lunedì , 3 agosto 2020
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Forno crematorio a Tagliacozzo: contrarietà di Fare Verde

Gli ecologisti chiedono che il progetto sia reso pubblico in tutti i suoi dettagli.
I cittadini devono essere coinvolti in scelta ad alto impatto ambientale.

Tagliacozzo  – «Abbiamo comunicato a Sindaco e consiglieri comunali di Tagliacozzo la nostra più viva preoccupazione per il progetto di un forno crematorio da realizzarsi presso il cimitero, a ridosso di uno dei borghi più belli d’Italia. Abbiamo chiesto che il progetto sia reso pubblico in tutti i suoi dettagli e che la popolazione sia coinvolta in una scelta così importante per il futuro della città» Così Massimo De Maio  e Cristian Perruzza di Fare Verde Abruzzo manifestano le loro perplessità.

L’unico atto disponibile per la cittadinanza secondo quanto fanno sapere i due ambientalisti parla di un tempio di cremazione nei pressi del cimitero di Tagliacozzo, che è posto a circa 100 metri in linea d’aria dalle prime abitazioni del centro abitato, a circa 650 metri dal centro di Tagliacozzo e a circa 800 metri dalla piazza dell’Obelisco.

«Orografia del territorio e direzione dei venti potrebbero esporre il borgo alle emissioni dell’impianto di cremazione con effetti nefasti, oltre che, potenzialmente, per la salute delle persone, anche per l’immagine turistica della città.

L’impianto –sottolineaVerde Abruzzo– avrebbe un inevitabile impatto sulla qualità dell’aria che può essere mitigato ma non completamente eliminato. In natura nulla si crea e nulla si distrugge. Secondo fonti SNPA (Sistema Nazionale Protezione Ambiente), durante la cremazione si producono inquinanti atmosferici, in particolare: polvere, monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, composti organici volatili, composti inorganici del cloro e del fluoro e metalli pesanti. Possono aggiungersi, inoltre, emissioni di mercurio (dall’amalgama presente nelle otturazioni dentarie), zinco (specialmente nel caso delle cremazione di tombe estumulate), diossine-furani e idrocarburi policiclici aromatici. Non a caso, per la depurazione dei fumi dei forni crematori vengono di solito prese come riferimento le tecnologie disponibili l’incenerimento dei rifiuti.

Pur non mettendo in dubbio il ricorso alle migliori tecnologie disponibili, un simile impianto industriale non sarebbe esente da rischio di guasto o incidente. Con una prima ricerca sulla rete internet, abbiamo individuato notizie di malfunzionamenti a forni crematori in diverse città italiane con rilascio di fumi neri. Da Cuneo a Messina, sono almeno 8 i guasti verificatisi negli ultimi 3 anni, di cui abbiamo trovato notizia. Considerando che in Italia sono attivi 84 impianti di cremazione (dato Utilitalia 2018), siamo ad una percentuale vicina al 10%. Un rischio che Tagliacozzo, città che vive di bellezza, natura e turismo, non può correre».

Fare Verde Abruzzo infine  esprime serie perplessità sulla necessità dell’opera, data l’esigua popolazione di Tagliacozzo e il conseguente ancora più ridotto fabbisogno di cremazione «a meno che non si voglia realizzare un polo industriale della cremazione a servizio dell’intera regione e del vicino bacino di Roma. Ma in questo caso saremmo di fronte più ad un’attività imprenditoriale che alla effettiva necessità di un servizio pubblico per la Città in base al quale si può attivare un project financing.

Prima di assumere impegni giuridicamente vincolanti con soggetti privati, chiediamo che l’Amministrazione Comunale promuova il più ampio dibattito pubblico possibile sull’opera. I cittadini devono conoscere tutti i dettagli del progetto».

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