giovedì , 24 Settembre 2020

Caso Sevel, sul’uso del bagno negato Melilla interroga Gentiloni

Roma – Costretto a urinarsi addosso, è quanto accaduto nei giorni scorsi a un operaio della Sevel di Atessa (Chieti), addetto alla Catena UTE 1 Montaggio “L’uomo aveva più volte chiesto di potersi recare al bagno – aveva spiegato l’Usb lavoro privato Chieti – inascoltato, si è visto costretto ad urinarsi addosso. L’episodio varca ogni limite della decenza. Un fatto gravissimo che lede la dignità del lavoratore vittima dell’episodio e quella di tutti i lavoratori in generale. Pretendiamo che situazioni simili non si ripetano mai più”. Dopo l’episodio all’operaio è mancata anche la solidarietà dei colleghi infatti allo sciopero di un’ora indetto dalla USB dei 6000 lavoratori in forza sono stati solo in 23 quelli che hanno aderito.
Una storia tristissima che ricorda vicende di un ‘900 che pensavamo esserci lasciati alle spalle.

E nella giornata di oggi il deputato di Sinistra ltaliana Gianni Melilla ha presentato un’interrogazione al Premier Gentiloni  dove  ricostruiti i fatti commenta “gli è stato vietato ed é stato costretto così a farsi la pipì addosso; Si tratta di un fatto grave che lede la dignità di una persona e tramite lui dell’intera classe lavoratrice di questo stabilimento, che con 6.500 dipendenti è la più grande fabbrica italiana della FCA; La Sevel è nata in Abruzzo nel 1978 a seguito di una joint venture tra la Fiat e la Peugeot e attualmente produce circa 300.000 veicoli commerciali che vengono venduti in 80 Paesi del mondo; in Europa occupa il primo posto nelle vendite del suo segmento, si tratta dunque della più grande fabbrica metalmeccanica italiana, un gigante dell’export industriale italiano; La vicenda per questo non può essere sottovalutata: nella più grande fabbrica italiana i ritmi e i carichi di lavoro arrivano al punto di costringere un operaio a farsi la pipì addosso per non lasciare il suo posto di lavoro alla catena di montaggio, cose che pensavamo appartenessero alla fase primitiva dello sfruttamento della forza lavoro da parte di un capitale avido e disumano; La democrazia non può fermarsi davanti ai cancelli di una fabbrica, e anche alla catena di montaggio i lavoratori non devono essere umiliati”

Melilla conclude chiedendo a Gentiloni se non intenda richiamare la multinazionale FCA al rispetto della dignità dei suoi lavoratori anche nel suo più grande stabilimento abruzzese, la Sevel di Atessa.

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