifico Filò, l’Antitraffico illogico di pura fantasia, da portare avanti a ogni costo senza alcuna possibilità concreta di poterlo vedere un giorno lontano in esercizio regolare ed efficiente.

Ma tant’è, e l’illusione ottica collettiva persiste senza soluzione di continuità.
Un unicum mondiale da Guinness dei primati, sostenuto a spada tratta dalla Società unica regionale dei trasporti.

La quale, per proprio conto,  non è riuscita a realizzare a regola d’arte una Filovia di soli sei Km con 31 milioni di Euro disponibili grazie al finanziamento CIPE che risale al lontano 1995, confermato nell’intero ammontare il 19 dicembre 2002. 

La mancata operatività di una metropolitana leggera di superfice che serva l’area vasta della città di Pescara fa sentire oggi, drammaticamente, i suoi effetti peggiori.
Pesa come un macigno l’errore concettuale di voler imporre un sistema di trasporto rapido di massa, a doppia corsia di marcia, su un corridoio verde ciclo pedonale inadeguato ad accoglierlo.
Pesa altrettanto l’insistenza ottusa ultra ventennale su un progetto chiaramente impraticabile.

In tempi di pandemia, è venuto così a mancare il sostegno fondamentale di un servizio di trasporto pubblico rapido collettivo in sede riservata e protetta, efficace e sostenibile, capace di garantire in esercizio le indispensabili condizioni di sicurezza tecnica e sociale.

Il patetico tentativo surrettizio di impiegare in alternativa bus a metano di 18 metri su un cantiere incompiuto malmesso, mai sottoposto ai collaudi tecnici prescritti, conferma le gravi responsabilità che competono a una classe dirigente distratta e superficiale. 

I comitati confidano che, almeno di fronte a una tale mortificante evidenza, la politica apra finalmente gli occhi.

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