giovedì , 4 Marzo 2021

Potature annunciate a Montesilvano: gli ambientalisti “di nuovo le bande della motosega”

Uno dei pini presenti in prossimità dei grandi alberghi con i segni delle recenti potature

Montesilvano – «Siamo di nuovo atterriti per il modo di intendere la cura del verde a Montesilvano.» Questo l’intervento a gamba tesa di Italia Nostra Sezione Lucia Gorgoni di Pescara insieme a Comitato Saline Marina. Pp1 con l’ Associazione culturale Città Futura e Montesilvano Anno Zero all’indomani dell’annuncio dato dall’Assessore al verde pubblico Paolo Di Blasio di un intervento di potature che interesserà circa 2000 piante presenti sul territorio «Il massiccio intervento di potature che effettueremo a partire da lunedì – aveva commentato ieri Di Blasio – è il primo di una serie di provvedimenti a conferma dell’attenzione che la nostra amministrazione comunale rivolge alla tutela dell’importante patrimonio arboreo di Montesilvano. Il nostro intento è di mantenere in salute il vasto sistema del verde cittadino” i buoni propositi dell’assessore però non sono serviti a rassicurare le associazioni. 

«Di nuovo appalti diffusi alle imprese amiche del cestello e della motosega,–commentano gli ambientalisti– per andare a “potare” che spesso qui significa (l’esperienza insegna) torturare, amputare, capitozzare e ridurre a manici di scopa gli alberi rimasti nelle nostre città. Inoltre concettualmente si è passati dalla potatura quale opportuna pratica di manutenzione dell’albero all’associazione assurda potare = riduzione della pericolosità dell’albero. Un concetto errato, da un punto di vista concreto, tecnico, selvicolturale e scientifico, appunto, un concetto assurdo!
Da un punto di vista forestale le potature aumentano sempre la pericolosità dell’albero!
Un tempo le potature venivano effettuate da esperti giardinieri, che conoscevano il portamento verticale dell’albero e rispettandolo agivano di conseguenza. Esse erano fatte per vari motivi, ma sempre nel rispetto della fisiologia della pianta. Oggi vediamo superfici di taglio irrecuperabili per l’albero, tagli piccoli e grandi, sul fusto e sui rami, che asportano corteccia e tessuti in modo che l’albero non potrà mai richiudere la ferita di taglio: solo bad practices.
La consapevolezza più tragica da parte nostra è quella di aver capito che queste pratiche, in realtà, si fanno per spendere più soldi pubblici: facendo legna, programmando interventi veloci e senza un controllo tecnico, ammalando le piante così si dovranno spendere più soldi per curarle e per abbatterle».

Le associazioni lamentano anche l’assenza di un Piano del Verde, un Censimento del verde, un Bilancio del verde, “un programma, una visone, la conoscenza della vegetazione” e non è tutto secondo gli ambientalisti mancano anche progetti di restauro ambientale, di rigenerazione botanica, di sistemazione e manutenzione delle aiuole e dei giardini, di ripristino dei viali alberati, di miglioramento del verde urbano, di piantumazione, di risarcimento delle fallanze e delle piante vecchie e ammalate, di rimboschimento, piani colturali per elevare lo standard comunale a 1 albero per abitante.  

«Ci si vanta di 5 mila alberi in città –commmentano le associazioni– (ma c’è il censimento del verde richiesto obbligatoriamente dalla L. 10/2013? Dove è pubblicato? È realistico?). Ammesso che sia vero, quanto afferma l’assessore, che ci siano 5 mila alberi in città – ma vogliamo che sia pubblicato il censimento, obbligatorio per questo comune ex art. 2, comma 1, lettera c della L. 10-2013 – per una città da oltre 53 mila abitanti, si tratta di meno di un albero ogni 10 abitanti, inammissibile per la città che noi vogliamo, libera dall’inquinamento dell’aria, dalle onde di calore, dal rumore, dalla bruttezza di una città così povera di verde. Una città turistica per la quale il verde urbano è fattore di qualità che aumenta il valore degli immobili e la qualitá della vita, il benessere sociale. Curare il verde in questa città significa prima di tutto Piano del Verde e Censimento del Verde, come chiesto dalla legge.
Crediamo che la terza città d’Abruzzo (ex aequo con Teramo), la città turistica con 4mila posti letto alberghieri e 100 mila stanza nelle case, oltre ai piani, meriti un Ufficio del Verde, diretto da un tecnico laureato, ed abbia delle consulenze qualificate di forestali, naturalisti, biologi, agronomi. E questi piani,consulenze, programmi di lavoro, dovrebbero essere pubblici trasparenti e partecipati. Perché il verde è un bene pubblico strategico, che appartiene alla città, che deve essere coinvolta nella sua gestione. Il verde non è un affare amministrativo del RUP – perito o amico di turno. 
Questa città che oggi, non ha un proprio vivaio e propri giardinieri, deve fare una gara di appalto pluriennale, per affidare a imprese competenti un servizio di gestione del verde che significhi conservazione, qualificazione, piantumazione, manutenzione, espansione del verde, che punti a raggiungere gli obiettivi fissati dal piano: un albero per abitante in area urbana.
Non si tratta di chiamare 5 ditte locali dotate di cestello e motosega per potare, spesso capitozzare e danneggiare irreparabilmente il nostro patrimonio arboreo, come è successo negli ultimi anni.»

Le associazioni ambientaliste poi chiedono il coinvolgimento dei Carabinieri Forestali, di servizi regionali opportuni come l’Ufficio di fitopatologia regionale, e di associazioni ambientaliste che mettono a disposizione gratuitamente e in modo disinteressato, esperti,  professori universitari e professionisti, “si avvii in processo di partecipazione e informazione dei cittadini”.

“Si avvii un processo di sviluppo del territorio e difesa dai rischi di cambiamento climatico e pandemie, piuttosto che continuare a utilizzare gli alberi solo come fonte di guadagno per pochi con la falsa scusa della sicurezza pubblica.”

Italia Nostra Sezione Lucia Gorgoni di Pescara , Comitato Saline. Marina. Pp1 Montesilvano, Associazione culturale Città Futura Montesilvano, Montesilvano Anno Zero.


«Diffidiamo il Comune. Non venissero queste imprese chiamate nel quartiere PP1 a torturare di nuovo le piante con mutilazioni come hanno fatto ogni anno sulle stesse piante. –concludono le associazioni– Non andassero a tagliare illogicamente i rami orizzontali dei pini per trasformarli in appendiabiti o a rasare alla base le siepi del lungomare e della Strada Parco. Le associazioni dei cittadini saranno lì per documentare, chiedere il rispetto del Regolamento del Verde e delle prescrizioni dei Criteri Ambientali Minimi per il verde pubblico (D.M. Amb. 10-03-2020) ed eventualmente per denunciare i responsabili per il danno erariale ed ambientale arrecato. 
Vogliamo collaborare per qualificare; insieme agli amministratori, la nostra città, ma a nessuno abbiamo lasciato il diritto di farne impunemente quello che crede».

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