mercoledì , 17 luglio 2019
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Spoltore, encomio solenne per i carabinieri Tommasini, D’Orazio e Camerlengo. Salvarono un uomo dal suicidio

Spoltore – Encomio solenne per il luogotenente Silvio Tomassini, il comandante Panfilo D’Orazio e l’appuntato scelto Mario Camerlengo per aver scongiurato un tentativo di suicidio la scorsa primavera. La decisione è stata presa oggi (26 ottobre 2018) dal consiglio comunale: il 22 maggio un uomo si era allontanato da casa in seguito a una discussione con la moglie riferendo di avere intenzione di togliersi la vita, imitando il gesto di Fausto Filippone che, due giorni prima, si era lanciato da un cavalcavia a Francavilla dopo aver ucciso i suoi familiari.

“Non ho preparato un discorso per questa occasione” ha detto il primo cittadino Luciano Di Lorito “ma voglio approfittare dell’occasione per ribadire la straordinaria collaborazione che ho avuto in questi anni, da sindaco e  autorità del territorio, con le persone che adesso andiamo a premiare. Avere queste istituzioni e queste persone al nostro fianco è una garanzia e una sicurezza per tutti i cittadini”.

Il comandante della compagnia dei carabinieri di Pescara, Antonio Di Mauro, ha sottolineato l’impegno dell’Arma, e in questo caso della Polizia Municipale, che si può concretizzare in un fatto preciso ma che è presente dietro ogni denuncia e ogni segnalazione: “a sedici anni, quando sono entrato nella scuola militare, pensavo che il mio compito sarebbe stato quello di arrestare i delinquenti. Invece è molto di più di questo, ci occupiamo di tantissimi problemi sociali”.

In sala anche i ragazzi delle scuole, rappresentati da Lorenza Profico che ha letto un brano dedicato alle forze dell’ordine, con un pensiero speciale dedicato a Tomassini perché da poco ha lasciato il suo incarico a Spoltore.

“Voi ringraziate me, ma io ringrazio voi” ha detto Tomassini “perché mi date l’opportunità di migliorarmi. Non so dirvi se sono riuscito a fare tutto e bene, ci ho messo tanto amore, il carabiniere deve essere amico della gente e saper ascoltare con umiltà e pazienza”.

“Il sindaco ha voluto dare questo riconoscimento per un episodio particolare, ma la nostra è una collaborazione che interessa anche molti altri aspetti” ha proseguito il comandante D’Orazio.  “Attraverso il gioco di squadra, viciamo tutte le difficoltà: ci sentiamo più volte al giorno, dalla mattina presto a volte arriviamo fino a notte, ci portiamo il lavoro a casa, per questo voglio ringraziare anche la mia famiglia” ha concluso con la voce rotta dall’emozione. “Ho voluto che partecipassero oggi perché grazie a loro ho potuto fare questo percorso e soffrono quotidianamente le tensioni del mio lavoro”.

Secondo il verbale della polizia municipale, letto in sala consiliare dal sindaco Di Lorito, dopo la denuncia della coniuge sono partite contemporaneamente le ricerche della sua autovettura, sia con il personale in strada sia attraverso le telecamere del sistema di videosorveglianza. “Nel transitare sulla Via Saline” racconta D’Orazio “notavo nei pressi di un casolare abbandonato una parte di lamiera metallica nera celata in mezzo alla vegetazione e sotto un albero; sospettando che fosse un autovettura mi avvicinavo percorrendo la strada sterrata che porta al predetto casolare ed individuavo la vettura, ferma e ben nascosta. A scopo precauzionale in quanto in quel momento ero solo, richiedevo l’appoggio operativo del Comandante Tomassini che sapevo essere presso l’abitazione del signore” Arrivati sul posto i Carabinieri Tomassini e Camerlengo,  i tre si sono avvicinati alla vettura ritrovando al suo interno l’uomo “in stato confusionale e semicosciente, sotto l’effetto di farmaci tranquillanti da lui ingeriti, con una cinghia tra le gambe e considerata la situazione, senza indugio lo accompagnavamo con l’auto di servizio direttamente presso il pronto soccorso di Pescara”. Il personale medico ha trovato sul paziente segni sul collo provocati da corda, laccio e cinghia nel tentativo di togliersi la vita. Successivamente, sono state ritrovate nella sua auto lettere indirizzate ai familiari, dove spiegava il gesto estremo che avrebbe commesso da li a poco: aveva infatti collegato un tubo allo scarico dei fumi del motore all’abitacolo, risultando evidente che sotto l’effetto dei tranquillanti aveva maturato la convinzione per un nuovo tentativo di suicidio.

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